La serrata di negozi e bar anche fuori dal coprifuoco

Molti chiudono perché non ce la fanno più Il sindaco: "Agli sportelli solo su prenotazione"

Il coprifuoco «per decreto» spegne la movida dei Navigli o in corso Como. Chiusura obbligatoria per tutti i bar e ristoranti della città (e nel resto della Lombardia) dalle 18, domenica è stato il primo test e Milano è piombata in un clima surreale. Ma da ieri hanno chiuse anche tante griffe e negozi del centro, una fila di serrande abbassate in via Montenapoleone o in corso Vittorio Emanuele e via Torino, ristoranti chiusi anche in pausa pranzo, non fosse stato per il clima cupo la Galleria sembrava una giornata d'agosto prima che Milano diventasse «the place to be». E le serrate per scelta e non solo per decreto proseguiranno nei prossimi giorni, da ieri la gente ha cominciato a capire davvero l'aria che tira, e chi non lavora in smart working prenota il pranzo a domicilio. «Siamo aperti ma copriamo neanche i consumi» spiegano al ristorante Biffi in Galleria, con i tavolini desolatamente vuoti. «Il Salotto» e il «Galleria» sono rimasti chiusi, in attesa di tempi (e incassi) migliori. Gira l'appello di circa 300 «Ristoratori responsabili» a chiudere anche a pranzo per contenere il contagio e non prolungare oltre il 3 aprile i divieti. «Un'iniziativa encomiabile - commenta il consigliere Fi Alessandro De Chirico - spero che alla serrata volontaria aderiscano anche altri ristoranti, parrucchieri, estetisti e tutte quelle attività non indispensabili. Stringiamo i denti».

«É il primo giorno di applicazione delle nuove regole - ha commentato ieri il sindaco Beppe Sala nel video pubblicato su Facebook - e la città si sta svuotando. Bene, ma possiamo fare ancora di più perchè la prima richiesta è di evitare la socialità e restare a casa. La tecnologia in questo può dare una mano». Fa presente che più di mille dipendenti comunali lavorano in smart working, «chiedete alle vostre aziende di lavorare con questa modalità e le ditte si comportino con flessibilità». Sala ricorda che il Comune nel frattempo garantisce «tutti i servizi urgenti e indifferibili ma vanno prenotati, chiamate lo 02.02.02 e non andate agli sportelli senza aver prenotato». Sostiene di non aprire Area C gratis a tutti perchè «non vogliamo che la gente si riversi in centro visto che non ha da fare», anche se l'assessore al Bilancio Roberto Tasca giorni fa aveva ammesso che con il crollo delle entrate in vista per il Comune da tassa di soggiorno a dividendi Sea «non si può rinunciare agli incassi di Area C». Sala fa sapere invece che «medici, infermieri e personale sanitario non pagherà il ticket e nemmeno il parcheggio». Invita tutti a «cambiare stile di vita, dobbiamo pensare alla salute, ai ragazzi dico state in casa, dare una mano alla famiglia e se è il caso annoiatevi». Per Mariastella Galmini (Forza Italia) «Area C gratis solo per medici e infermieri non basta. Chi ha già particolari patologie e deve recarsi presso un presidio sanitario, deve poterlo fare in totale sicurezza e senza limitazioni». Fi chiede da inizio emergenza lo stop di Area B e C.

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Commenti

gjallahorn

Mar, 10/03/2020 - 18:35

Mi piange il cuore alla notizia che Biffi non copre i costi e che in Montenapoleone di lunedì mattina i negozi sono chiusi, come di solito accade in tutte le periferie anche senza emergenza, poi lo smart working è una bella cosa, ma rivolta solo ad amministrativi. Il problema sarà per gli addetti alle manutenzioni, che non potranno recarsi sul posto di lavoro e per i quali non è previsto alcuna tipologia di permesso. Come si fa poi a dire "«non vogliamo che la gente si riversi in centro". Avranno capito che non si può circolare? Tasca poi, ha detto la verità, quindi sarà legato ad un siluro ed espulso nel Mar Glaciale Artico, appena se ne avrà la possibilità! In caso di blocco dei confini Russi si provvederà all' Idroscalo con inabissamento di pedalò :)