Asse Putin-Cina: operazione militare nel Mediterraneo

Dopo gli accordi energetici ed economici, anche esercitazioni militari congiunte. L'Europa ha abbandonato Putin che volge lo sguardo a Xi Jinping

Asse Putin-Cina: operazione militare nel Mediterraneo

È la legge della politica internazionale: quando si perde un alleato è bene cercarne un altro. Putin lo sa e da tempo si muove per rimpiazzare le relazioni privilegiate che solo qualche anno fa lo legavano all’Europa. Oggi dieci navi russe e cinesi hanno iniziato un’esercitazione militare che le terrà impegnate fino al 21 maggio. Poi si sposteranno nel mar del Giappone per un’operazione simile in agosto.

Nulla di strano, "le esercitazioni non sono rivolte contro parti terze e non sono connesse con la situazione politica della regione", ha tenuto a precisare il vice ministro della difesa russo Anatoli Antonov. Quello che colpisce, però, è che a solcare il mar Mediterraneo siano contemporaneamente le flotte battenti le bandiere di Russia e Cina. Un nuovo passo in avanti di un accordo bilaterale dagli ingombranti risvolti politici.

Proviamo a fare ordine. Solo due giorni fa il capo del Cremlino ha festeggiato di fronte ad una parata imponete la vittoria della Russia sulla Germania nazista. L’ha fatto invitando circa 68 tra capi di stato e delegazioni, ma all’appello se ne sono presentati solo la metà. Mancavano gli Stati Uniti e, soprattutto, non si è fatta vedere l’Europa. Solo i ministri Paolo Gentiloni e Laurent Fabius, in disparte, hanno posato una corona di fiori alla tomba del milite ignoto. Poi se ne sono andati. Lasciando isolato Putin e scavando il solco che lo divide ormai dai paesi europei.

Angela Merkel, invece, è andata a Mosca il giorno successivo per avere un incontro frontale con il leader russo, ed un motivo c’è. La Germania ha spinto per applicare le sanzioni, ma ora se ne sta pentendo. L’export tedesco ha subito un duro colpo, un calo che nel 2014 registrava -2,3 miliardi di euro. Non è un caso, infatti, che a Minsk per chiudere la tregua nel Donbass ci fosse proprio Frau Merkel a gestire la partita tra Putin e Poroshenko.

Parte del problema, è ovvio, è la questione Ucraina. Tuttavia, la questione centrale è energetica e politica: la rivoluzione dello Shale Gas americano, l’abbassamento del prezzo del petrolio e l’inconsistenza della politica estera europea hanno incrinato le relazioni costruite con anni di trattative. Berlusconi, nella sua lettera al Corriere della Sera, ha considerato la scelta di disertare la parata come la "dimostrazione della miopia dell’Occidente". Una miopia, scrive il Cav, che "costringerà Putin a scegliere l’Asia e non l’Europa".

È quello che nei fatti sta accadendo: l’esercitazione nel Mar Mediterraneo ne è la controprova, dimostrazione di una relazione bilaterale che si sta ramificando in più settori, da quello economico a quello militare. A margine della manifestazione, Putin e Xi Jinping hanno firmato un nuovo accordo energetico d’importanza storica. Un’intesa che prevede la costruzione del gasdotto "Altai" che collegherà i giacimenti siberiani alla Cina, soddisfacendo le esigenze energetiche del colosso asiatico e dando un sospiro di sollievo all’economia russa. Il Ceo di Gazprom, Alexei Miller, e il vicepresidente di China National Petroleum Corporation (Cnpc), Wang Donjin, hanno apposto la firma su un documento che attesta il passaggio di circa 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno per trenta anni. Una cifra cui vanno aggiunti i 38 miliardi di metri cubi annui che Pechino riceverà dalla rotta orientale e che rientrano nell’altro storico accordo firmato poco più di un anno fa durante il vertice Apec. Gas ottenuto al prezzo stracciato di 350/360 dollari al metro cubo, molti meno dei 380,5 che paga l’Europa. Inoltre Putin al vertice Apec disse anche che "l’interscambio con la Cina è pari a 88,8 miliardi di dollari (+1,6%) e crescerà tanto da far immaginare un superamento del 2015 dei 100 miliardi e dei 200 nel 2020". Forse ancora lontano dai livelli di scambio con l’Europa (nel 2014 erano stimati a 370 miliardi) che però sono in netto calo.

Crisi ucraina, questioni energetiche ed ora anche l’esercitazione militare congiunta tra Russia e Cina. Le relazioni europee con l’Est non sono mai state così difficili e la Russia non è rimasta a guardare. Si è guardata attorno ed ha iniziato un percorso che l’ha avvicinata all’Asia, allontanandola dal Vecchio Continente. La colpa è soprattutto dell’Europa che ha isolato Putin e l’ha costretto a guardare altrove. Un suicidio (geo)politico.

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