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Sicurezza, Pisapia diserta: «Tocca allo Stato»

A un mese dal suo insediamento a Palazzo Marino, il sindaco congedò i militari. «Milano non è Beirut e non ha bisogno dei soldati sulle strade» assicurava Giuliano Pisapia accontentando quella parte politica che vede le divise come il Diavolo e lo aveva appena mandato sulla poltrona al posto di Letizia Moratti. I consiglieri di Sel anche in questi giorni hanno ribadito che «Milano non si merita i militari» (vedi Luca Gibillini), e per garantire la sicurezza nei quartieri «è meglio fare feste nelle piazze che metterci i defender». Un anno fa Pisapia si prese una bella responsabilità, visto che anche prefetto e questore ritenevano utile la presenza dei soldati. Lo ringraziano ancora quei sindaci dell'hinterland arruolarono al volo i soldati scartati da Milano. Ma mentre esplodono le polemiche dopo il brutale omicidio di via Muratori, ieri il sindaco preso la parola in aula per «sgombrare il campo da equivoci» e «richiamare l'articolo 117 della Costituzione» che dice che «sicurezza e ordine pubblico sono «esclusiva competenza dello Stato». Il sindaco «non ha competenze».

I vigili «collaborano e lo stanno facendo bene, anche il lavoro dei ghisa di quartiere è prezioso e continuiamo su questa strada», senza cambiare strategia. Ribatte il Pdl De Corato che «i vigili sono la quarta forza dello Stato, li dichiarò tali a Milano nel 1998 l'allora ministro degli Interni Giorgio Napolitano inserendoli nel comitato per l'ordine e la sicurezza».

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