Lo stupro risolto dopo 14 anni e il «miracolo» Banca del Dna

Sempre più «cold case» chiusi con questa arma, come la violenza di viale Umbria. Ma è ancora poco usata

Lo stupro risolto dopo 14 anni e il «miracolo» Banca del Dna

Un senzatetto algerino arrestato per uno stupro di strada di 14 anni fa. Gli inquirenti, e soprattutto la vittima, avevano quasi certamente perso ogni speranza. Invece a gennaio la donna, che all'epoca dei fatti aveva 41 anni e si trovava in viale Umbria all'alba per andare al lavoro, è scoppiata in lacrime davanti alla foto dell'indagato che le è stata mostrata per il riconoscimento. Quasi un miracolo investigativo, reso possibile dalla Banca dati nazionale del Dna, dove il profilo dell'uomo è finito per caso nel 2017.

CASI RISOLTI DOPO 20 ANNI

Sono sempre di più i cold case risolti grazie alla Banca del Dna. Istituita per legge nel 2009 e «popolata» di profili genetici dal 2017, conta ormai 200mila campioni biologici prelevati, su autorizzazione del giudice, a detenuti e persone arrestate per determinati reati non colposi (di questi, 20mila sono già tipizzati e inseriti). Oltre a 20mila reperti biologici di ignoti raccolti sulle scene del crimine. Dal 2017 a oggi attraverso il match (la corrispondenza) tra profili del primo e del secondo gruppo ha fatto chiudere alle forze dell'ordine ben 156 casi irrisolti: furti, rapine, violenze sessuali, omicidi. Alcuni a oltre vent'anni dai fatti. Nel 2020 i delitti per cui si è trovata una corrispondenza scena del crimine-sospettato sono stati 38. Il più antico risaliva al 1999. Non solo. Si è arrivati a oltre mille collegamenti tra due o più scene del crimine (43% furti, 23% rapine, 10% omicidi, 5% violenze sessuali, 3% tentati omicidi), stabilendo che l'autore è lo stesso soggetto ignoto. E a più di 400 riscontri fra soggetti noti e scene del delitto. Sono infine 487 i profili Dna scambiati nel 2019 con altri Paesi, come Albania, Regno Unito, Canada. Il bacino europeo di profili arriva potenzialmente a 10 milioni, una miniera d'oro per le indagini, in particolare per terrorismo.

COME ALL'FBI

In questi anni la raccolta dei profili Dna per la Banca, che ha sede al dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell'Interno, e l'inserimento sono andati avanti con regolarità. Il software usato per l'immissione, Codis, è fornito dall'Fbi. In Italia sono inseriti anche i profili di persone scomparse o dei familiari e di cadaveri senza nome. Tutto prepara il terreno alle comparazioni, fatte in automatico dal sistema, e alle identificazioni. I laboratori che alimentano l'archivio genetico sono 16, tra polizia Scientifica, Ris dei carabinieri, laboratorio centrale del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e centri universitari o privati accreditati. L'obiettivo è arrivare anche da noi a milioni di profili, gli inglesi ne hanno 6 milioni, i francesi circa 4. Intanto la tecnologia e la genetica forense viaggiano spedite.

MICROTRACCE RIVOLUZIONARIE

«Oggi - spiega Renato Biondo, direttore della Banca nazionale - abbiamo la possibilità di estrarre profili genetici anche da microtracce che solo qualche anno fa non erano considerate idonee, riaprendo casi insoluti». Non solo fluidi biologici come sangue e sperma, ma reperti di Dna «da contatto», come un microscopico frammento di pelle su un indumento o sul volante di un'auto. «Succede sempre più spesso - continua Biondo - che sia l'evidenza scientifica a dare il via all'indagine e non che, viceversa, l'analisi del Dna sia ridotta a conferma di ciò che l'indagine ha già ricostruito. Mi spiego: se troviamo il match tra una scena del crimine e la traccia di altri casi, lo comunichiamo alla Procura che da qui fa partire il filo investigativo, magari prima ancora di avere un sospettato. Si pensi ai furti in casa, reati odiosi, messi a segno in luoghi diversi. A pochi verrebbe in mente di collegarli, la traccia genetica lo fa. Un vero, e rivelatore, cambio di prospettiva».

DOVE SI INCEPPA LA MACCHINA

Le potenzialità di questo strumento sono enormi. Tanti match con appena 20mila profili archiviati di persone schedate fanno intuire quanto sia efficace. Il sistema, certo, è migliorabile e sconta ritardi. Ma c'è un ingranaggio dove la macchina si inceppa. «Da quanto osservo, si ricorre ancora poco alla Banca - dice Luca Salvaderi, responsabile delle sezione di Genetica forense di Eurofins Genoma Group di Milano, uno dei laboratori accreditati -, ci vuole tempo per un cambio di passo. Lo strumento ce l'abbiamo, ma perché funzioni al meglio dovrebbe essere utilizzato molto di più, soprattutto per i reati seriali come furti, rapine e violenze sessuali. È un sistema che si auto alimenta. Più Dna cataloghiamo e inseriamo, più cresce la probabilità di trovare corrispondenze. Come ogni libreria la Banca deve essere il più fornita possibile: solo così ho chance di trovarci un libro raro».

MEZZI DI ULTIMA GENERAZIONE

«Ai laboratori accreditati esterni alle forze di polizia vengono tutt'ora affidati pochi accertamenti - continua l'esperto -. Succede ancora poi che vengano eseguite analisi in laboratori non accreditati, che non possono inserire il dato ottenuto nella Banca. Ciò è consentito ma, a mio modo di vedere, è un grosso spreco. Si perde tempo prezioso». Se il profilo infatti non incastra il sospettato del momento, diventa inutile. E anche se corrisponde al Dna del fermato, averlo in archivio subito aiuterebbe a collegarlo a crimini passati. Spesso vengono avanzate motivazioni economiche, ma basterebbe ottimizzare le spese, assegnando ad esempio pacchetti di analisi o stipulando convenzioni. I centri accreditati inoltre non solo sono abilitati a trasmettere il profilo alla Banca (come, ricordiamo, Ris e Scientifica), ma devono rispettare elevati standard di qualità in tutte le fasi di lavorazione del campione e sono sottoposti a controlli rigorosi degli enti preposti. Dettagli da topi di laboratorio? Non proprio: «In genetica forense uno strumento di ultima generazione può fare la differenza tra ergastolo e assoluzione», conclude Salvaderi.

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