«Milito conta più di Mou: il calcio non è playstation»

nostro inviato a Torino

La notte più buia del calcio europeo è un ricordo che fa male anche 25 anni dopo. Quella del 29 maggio 1985, finale di Coppa dei Campioni di calcio tra Juventus e Liverpool allo stadio Heysel di Bruxelles, è una partita che non è mai finita. Lo sa bene Michel Platini, attuale presidente dell'Uefa, che quella tragica sera era in campo. La memoria e il dolore per quei 39 morti (32 gli italiani) sono ancora intensi in lui, in quella lontana primavera «calciatore non ancora trentenne, gioioso e spensierato. Noi quella notte l'abbiamo vissuta coscienti che non era una partita normale, ma senza renderci conto sul momento di quanto non fosse normale. Quella partita non è durata 90 minuti, ma si sta ancora giocando nella nostra vita».
Fu una partita vera?
«Sì, una partita non valida è quella di cui si conosce prima il risultato. Quella finale fu durissima, entrambe le squadre volevano vincere».
Per giustificare l'averla giocata comunque lei disse "quando cadono gli acrobati entrano i clown".
«E dico che hanno fatto benissimo a fare entrare in campo i clown. Noi non avevamo il senso della tragedia. Ed è stato meglio non sapere. I giorni e i mesi seguenti sono stati molto difficili anche per me. Il quotidiano francese Libération scrisse: "Platini ha ballato sulla pancia del morto". È duro convivere con queste cose».
Da allora, si dice, il calcio è cambiato.
«È cambiata la società. Ci abbiamo messo tanti anni, ma negli stadi adesso la gente è seduta e in molti impianti non ci sono barriere. La finale di Champions a Madrid è la dimostrazione che non servono».
A Madrid non c'è stato neanche un episodio di violenza, quasi un miracolo.
«La violenza è un problema di polizia e di giustizia, non del calcio. Gli ultrà sono i primi a conoscere le leggi e sanno che all'estero non si scherza. In Italia non è così. Ma i teppisti li si conosce tutti. Basterebbe togliere questi imbecilli dalle curve».
Nella decisione di affidare l'Europeo 2016 alla Francia il fatto che il presidente Uefa sia francese non c'entra?
«La Francia ha vinto 7-6 sulla Turchia, non vedo egemonia. Forse hanno contato di più i voti di scambio in previsione dell'assegnazione dei Mondiali 2018 e 2022 che si deciderà a fine anno».
Pronostico su Sudafrica 2010?
«Bello e aperto. Tre squadre hanno le potenzialità per vincerlo (Inghilterra, Spagna e Brasile) e c'è una decina di formazioni che sarà difficile battere. Due incognite: si gioca in inverno e il livello raggiunto delle squadre africane».
Italia e Francia sanno già che cambieranno ct. Può incidere sul rendimento?
«Non cambia nulla. Si gioca per se stessi, non per il ct».
E sarà un mondiale senza numeri 10.
«Oggi è così. Tutti i grandi giocano sulla fascia. Ai miei tempi lì si mettevano quelli scarsi: Boniek, Cabrini, Tardelli... (ride, ndr)».
Fare l'allenatore non le piaceva.
«Era bello fare il selezionatore della nazionale, mentre la quotidianità dell'allenatore mi soffocava. Ho rinunciato anche a un'offerta economicamente molto interessante del Real Madrid. Avessi voluto un impegno più fitto avrei continuato a giocare. Ho smesso che non avevo neanche 32 anni».
Fa più scandalo dare 11 milioni a un allenatore o a un calciatore?
«Non sono tanto contento quando i protagonisti sono gli allenatori. Preferisco lo siano i calciatori, sono loro i proprietari del gioco, altrimenti è playstation. Si parla più di Mourinho che di Milito. Non è giusto».
Lei è considerato un conservatore del pallone, ma invece va fiero di due rivoluzioni Uefa: gli arbitri di porta e il fair play finanziario.
«Con il fair play finanziario approvato tre giorni fa cerchiamo di salvare il calcio: i conti dei club devono essere a posto. Dal 2012 potranno avere un rosso di 15 milioni all'anno per tre anni, che diventano 10 per i tre anni successivi. Deficit da coprire con donazioni o aumenti di capitale, non con prestiti. Un freno all'esplosione dei costi per acquisti e stipendi. Ma è una nuova storia che va scritta con tranquillità».
Inoltre avete varato gli arbitri di porta.
«Un esperimento: mettiamo gli arbitri nelle condizioni di vedere meglio e di coprire tutte le parti del campo. Ora un calciatore fa certe cose in area perché sa che l'arbitro non può vedere».
Mentre resta contrario alla moviola in campo, anche se 20 anni fa…
«Da ct dissi che avrebbe potuto aiutare, ma ho avuto tempo per riflettere meglio».
A ottobre 2011 a Parigi ci saranno le elezioni Uefa. Cosa farà?
«Mi ricandiderò. Dopo Milan e Inter voglio consegnare una Champions anche alla Juve. Ma devo far cambiare lo statuto e farmi dare un mandato di 8 anni, altrimenti…». E la battuta si spegne in un sorriso un po' sconsolato.

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