Ankara, fermati e espulsi oltre 35.000 sospetti jihadisti

La Turchia si difende dalle accuse sull'ambiguità nella lotta al terrorismo. Ma Mosca non smette di attaccare Erdogan: "in Siria continuano ad arrivare rinforzi ai terroristi dal territorio turco"

Ankara, fermati e espulsi oltre 35.000 sospetti jihadisti

Le accuse sull’ambiguità della Turchia nella lotta al terrorismo islamico non si fermano. Proprio oggi infatti, il capo del Dipartimento operativo dello Stato Maggiore russo, il generale Sergey Rudskoy, intervenendo sullo stato delle operazioni russe in Siria, aveva nuovamente accusato Ankara di continuare a fornire rinforzi ai gruppi armati jihadisti che combattono in territorio siriano. “Nonostante gli sforzi della comunità internazionale per bloccare il sostegno ai terroristi, continuano ad arrivare loro regolarmente rinforzi nelle zone a nord-est di Latakia, provenienti dal territorio turco”, ha detto oggi Rudskoy.

Ankara però ha replicato indirettamente oggi alle accuse, vecchie e nuove, dalle colonne del quotidiano turco Hurriyet, tramite il suo ministro dell’Interno, Efkan Ala. Il ministro ha infatti affermato che le autorità turche hanno vietato l’ingresso in Turchia a 35.690 persone perché sospettate di avere legami con l’Isis. I sospetti jihadisti fermati da Ankara mentre tentavano di entrare in territorio turco, ha spiegato il ministro Ala, appartengono a 124 diverse nazionalità e sono stati sospettati sulla base di informazioni di intelligence che il governo turco condivide con altri Paesi. Sempre rispondendo a chi accusa la Turchia di non fare abbastanza per arginare il flusso di combattenti sui 900 km di confine turco-siriano, il ministro ha aggiunto che, nell’ambito delle operazioni di contrasto al terrorismo, il governo di Ankara ha arrestato ed espulso 2.896 sospettati di legami con i gruppi radicali islamici, provenienti da 92 diverse nazioni e di aver rafforzato i controlli al confine.

Il ministro dell’interno ha inoltre ricordato che l’ingente quantità di rifugiati che arrivano in territorio turco dalla Siria rende comunque difficili le operazioni di controllo alle frontiere. La Turchia, che ospita oltre 2,5 milioni di rifugiati in fuga dal conflitto siriano, nel quadro dei recenti accordi con l’Unione Europea, ha inoltre deciso di concedere un permesso di lavoro ai siriani presenti in territorio turco per alleggerire il flusso dei rifugiati verso l’Europa. Ad annunciarlo è stato il ministro turco degli Affari Europei, Volkan Bozkir. In cambio del pacchetto di aiuti di 3 miliardi di euro, e complice il pressing dell’Ue, che si è mostrata negli scorsi giorni “insoddisfatta” dell’attività turca nel contrasto all’immigrazione, la Turchia ha quindi iniziato a prendere provvedimenti come questo, o come quello deciso ieri sulle restrizioni sui visti per i cittadini siriani che si recano in Turchia, per dissuadere i migranti a proseguire il loro viaggio verso l’Europa.

Anche nella giornata di ieri, infine, il governo turco aveva dato notizia di aver arrestato ad Istanbul e Adana 33 persone, tra cui alcuni minorenni, sospettati di essere in contatto con il califfato e di essere transitati nei territori controllati dallo Stato Islamico.

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