Trappola per Letizia: in tutti i casi pioveranno critiche

Andare o non andare, questo è il dilemma: l'invito rivolto dalla Casa della cultura islamica di via Padova a visitare il suo centro di preghiere in occasione del Ramadan ha messo il sindaco Moratti in una situazione imbarazzante. Se accettasse, sull'esempio del sindaco di Roma Alemanno, rischierebbe di essere attaccata dagli alleati della Lega sia per avere creato un precedente, sia per aver messo piede in una struttura che, inevitabilmente, accoglie anche immigrati clandestini, sia per il «cedimento» a una istituzione che nel 2007 era entrata in conflitto con il Comune per il progetto di un nuovo centro culturale in via Padova 366 e adesso reclama più spazi. 

Se, al contrario, rifiutasse o ignorasse l’invito, le pioverebbero addosso le critiche di tutto il «politicamente corretto» milanese, quello che a ogni piè sospinto invoca il dialogo e, se mai, ritiene che un passo del genere si è fatto attendere anche troppo.
La decisione è tanto più delicata, in quanto la Casa della Cultura di via Padova è nota per la sua moderazione e ha, pertanto, tutte le carte in regola per ospitare il sindaco: il direttore, Asfa Mahmoud, un architetto laureato al Politecnico promotore del Foro delle religioni, e gli altri dirigenti hanno sempre condannato il terrorismo, predicato il rispetto delle regole e la pacifica convivenza con cristiani ed ebrei, invitato i musulmani ad iscriversi nelle scuole italiane e si sono perfino scusati per la famigerata invasione di Piazza del Duomo che ha suscitato l’ira di moltissimi cittadini.

Al contrario di quello di viale Jenner, controllato dagli estremisti, il Centro non è mai stato sospettato di essere infiltrato dai terroristi e intrattiene eccellenti rapporti con le strutture cattoliche, tanto che nel mese di agosto ha potuto usufruire per la preghiera del venerdì del campo della parrocchia di San Giovanni Crisostomo. Sulla carta, Asfa Mahmoud sarebbe perciò l’interlocutore ideale per gettare un ponte ai 50mila musulmani della città: ma, con l’aria che tira, il suo invito potrebbe anche trasformarsi in un (involontario) trappolone.

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