Africa, vietare il niqab per battere i kamikaze

Camerun e Niger mettono fuori legge il velo integrale al fine di prevenire degli attentati kamikaze di Boko Haram

Africa, vietare il niqab per battere i kamikaze

La tradizione viene manipolata, per nascondere germi di terrore e propagare sangue e psicosi. Ecco la nuova modalità di guerriglia adottata dai kamikaze di Boko Haram, che hanno esteso la propria jihad anche nei paesi limitrofi. Uomini coperti da niqab sono riusciti a infiltrarsi nei mercati e nei luoghi pubblici, prima di azionare il detonatore e dar vita a una nuova strage in nome di una barbarie mascherata di sacralità. L'ultimo episodio in Ciad, nel mercato di N'Djamena. E così, se il Paese del Presidente Idriss Dèby la scorsa settimana aveva dichiarato illegale indossare il velo integrale, introducendo l'arresto per chiunque lo avesse indossato (provvedimento adottato precedentemente dalla Repubblica del Congo), adesso a bandire i niqab sono stati anche il Camerun e il Niger. Quest'ultimo ha deciso infatti di schierarsi nella battaglia contro il velo e, di riflesso, contro il terrorismo. Giovedì, ad annunciarlo ai media, è stato il sindaco della città di Diffa, al confine con la Nigeria, Hankouraou Biri-Kassoum. Il primo cittadino ha spiegato in modo lapidario ed essenziale: "Il velo integrale è proibito alle donne, fino a nuovo ordine, al fine di prevenire degli attentati kamikaze di Boko Haram". Ma le misure preventive, per proteggere la regione nigerina dalle incursioni terroristiche, non si sono limitate soltanto all'interdizione dell'indumento; il sindaco della città ha infatti aggiunto: "È proibito inoltre a pedoni e vetture di circolare dopo le 22 ed è ripristinato il divieto di circolare in moto". Coprifuoco, restrizioni e tentativi di bloccare una nuova strage con ogni mezzo ma, intanto, la prima battaglia, quella della creazione del terrore e della nevrosi, la setta islamista nigeriana, sembra proprio averla vinta. Ora l'Africa, però, deve vincere la guerra contro il fanatismo.

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