Segretaria d'asilo uccisa: ridotta la condanna al killer

In appello la pena scende da 20 a 18 anni. Marcarelli in preda alla droga prese a bottigliate Tiziana Pavani

Segretaria d'asilo uccisa: ridotta la condanna al killer

Sono increduli e protestano in aula i parenti di Tiziana Pavani, uccisa nel sonno a bottigliate in testa nella notte tra l'11 e il 12 gennaio 2017, per la riduzione di pena concessa al suo assassino reo confesso. Da 20 anni di carcere inflitti in primo grado dal gup nell'ottobre 2017 ai 18 decisi ieri dalla Corte d'assise d'appello.

«L'hanno ammazzata due volte», ha urlato alla lettura del dispositivo la cugina della vittima. «Bravo», ha poi detto amara rivolta all'imputato, il 34enne Luca Raimondo Marcarelli. Tiziana Pavani, segretaria d'asilo 54enne, e Marcarelli, giovane suo vicino di casa a Baggio con problemi di droga, si erano conosciuti online e si frequentavano occasionalmente. L'omicidio si è consumato nell'appartamento della vittima. In primo grado, al processo con rito abbreviato, il procuratore aggiunto Letizia Mannella aveva chiesto l'ergastolo (lo sconto previsto dal rito avrebbe riguardato, se fosse stata inflitta la pena massima, l'isolamento diurno). Lo stesso ha chiesto ieri il sostituto pg Maria Grazia Omboni. La Corte d'appello però ha escluso, come aveva già deciso il gup, l'aggravante della premeditazione nel delitto volontario. Questo nonostante l'accusa e il difensore delle parti civili, l'avvocato Arianna Leonardi, abbiano sottolineato un aspetto delle indagini. Il fatto cioè che Marcarelli nei giorni precedenti e fino alla sera stessa dell'omicidio avesse cercato su Google vere e proprie «istruzioni» su come si uccide una persona con un colpo in testa o soffocandola. Sul volto di Tiziana Pavani il killer ha anche premuto un cuscino.

La riduzione della pena deriva in realtà da un ricalcolo fatto dai giudici di secondo grado che hanno corretto la somma cui era arrivata il gup Sofia Fioretta. Il giovane risponde anche di rapina, per aver rubato dalla casa della vittima il bancomat con il pin e per aver prelevato e speso i suoi soldi. La Corte d'assise d'appello ha infine ridotto da 180mila euro a 30mila euro il risarcimento ai familiari della donna, due cugini. Marcarelli ammise davanti agli investigatori della Squadra mobile di aver ucciso l'amica, che in passato lo aveva anche aiutato a trovare un lavoro, in preda alla cocaina. Durante la serata trascorsa nella casa, ha dichiarato, ne aveva assunti due grammi. Dopo l'omicidio aveva preso il bancomat e nelle ore successive aveva comprato «gratta e vinci» e ricariche del telefono e giocato alle slot machine. Prima di uscire dall'appartamento, aveva aperto il gas con l'intenzione di far saltare in aria l'appartamento e così cancellare ogni traccia di sé. «Il mio cervello - aveva dichiarato - era completamente in pappa a causa della cocaina».

Le motivazioni della sentenza emessa ieri saranno depositate fra novanta giorni. «Aspettiamo di leggerle - spiega l'avvocato Leonardi -, in particolare per capire se e come sia stato colmato il difetto di motivazioni della sentenza di primo grado riguardo alla premeditazione che noi sosteniamo con forza. Poi prenderemo le decisioni del caso. Di certo non intendiamo mollare. Per Tiziana, per ottenere giustizia ma anche per le troppe donne che vengono uccise dagli uomini».

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