A molti «traduttori» manca la cultura e pure il buonsenso

Caro Dottor Granzotto, come «addetta ai lavori», cioè anglista, vorrei fare una precisazione ai numerosi esempi di cattiva traduzione o, come ha scritto recentemente Pierangelo Maletto nell’«Angolo», di ignoranza e totale mancanza di buon senso. Gli esempi citati fanno parte dei cosiddetti «falsi amici» (false friends), cioè di quelle parole che sono molto simili nelle due lingue ma totalmente diverse come significato (a volte opposto). Il caso più comune è «cold», che non significa caldo, ma freddo. Altri «falsi amici», l’aggettivo «abused» che non significa abusato sessualmente ma «maltrattato», quindi «abused children» significa bambini maltrattati; «delude» che non significa deludere ma illudere; «distracted» non è distratto, ma confuso, sconcertato, o «realize» che significa rendersi conto e non realizzare. Ora vorrei raccontarle un aneddoto piuttosto divertente. Tempo fa mi capitò di vedere un vecchio film, addirittura in bianco e nero, con protagonista Tyrone Power. Le descrivo la scenetta: rigirando fra le mani un orologio da taschino che il giovanotto aveva ricevuto dalla madre, Tyrone e la fidanzata scoprono commossi che dietro vi è una dedica. E leggono ad alta voce, nel doppiaggio in italiano, ovviamente: «A mio figlio senza francobolli». Dopo un attimo di sbigottimento, mi si è accesa la lampadina: la dedica in inglese sarà stata, indubbiamente: «To my matchless son», dove «matchless» significa senza pari, impareggiabile. Ma il traduttore ha preso quel «match» nel significato di francobollo ed ecco spiegata la ragione di quella frase senza senso. Non parliamo poi dell’interrogativo, estremamente irritante: «Cosa posso fare per lei?», calco dell’inglese «What can I do for you?» e che, sempre che si intenda il passaggio da una lingua a un’altra non come traduzione letterale, ma interpretazione di un pensiero, un concetto, un sentimento che l’italiano esprime in modo diverso dall’inglese, ha l’equivalente nel semplice: «Desidera?»


Quello che stupisce nell’episodio da lei narrato, gentile lettrice, è che nessuno in sala doppiaggio si sia domandato cosa diavolo poteva voler dire quel «A mio figlio senza francobolli» inciso nella cassa di un orologio. Evidentemente i «falsi amici» fanno strage grazie alla compiacenza di «autentici allocchi». Sappia comunque che l’argomento appassiona i lettori i quali fanno a gara nel segnalarmi perle e perline. Pesco nel mazzo: dopo una chiosa sulla traduzione di Ludwig in Ludovico a opera di Leone Ginzburg (trattandosi di regnante francese la traduzione esatta sarebbe stata Luigi), Felice Panzera denuncia la disinvolta versione dell’inglese «lurid» nell’italiano «lurido» invece del corretto «livido». Il sassarese Vincenzo Mangione deplora a ben ragione la frettolosa traduzione di «sustainable development» in «sviluppo sostenibile», mentre sarebbe più corretto e logico «progresso duraturo», come avviene in francese (développement durable) e in tedesco (nachhaltige Entwicklung). La simpatica Graziella Favaro chiama in causa addirittura il Vaticano per questa frase - «these newlybreds, purified in their underwear... » - presente nella traduzione inglese del rito del matrimonio. Scrive la lettrice che all’udirla il marito se ne è così uscito: «Purificati nell’intimo, inteso nel senso che gli dà il termine inglese underwear, significa che gli sposi devono almeno avere le mutande pulite! E giù a ridere. Il sacerdote, cui ho fatto notare la cosa ha sorriso e ha aggiunto: allora non ci si può fidare neanche del traduttore telematico del Vaticano!». No che non ci si può fidare di un «traduttore telematico», fonte di caterve di esilaranti svarioni. Ma, detto inter nos, del latino sì. E allora, cosa si aspetta?
Paolo Granzotto

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