La «suina» in città: finora 188 casi ma nessuno grave

Adesso che le scuole hanno riaperto i battenti è arrivato il tempo della prova del nove. Chissà se ci sarà il tanto temuto boom della nuova influenza o se il virus A/H1N1 proseguirà lento il suo cammino com’è avvenuto da maggio quando è approdato nella nostra città alla vigilia del ritorno tra i banchi. Sino al 13 settembre, infatti, sono state 188 le persone contagiate all’estero e in Italia: a 110 il contagio è stato diagnosticato tramite tampone naso-faringeo ed a 78 da una semplice visita medica. I milanesi che per primi hanno contratto l’influenza suina sono in prevalenza giovani e precisamente 4 bambini sotto i 4 anni, 41 tra i 5 ed i 14 anni, 77 giovani nella fascia sino ai 24 anni, 33 dai 25 ai 34 anni ed altri 33 dai 35 anni in su.
Questi 188 casi, come del resto i 636 registrati complessivamente in tutta la Lombardia, fortunatamente, non possono far parlare per ora di una pandemia, come ha rassicurato ieri il presidente della Regione Roberto Formigoni presentando al Pirellone il piano anti-Influenza A. «Si tratta di una influenza analoga - ha sottolineato - anzi meno grave, di quella normalissima stagionale e come tale va trattata».
Il virus A/H1N1 nella nostra città non sta, infatti, facendo troppi danni. Pochissime sono state sinora le persone ricoverate in ospedale, nessuna delle quali in gravi condizioni. In qualche caso il ricovero si è reso necessario per evitare il contagio. È il caso del quarantunenne muratore extracomunitario che a luglio è stato trattenuto all’ospedale Sacco dove si era presentato, di ritorno da Londra. Quella del ricovero è stata, quindi, una misura cautelare per non diffondere il contagio. Il paziente non avendo un punto d’appoggio in città non poteva, pertanto, essere messo in isolamento domiciliare come è avvenuto, invece, per la maggior parte degli altri casi verificatisi a Milano. Sono pochissime comunque le persone che a causa dell’influenza suina sono state ricoverate al nosocomio di Vialba e nessuna in rianimazione, come del resto negli altri tre ospedali cittadini pronti ad affrontare i casi più gravi della nuova influenza.
Si tratta del Niguarda, del San Raffaele e del San Paolo. «Tutte queste quattro strutture - spiega la professoressa Antonella D’Arminio Monforte, primario infettivologo del San Paolo - sono dotate di reparto di malattie infettive e di terapia intensiva dove assistere pazienti affetti da grave insufficienza respiratoria». L’unico paziente che ha avuto bisogno di un ricovero di questo tipo è il ventiquattrenne parmense che si trova in gravi condizioni al San Gerardo di Monza.