Tossicomanie da internet «Sono la malattia del secolo»

Sociologo milanese presenta un saggio sulla «sindrome di Hikikomori». «Porta all'isolamento e al suicidio»

Marta Calcagno Baldini

«Il primo intervento, quando il sintomo è apicale, è farmacologico». Si sedano i ragazzi per staccarli dal computer: «se non si adottano queste misure cercando di separarli dalla loro postazione multimediale possono anche diventare violenti». Lo afferma Michele Miccoli, avvocato con due lauree: una in sociologia e una in giurisprudenza. Ora è anche professore ordinario in Scienze criminali e Presidente della Facoltà di Sociologia all'Università Internazionale degli Studi, nonché vicepresidente nazionale dell'Associazione dei sociologi. Tra i primi in Italia sta portando alla luce un problema che ormai è la seconda causa di morte tra i giovani, dopo gli incidenti stradali. Si chiama «Hikikomori», termine giapponese che significa «stare in disparte», «isolarsi»: è un fenomeno partito infatti sull'isola nipponica, ma che ormai è dilagato in tutto il mondo. Succede più frequentemente a ragazzi tra i 19 e i 30 anni, solitamente intelligenti e molto bravi negli studi. Decidono di chiudersi in camera e passano i giorni davanti al computer, non andando più a scuola, al lavoro, a praticare uno sport o vedere i propri amici. Presto iniziano a confondere il giorno con la notte, non hanno più orari, e si isolano completamente. Vivono solo online, hanno una realtà esclusivamente virtuale, «e si sentono bene solo lì»: rifiutano ogni rapporto con i genitori, interrompono ogni relazione di amicizia e d'amore che sia reale. Un fenomeno da guardare in faccia, secondo Miccoli, da studiare, approfondire. Ecco perché la sua esperienza lo ha portato anche a scriverne un libro, con Simonetta Vernocchi: «Hikikomori, Il nuovo male del secolo» (ed. Lupetti, Milano 2019, 178 pp, 24.90 euro), un volume voluto perché «s'inizi a prendere cognizione che si tratta di una vera patologia, a tutti gli effetti». Con un'adeguata terapia si può guarire, anche se a volte questa tragica sindrome si risolve con il suicidio del ragazzo: «studiano la propria morte, ci meditano e la preparano. La scelta più frequente è di gettarsi dalla finestra della propria camera». Un libro per cercare di risvegliare le coscienze: «come succedeva un tempo con l'anoressia e la tossicodipendenza, si provava vergogna come genitori se il proprio figlio cadeva i questi problemi e si tendeva a nasconderli, a non parlarne. Vale anche per la violenza domestica: sono gravi sofferenze, che bisogna conoscere e di cui bisogna parlare». Un saggio molto chiaro e obbiettivo: che spiega i sintomi, come la completa alterazione del ritmo sonno-veglia (riescono a dormire fino a 36 ore di fila, o arrivano ad avere difficoltà ad addormentarsi). Vivere al buio in camera davanti al computer fa diventare questi giovani depressi, «anche se è una depressione calma, mascherata da tranquillità»: perché le emozioni, anche la sessualità, sono tutte vissute in internet e quindi filtrate, non dirette, sempre mediate dalla rete. Tra esempi di casi di giovani affetti da Hikikomori e spiegazioni sul suicidio nelle sue diverse forme, nel libro si ipotizza anche come aiutare un giovane malato (ascoltandolo, cercando di capirlo, di diagnosticare precocemente il suo male) e si formula qualche ipotesi per migliorare la situazione (incontri virtuali con pedagogisti). Infatti il volume è stato scritto anzitutto per le famiglie: per spiegare il problema e dare qualche consiglio per risolverlo. «Il percorso terapeutico può durare da pochi mesi a diversi anni -spiega il prof. Miccoli-. Sono nati a Milano dei Centri che curano le dipendenze, tra cui l'Hikikomori, che oggi è una patologia da ritenersi un'allarmante emergenza psico-sociale».

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