Una settimana di vernissage con i big dell'arte

Da De Cardenas la grande ceramica del '900. Kapoor alla Lisson Gallery

Francesca Amè

Se maggio è un frizzante per l'arte contemporanea a Milano dobbiamo dire grazie alle gallerie private. In questi giorni paiono fare a gara a colpi di opening per proporre nomi e progetti degni di istituzioni museali. Per questo tour des arts cominciamo da Tega in via Senato. È la prima sorpresa: la nota galleria, di solito specializzata in arte moderna, questa volta ospita Ian Davenport, che negli anni Novanta ha movimentato, insieme agli altri Young British Artists, la scena dell'arte e oggi, a cinquant'anni suonati, continua la sua interessante ricerca formale. «Ian Davenport» è la prima mostra personale milanese dell'artista britannico, il più giovane mai nominato al Turner Prize. Non c'è colore, invece, ma pura e luminosa essenzialità, negli spazi della Lisson Gallery di via Zenale dove Anish Kapoor, arti-star indiano di nascita da sempre attivo a Londra, propone una nuova serie di quattordici sculture in acciaio lucidato (da venerdì e fino al 22 luglio). Sono opere astratte, non più grandi di trenta centimetri, le cui forme nascono da una torsione che non supera mai i novanta gradi: presentate insieme in modo inedito, si ergono su piedistalli che le trasformano in specchi deformanti. E sulla scultura, in particolare in ceramica, verte anche la mostra, aperta da oggi e fino al 29 luglio, allestita da Monica De Cardenas nei suoi spazi di via Viganò: Lucio Fontana. Caroline Achaintre. Ivan Seal. A conversation about ceramics presenta le opere di Lucio Fontana, tra cui la «Vittoria Alata» del '37, plasmata che quasi sembra prender vita, a confronto con i lavori di due giovani artisti. Se il maestro del Novecento sfrutta la plasticità del materiale per spingere sempre più in là la sua ricerca formale sino ad arrivare all'astrazione, anche in scultura, dei «Concetti spaziali» degli anni Sessanta, la francese Caroline Achaintre riflette sul valore totemico della ceramica e l'inglese Ivan Seal crea ibridi giocosi e colorati di pittura-scultura: i loro risultati sono da tenere d'occhio. Bisogna recarsi invece in zona Lambrate per ammirare il giardino scultoreo allestito da Francesco Simeti, palermitano di stanza a Brooklyn, nella sede della galleria di Francesca Minini (fino al 30 luglio). Il suo paesaggio non è bucolico e rassicurante ma confuso, pasticciato, inquietante. Legno, bronzo, ceramica e poi pittura si mescolano e creano forme vegetali inquiete e selvatiche: la natura è matrigna indomabile? Una riflessione al passo coi tempi, la sua. Sulla natura si concentra anche la riflessione di Barbara Probst, quarantenne poliedrica e ben quotata, con cui si è appena inaugurato il Campari Wall: è lo spazio che la Galleria Campari di Sesto San Giovanni (fino al 9 luglio, dal lunedì al venerdì) dedica alle mostre di arte contemporanea con l'obiettivo di ampliare i visitatori dell'archivio permanente del gruppo. In una mostra curata da Marina Mojana e in collaborazione con la Galleria Monica De Cardenas, Barbara Probst presenta un interessante polittico fotografico in cui natura morta e ritratto si confrontano.

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