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Violenze domestiche e femministe in rivolta: è bufera su Melenchon

Jean-Luc Mélenchon difende il suo braccio destro, Adrien Quatennens, dimessosi da coordinatore del partito dopo aver ammesso di aver schiaffeggiato la moglie. Ma le parole del leader scatenano la reazione di femministe e verdi

Violenze domestiche e femministe in rivolta: è bufera nella coalizione di Melenchon

C'è grande caos all'interno di Nupes, la Nouvelle Union populaire écologique et sociale - Nuova Unione Popolare Ecologica e Sociale - la coalizione dei partiti di sinistra ed ecologisti guidata da Jean-Luc Mélenchon. Le varie anime della sinistra radicale francese sono in agitazione dopo lo scandalo che ha coinvolto Adrien Quatennens, deputato e braccio destro di Mélenechon. Dopo aver ammesso di essere stato autore di gesti violenti - tra cui "uno schiaffo" - nei confronti della moglie, con la quale è in procinto di divorziare, Quatennens ha annunciato le sue dimissioni dalle sue funzioni di coordinatore nazionale di La France insoumise, la più alta carica interna del partito fondato da Mélenchon. Mossa ritenuta del tutto insufficiente da verdi e femministe, che chiedono che Quatennes faccia un passo indietro ulteriore.

La reazione del leader fa discutere

La decisione di Quatennes, annunciata domenica 18 settembre, arriva quattro giorni dopo la pubblicazione di un articolo del settimanale Le Canard enchaîné da cui trapela una denuncia della polizia presentata dalla moglie Céline, nel contesto di una difficile separazione, riporta Le Monde. In una lettera pubblicata sui social network, il parlamentare di Lfi ha ammesso, "nell'interesse della trasparenza e della riconciliazione", che si sono verificati atti di violenza, compreso "uno schiaffo".

Ciò che sta facendo discutere, tuttavia, al di là dell'ammissione di Quatennes, è la reazione di Mélenchon. Dopo l'annuncio del suo vice, il leader di Lfi ha infatti espresso il suo sostegno e la sua vicinanza al suo braccio destro. "Malizia della polizia, voyeurismo mediatico, social network si sono intromessi nel disordinato divorzio tra Adrien e Celine Quatennens. Adrien ha deciso di farsi carico di tutto. Rendo omaggio alla sua dignità e al suo coraggio. Vorrei esprimere la mia fiducia e il mio affetto per lui", ha twittato, ignorando completamente la vittima. Più tardi, ha provato a chiarire la sua posizione, ma ormai la miccia della polemica interna si era innescata: "Céline e Adrien sono entrambi miei amici. Il mio affetto per lui non significa che io sia indifferente a Celine. Non voleva essere citata. Ma le dico questo: uno schiaffo è in ogni caso inaccettabile. Adrien lo ha ammesso. È una buona cosa". L'altro caso che scuote la coalizione di Mélenchon riguarda Eric Coquerel, anche lui deputato del partito di sinistra, nel mirino di un'indagine della Procura di Parigi per molestie e aggressioni sessuali. Il movimento lo ha sempre difeso, e Mélenchon ha espresso la sua "completa solidarietà", affermando che l'inchiesta è una "piccola ritorsione" nei suoi confronti.

Femministe e verdi all'attacco

La traballante gestione di questi casi di violenze domestiche da parte di Mélenechon fa infuriare verdi e femministe. La deputata verde Sandrine Rousseau ha affermato che Quatennes "dovrebbe ritirarsi da tutto" e dimettersi da deputatio. E anche la deputata di sinistra Clémentine Autain prende nettamente le distanze dalle parole del leader della coalizione di sinistra: "La nostra responsabilità politica, rispetto ai nostri impegni femministi, ci ha invitato a dedicare il nostro pensiero soprattutto a Céline Quatennens e a tutte le donne che subiscono violenze" ha affermato. Questo evento, ha sottolineato, "è doloroso per noi da gestire perché riguarda un compagno, uno dei nostri leader più brillanti". Ma se "non è sempre facile trovare le parole", è "essenziale non perdere il filo dei nostri impegni fondamentali". La destra nel frattempo prende la palla al balzo per rimarcare le contraddizioni della sinistra francese, con il presidente ad interim del Rassemblement National, Jordan Bardella, che nota come stiamo assistendo al "naufragio morale della sinistra".

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