Anticorpi monoclonali, la cura sperimentale per Donald Trump

Si tratta di un procedimento estremamente costoso e che esaurisce la sua efficacia nel giro di poche settimane

Anticorpi monoclonali, la cura sperimentale per Donald Trump

Anticorpi monoclonali per combattere il Coronavirus, nonostante che si tratti di una terapia ritenuta ancora sperimentale: sarebbe questa la via percorsa dai medici per le cure al presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Si parla di un trattamento inserito ancora in una fase di studio preliminare (la fase 3): al momento, infatti, l'infusione è stata effettuata in un numero ancora poco significativo di volontari positivi al Covid ma comunque in condizioni di salute non tali da risultare necessario il loro ricovero in ospedale. La stessa Food and Drug Administration (ente governativo che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici), visto il livello sperimentale della cura, non ha dato il via libera alla sua somministrazione alla popolazione, neppure con procedure d'urgenza.

Ciò nonostante, proprio Donald Trump starebbe ricevendo questo genere di terapia, tra l'altro utilizzando il dosaggio massimo degli anticorpi monoclonali prodotti dalla Regeneron Pharmaceuticals Inc., azienda farmaceutica americana. Creati in laboratorio utilizzando come base di partenza proprio gli anticorpi prelevati dai pazienti già guariti dal Covid, i Mab sarebbero indicati in particolar modo per coloro che possiedono un sistema immunitario deficitario. La selezione e l'estrazione dal plasma degli anticorpi più efficaci nella lotta al Coronavirus dai pazienti guariti non è comunque un procedimento semplice. Innanzi tutto perchè all'organismo dell'infetto occorrono tra i 7 ed i 10 giorni per produrre anticorpi dinanzi ad un nuovo virus, e poi per il fatto che non tutti quelli messi in campo dal sistema immunitario hanno la stessa forza ed efficacia.

Dopo la scelta degli anticorpi ritenuti più validi, parte in laboratorio la fase di riproduzione artificiale: per quanto riguarda nello specifico la scelta effettuata dalla Regeneron Pharmaceuticals Inc., si tratta di un mix di due differenti tipologie. Una combinazione sperimentata solo su 275 pazienti volontari prima del presidente Trump, e che aveva fornito qualche dato incoraggiante esclusivamente nella dose ritenuta massima (ovvero 8 grammi) senza presentare significativi effetti collaterali. In dosaggi inferiori, invece, l'azienda farmaceutica non aveva rilevato alcun risultato positivo.

Il dato che crea qualche preoccupazione è l'elevato costo della terapia (anche migliaia di euro per una sola dose): probabile, quindi, che la cura venga limitata solo ai casi gravi, o al massimo sia utilizzata come profilassi per i soggetti più esposti al contagio, come medici e infermieri negli ospedali. Da notare inoltre, particolare non di secondo piano, che la loro efficacia, per quanto dia effetti immediati, svanisce dopo poche settimane.

Come specificato nella documentazione prodotta dal personale medico della Casa Bianca, unitamente alla cura con anticorpi monoclonali, il presidente Trump assume anche Remdesivir, ovvero un semplice antivirale.