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"La missione in Svizzera per riprendere i ragazzi"

Lo Scout team Niguarda e i giovani ustionati. Oggi lutto cittadino, funerali e silenzio a scuola

"La missione in Svizzera per riprendere i ragazzi"
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Sono 11 i pazienti ricoverati al Centro ustioni di Niguarda, alcuni sono più gravi, altri meno, ma tutti in prognosi riservata. Ragazzini, ma soprattutto genitori che in tarda mattinata hanno ricevuto la visita a sorpresan della presidente del consiglio Giorgia Meloni. La premier, infatti, ha voluto rinnovare la piena vicinanza e il sostegno del governo in questo momento di grande dolore oltre a portare un personale ringraziamento ai medici e agli infermieri per l'impegno e la professionalità dimostrati nell'assistenza ai pazienti. "Una vista molto importante" per il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

"Abbiamo ancora pazienti ricoverati in terapia intensiva e altri che sono in terapia semi intensiva o meno intensiva - ha spiegato il direttore generale Alberto Zoli -. Ricevono tutte le cure del caso ma stiamo parlando di grandi ustionati, con compromissioni a volte di funzioni vitali, come la respirazione". Rimagono due i ragazzini ricoverati per il momento in Svizzera perchè le loro condizioni non permettono di affrontare il volo.

Sono rientrati a Niguarda anche gli operatori dello Scout team composto da 7 professionisti: due autisti soccorritori di Areu, due infermieri, Valeria Terzi, medico dirigente di Anestesia e rianimazione, Maria Meliante psicologa e Fernanda Settembrini, chirurgo plastico, che si sono dati il cambio il con i loro colleghi. É il gruppo multidisciplinare inviato il 1 gennaio negli ospedali di Losanna, Zurigo, Berna e Ginevra per controllare le condizioni cliniche dei feriti italiani, mettersi in contatto con i medici svizzeri, portare supporto ai famigliari delle vittime. "Scouting vuol dire mettere insieme un team multidisciplinare che si muova in maniera leggera e veloce. Leggera vuol dire con poche persone e poco materiale e veloce vuol dire nel giro di poche ore o addirittura poche decine di minuti, come è avvenuto in questo caso - spiega Valeria Terzi -. I compiti sono due: quando si arriva sul luogo dell'incidente si deve fare un censimento di bisogni e risorse". Il secondo è "essere gli occhi di chi non è partito", quindi delle centrali operative, delle unità di crisi, degli ospedali. Tradotto: interfacciarsi con la sanità del paese che ospita, condividere informazioni e organizzare i rientri dei pazienti trasportabili. Terzi racconta la sua esperienza di questi giorni: "Con i colleghi svizzeri c'è stata moltissima collaborazione, basata su due elementi: la capacità di entrare in punta di piedi in un sistema che stava funzionando e che aveva fatto già moltissimo e andava rispettato per la fatica fatta. Oltre ad averci accolto con grande disponibilità, c'è stata da subito intesa per poter portare avanti il processo".

Nel giorno della tragedia di Crans Montana "ero in servizio" in ospedale,"e mi è stato proposto di saltare sul furgone" diretto in Svizzera. È così che Francesco Sgarlata, infermiere specializzato in emergenza-urgenza del Medical emergency team (Met) di NIguarda, si è trovato nello scout team: "Siamo arrivati in nottata a Losanna, come primo punto di coordinamento. Nel centro ustioni abbiamo cominciato le procedure di scouting e di conoscimento dei pazienti: il sistema doveva reggere nel momento in cui c'era più bisogno per queste persone. Ormai da tanti anni svolgiamo questo lavoro, abbiamo un supporto psicologico, l'esperienza e i corsi che ci fanno affrontare le singole situazioni in modo empatico, ma anche professionale. Infine abbiamo valutato le condizioni cliniche dei pazienti da portare a casa. Il trasporto è un momento molto delicato".

"Abbiamo percepito tanta fiducia sia dei sanitari svizzeri nei nostri confronti, sia delle famiglie verso un sistema che stava funzionando e che si metteva a loro disposizione - racconta ancora Terzi - . Non abbiamo visto disperazione, certo che il dolore si tagliava con il coltello...".

Come gestire una situazione del genere? Mantenendo i nervi saldi e facendo leva sulla propria professionalità: "Non abbiamo lasciato solo nessuno - conclude la dottoressa -e siamo stati empatici per poter fare il lavoro per cui siamo stati addestrati".

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