Brasile, Battisti scarcerato: il tribunale accetta le richieste dei difensori

Il tribunale federale regionale concede l'habeas corpus chiesto dai difensori. Ora il terrorista rosso torna il libertà

Brasile, Battisti scarcerato: il tribunale accetta le richieste dei difensori

Di nuovo libero. Il tribunale federale regionale ha concesso all'unanimità l'habeas corpus a Cesare Battisti. Adesso il terrorista rosso del gruppo Proletari Armati per il Comunismo (Pac) dovrà rispondere, in stato di libertà, del reato di esportazione di valuta. "Questa decisione - esulta la difesa - rappresenta un importante atto di legittimità". In realtà, è l'ennesimo schiaffo alle persone ammazzate durante gli Anni di Piombo, ai famigliari di queste che non trovano ancora pace e alla giustizia italiana che si vede ostracizzata dai magistrati brasiliani e dalla protezione concessa dall'ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva.

In Italia lo attendono quattro ergastoli. Deve pagare per altrettanti omicidi. Ma Battisti fa la bella vita oltre oceano. Da ben 36 anni è latitante e ghigna in faccia alla giustizia italiana. A questo giro ha potuto contare sul tribunale di San Paolo che ha accolto, all'unanimità, le richieste della difesa. José Marcos Lunardelli, giudice del tribunale federale regionale della terza regione, aveva già concesso l'ingiunzione per il rilascio nel contesto dell'habeas corpus perpetrato dalla difesa dell'italiano che era stato arrestato al confine con la Bolivia con il sospetto di esportazione di valuta estera e riciclaggio di denaro. Seppur in libertà, Battisti dovrà rispettare tre misure cautelari. In primo luogo, dovrà "comparire periodicamente per informare e motivare le proprie attività". In secondo luogo, "avrà sempre bisogno di un'autorizzazione per lasciare la città dove risiede attualmente". La sorveglianza sarà anche di tipo elettronico. Dovrà, quindi, sottostare al monitoraggio, sempre che sia disponibile una cavigliera che consenta di monitorare gli spostamenti.

Battisti era stato arrestato il 5 ottobre vicino alla frontiera con la Bolivia. In quell'occasione era stato accusato di volerla superare illegalmente. Il governo di Brasilia aveva, infatti, ipotizzando il reato di evasione fiscale per esser uscito dai confini con oltre 10mila reais, sopra il limite che la legge consente di esportare senza dichiararlo. Secondo i giudici di San Paolo, invece, il tentativo di evasione fiscale non è un crimine violento. "Battisti avrebbe potuto uscire dal Paese - hanno spiegato - se avesse dichiarato al Fisco di esser in possesso di denaro".

Adesso la palla passa alla Corte Suprema. Che è chiamata a decidere sull'estradizione.

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