Vertici Pd sotto accusa. E la sinistra radicale è fuori da tutti i giochi

Sel, Etico e Idv dicono addio al Consiglio regionale Civati (Pd): "Campagna sotto tono e messaggi generici". Giulio Cavalli: "Ambrosoli? Su certi temi come don Abbondio davanti a don Rodrigo"

La sinistra in Lombardia sparisce. Della coalizione che ha appoggiato la candidatura di Umberto Ambrosoli si salva solo il Partito democratico. Sel e Etico non riescono a portare alcun consigliere regionale al parlamentino lombardo. Paradossalmente il partito di Vendola, pur incrementando il suo elettorato, passando dall'1.38% del 2010 all'odierno 1,80%, perde il seggio che fu di Chiara Cremonesi e neppure la lista della rivelazione delle primarie del centrosinistra, Andrea Di Stefano, riesce nell'obiettivo racimolando un modesto 0.96%. Se aggiungiamo la débacle dell'Italia dei Valori, crollata dal 6.28% delle precedenti consultazioni allo 0,64%, si può tranquillamente dire che la «sinistra-sinistra» e i giustizialisti spariscono dalla scena politica lombarda. Con un'evidente ricaduta su quello che saranno presumibilmente la condotta e le future linee guida dell'opposizione al Pirellone. «La vera sinistra quando decide di entrare nella coalizione di centrosinistra – spiega Giulio Cavalli di Sel - finisce inesorabilmente ad annacquare i propri temi e rimane schiacciata. In Lombardia si è parlato di tecnici e di civismo ma non di lavoro e solidarietà. Sono fortemente preoccupato che ad un'istanza di trasparenza, portata avanti da Ambrosoli e dai grillini, non corrisponda una pari decisione sui valori etici e politici. Voglio vedere chi avrà il palato per portare avanti battaglie civili come i diritti dei gay. Ambrosoli? Sarebbe come mettere Don Abbondio contro l'esercito di Don Rodrigo». Meno colorito ma altrettanto perplesso è anche Andrea Di Stefano della lista Etico: «Saltata l'intesa con Sel per una lista comune, ci troviamo ad interrogarci su quale atteggiamento assumeranno il Pd e i consiglieri di Ambrosoli. Se si chiuderanno nel Pirellone e non dialogheranno con gli elettori il rischio paventato da Cavalli è reale». Anche nel campo del Partito democratico si discute sulla sconfitta e sulle sue ragioni. «Mi pare evidente - spiega Pippo Civati – che abbiamo scontato un atteggiamento nazionale del partito che non è riuscito a convincere gli elettori, troppo sotto tono e generici i messaggi. Quindi la sconfitta in Lombardia è figlia di scelte prese a livello nazionale. E anche Sel ne ha fatto le spese». Lo stesso Giorgio Gori, chiamato d'urgenza a dare una mano alla comunicazione elettorale di Ambrosoli, parla chiaramente di «coalizione che si è mossa in ritardo e che è tra le cause della sconfitta del candidato presidente che, lontano dall'election day, avrebbe avuto tutte le carte per imporsi su Maroni». E come spesso capita in questi casi, emergono nuove figure pronte a insidiare le cariche interne al partito. Come nel caso di Massimo D'Avolio, neoeletto al Pirellone, che ieri ad Affaritaliani.it si è lasciato andare a critiche neppure troppo velate al coordinamento regionale e a quello provinciale. «Necessariamente bisogna che ci sia un cambio. Adesso dobbiamo tirare le somme e ricostruire su nuove basi. Non esistono più le correnti. Dobbiamo ripartire da questo: unità del partito, con l'apporto degli amministratori locali, che operano nella stragrande maggioranza dei comuni».

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