"Mo’ ci penso io, non preoccuparti quel collega giudice è delizioso"

Dalle carte dell’inchiesta sull’imprenditore napoletano Romeo emerge la rete di protezione di esponenti della magistratura che lo aiutavano

di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

Più che un imprenditore, un imperatore. Con soldati fedeli sparsi tra le file “nemiche”. Nelle procure, al Tar, al Consiglio di Stato, al Tribunale del Lavoro, ovunque. La rete di Romeo, giudiziariamente parlando, era capillare. Non a caso l’ordinanza del gip di Napoli si dilunga a rimarcare la «potenza dell'uomo», «la capacità di penetrazione in tutti i gangli istituzionali», il ricorso «agli strumenti antigiuridici adoperati, con estrema disinvoltura, non solo per pilotare le gare d’appalto ma anche per tutelarsi rispetto a eventuali conseguenze giudiziarie». Romeo non solo poteva contare sulle informazioni del colonnello Vincenzo Mazzucco (la presunta «talpa istituzionale») ma anche su un “network” di toghe, pronte a lavorare per i suoi interessi lungo l’asse Roma-Napoli. E proprio ieri si è aperto, con un rinvio al 30 gennaio, il processo romano che vede imputati l’imprenditore, sua moglie, e l’ex presidente della prima sezione del tribunale di Napoli, Bruno Schisano, poi trasferito dal Csm a Campobasso. Ossia il tentativo di portare a una sentenza favorevole due procedimenti avviati contro Romeo per l’occupazione abusiva della spiaggia demaniale di fronte alla sua casa di Posillipo, trasformata in giardino. Il giudice nella primavera del 2007 avrebbe, su input di Romeo, contattato un gip, un pm, un giudice monocratico e un presidente del Tribunale del riesame «sollecitando, reiteratamente e insistentemente, in modo esplicito e implicito, un esito favorevole» a Romeo e a sua moglie. Solo che l’imprenditore è sotto intercettazione, e così una dozzina di chiacchierate telefoniche tra Romeo e Schisano finiscono a Roma per competenza territoriale. La prima telefonata è del 23 marzo 2007, Romeo comunica al giudice il nome del magistrato con cui pochi giorni dopo ci sarà la prima udienza. E Schisano lo tranquillizza. Schisano: «Allora, guarda, mo’ faccio io una telefonata a M., non ti preoccupare Alfredo». Romeo: «Ci pensa lei?». S: «E certo». R: «Quello è un uomo ragionevole, mi pare». S: «È anche una persona deliziosa». La mattina dopo Schisano riesce a parlare con il giudice e chiama Romeo per rassicurarlo, concludendo la telefonata con una raccomandazione: «Alfredo dorma tranquillo, faccia un buon fine settimana». Ma il lunedì l’udienza viene rimandata a luglio, e Romeo dice a Schisano di essere «rimasto molto male». L'amico giudice è mortificato, e replica: «No, ma io questa fessata non gliela faccio passare per buona, mo’ lo chiamo e gliene dico quattro». L’11 aprile, prima di una pronuncia del Riesame, Schisano contatta Romeo e gli spiega di non essere riuscito a parlare col presidente del Riesame, però aggiunge: «Comunque vada tranquillo che se lo fa lui questo Riesame, gliene ho dette talmente tante che non può essersi dimenticato di niente, gliene ho dette talmente tante per telefono... ». Romeo insiste perché Schisano passi in tribunale: «Lei un passaggio anche con il ginocchio rotto bisogna farlo, eh?». S: «E come faccio? No, ma come tempi come faccio?». R: «Le mando la cariola». A Roma intanto sono arrivati anche gli atti relativi al capo dei gip napoletani, Renato Vuosi, al quale Romeo secondo gli inquirenti partenopei si sarebbe rivolto per ottenere il dissequestro del giardino sul mare. Ma la procura di Roma, lette le carte, ha archiviato il fascicolo sul giudice già intercettato dalla procura di Santa Maria Capua Vetere nell’inchiesta su Mastella. Vuosi parlava con l’ex segretario del Tar Campania, Vincenzo Lucariello, proprio di un incontro con l’ex ministro: «Io gli ho detto... praticamente devi vedere come mi devi sistemare. Lui ha detto: “Non ti preoccupare”».
Da Napoli alla capitale, un’altra storia che coinvolge una toga. Anche se non si conosce il nome del «giudice di Roma» al quale secondo gli inquirenti napoletani Romeo cerca di arrivare tramite il parlamentare del Pd Renzo Lusetti. La vicenda è quella del maxiappalto sulla «grande viabilità» del Campidoglio - atti trasmessi a Roma - e l’imprenditore voleva che il Consiglio di Stato ribaltasse la sentenza del Tar che aveva sottratto al consorzio Romeo Gestioni la vittoria del bando. Al telefono l'imprenditore chiede a Lusetti se ha parlato con Troiano, quello «della giustizia amministrativa», e il deputato dice che l’indomani avrà una riunione su quel tema. Il giudice Troiano si è chiamato fuori, dicendo che all’epoca non era componente del collegio. Tra le carte di Appaltopoli salta infine fuori anche il rapporto amicale tra Romeo e il giudice del tribunale civile di Napoli, Antonio Panico, estensore di una sentenza del 2003 che, in una controversia tra Romeo e il comune di Napoli, diede ragione al primo riconfermando, scrivono i pm partenopei, «alla società il monopolio di fatto della gestione e manutenzione degli immobili comunali».

Nelle intercettazioni emerge come Romeo, organizzando un pranzo di lavoro con Bocchino di An, avverta che a tavola ci sarà anche Antonio Panico: «Siccome stavo fuori con lui, aveva detto,“sai, se sabato vai vengo anche io”». E così sia.

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