Brexit, l'ipotesi: "Fuori dall'Ue solo Inghilterra e Galles"

Mentre crescono le possibilità di non raggiungere un accordo con Bruxelles per il 29 marzo, dalle colonne del Guardian giunge una singolare proposta per aggirare la Brexit: consentire la fuoriuscita dall'Ue solo ai territori del Regno Unito che votarono in maggioranza per il leave, cioè Inghilterra e Galles

La strada per la Brexit si sta facendo sempre più tortuosa. Dopo che martedì scorso la Camera dei Comuni ha bocciato il protocollo d'intesa con l'Ue la possibilità di arrivare al 29 marzo senza un accordo è ora pericolosamente concreta. Dalle colonne del quotidiano britannico The Guardian arriva però una proposta tanto bizzarra quanto suggestiva, che potrebbe garantire il futuro del Regno Unito facendo leva proprio sulla sua unità territoriale. In un editoriale pubblicato questo giovedì la sociologa Kim Lane Scheppele, docente di affari internazionali all'Università di Princeton, ha infatti ventilato l'ipotesi di una Brexit a metà, consentendo per ognuna delle quattro nazioni costituenti del Regno Unito - che sono Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord - di poter decidere la loro appartenenza o meno all'Unione europea in base ai risultati del referendum tenutosi il 23 giugno 2016. Secondo queste modalità, il governo di Londra potrebbe permettere a Scozia e all'Irlanda del Nord di rimanere all'interno dell'Ue, ereditando di conseguenza tutte le normative comunitarie a cui aderisce oggi il Regno Unito, e lasciare allo stesso tempo che Inghilterra e Galles - cioè le due nazioni in cui prevalsero i voti per il leave - di abbandonare l'Unione rispettando così la volontà degli elettori.

Secondo la professoressa Scheppele infatti, imporre la fuoriuscita dall'Ue a quei territori dove vinse invece il remain - per l'appunto Scozia e Irlanda del Nord - potrebbe portare a pericolose conseguenze in merito ai rapporti tra questi ed il governo di Londra, andando da un lato a fomentare le spinte indipendentiste in Scozia e dall'altro a riaccendere le tensioni etnico-religiose nell'Ulster tra gli unionisti britannici e i nazionalisti irlandesi. Al contrario, nello scenario proposto, avere metà Regno Unito ancora dentro i confini dell'Unione europea garantirebbe non solo una maggiore tenuta dello stato, ma permetterebbe alla metà che vuole andarsene di poter negoziare un accordo più conveniente con Bruxelles, sfruttando lo status - previsto dai trattati - di territorio speciale dell'Unione europea.

Questo particolare status giuridico consente di regolare i rapporti tra l'Ue e quei territori, appartenenti agli stati membri, che per ragioni geografiche, storiche o politiche non possono o non vogliono attenersi alla totalità delle norme comunitarie. Tra questi territori speciali figurano ad esempio i possedimenti d'oltremare di Francia e Regno Unito, le exclavi spagnole in Marocco di Ceuta e Melilla o i comuni italiani di Campione d'Italia e Livigno, questi ultimi esclusi dall'area Iva e dall'Unione Doganale. Per ognuna di queste regioni, l'Ue ha pertanto elaborato degli accordi in modo da stabilire quali regolamenti europei far recepire e quali invece no, tenendo tuttavia sempre presente la condizione per cui il territorio in questione debba essere legalmente parte di uno stato membro dell'Unione, il quale in queste situazioni funge da intermediario per i processi diplomatici. In merito alla proposta della Brexit a metà esiste peraltro un unico precedente a cui poter far riferimento e cioè quello della Groenlandia, che nel 1985 decise tramite referendum di abbandonare l'allora Comunità economica europea pur continuando ad esser parte di uno stato membro, il Regno di Danimarca.

Nell'ipotetico caso di una fuoriuscita di Inghilterra e Galles, la professoressa Scheppele suggerisce inoltre la possibilità di adottare accordi simili a quelli che sono già in vigore per l'Isola di Man e l'Isola di Guernsey, territori non facenti parte del Regno Unito ma classificati come possedimenti diretti della Corona britannica, e pertanto soggetti a regimi legislativi particolari con l'Ue. L'isola di Man ha infatti sottoscritto un accordo di libero scambio commerciale con l'Unione senza però sottostare al diritto comunitario, mentre a Guernsey, dove è in vigore un accordo di libero scambio di beni e servizi, non è consentita la libera circolazione dei cittadini comunitari. In una situazione del genere il Regno Unito potrebbe agire bloccando unilateralmente - come recentemente stabilito dalla Corte di Giustizia Europea - l'articolo 50 dei Trattati sull'Unione europea, vale a dire la norma che permette la fuoriuscita dall'Ue di uno stato membro, e rinegoziare così questa nuova Brexit senza più il campanello d'allarme del 29 marzo 2019.

Tuttavia, per fare questo, il Regno Unito dovrebbe implementare delle profonde modifiche all'assetto istituzionale dello Stato, volte a promuovere un altissimo decentramento dei poteri nei confronti delle nazioni costitutive. Westminster dovrebbe infatti conferire ad Inghilterra, Scozia, Galles ed Irlanda del Nord il potere di stipulare accordi internazionali a proprio nome, devolvendogli inoltre le materie disciplinate dal diritto comunitario in modo da poterle meglio armonizzare con i rispettivi sistemi giuridici. Una soluzione che se da un lato troverebbe il pieno appoggio dei parlamenti locali, raffreddando in questo modo i bollenti spiriti degli indipendentisti - dall'altro si scontrerebbe con l'assenza di un vero e proprio parlamento inglese, più volte proposto negli ultimi vent'anni ma mai istituito, dato che l'Inghilterra è sempre stata amministrata direttamente dal parlamento statale del Regno Unito.

La proposta della Brexit a metà risolverebbe anche la disputa sul confine nordirlandese - uno dei punti di maggiore scontro dell'accordo con Bruxelles - in quanto sia l'Irlanda del Nord che l'Irlanda si troverebbero all'interno dell'Unione europea, spostando quindi le questioni doganali al meno problematico confine tra Inghilterra e Scozia. Dal lato economico inoltre, le aziende che in questi ultimi due anni hanno abbandonato il Regno Unito potrebbero ritornare stabilendo la loro sede legale nei territori britannici comunitari e mantenendo contemporaneamente i loro uffici londinesi. Sarebbe paradossalmente persino più semplice, per Inghilterra e Galles, rientrare in futuro nell'Unione nel caso volessero, dato che gli accordi speciali stipulati al momento dell'uscita verrebbero semplicemente trasferiti all'interno delle legislazioni già in vigore per la parte Ue del Regno Unito.

Insomma, attraverso questa Brexit a metà il Regno Unito avrebbe nelle mani una situazione win-win in cui verrebbe rispettato il volere degli elettori da entrambe le parti, senza per questo incrinare troppo i rapporti con l'Unione europea e salvando così la capra di Londra e i cavoli di Bruxelles.

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.
Commenti

cgf

Sab, 19/01/2019 - 22:46

vedo dura gestire l'uscita senza Scozia ed Irlanda del Nord, sarebbe non l'inizio, ma già metà strada per la secessione. Certa gente come ragiona?

Ritratto di Leonida55

Leonida55

Dom, 20/01/2019 - 01:32

Le cose fatte a metà non sono mai andate a finire bene. Vedo solo caos. O tutto o niente.

VittorioMar

Dom, 20/01/2019 - 08:14

...e anche l'UK comincia SGRETOLARSI...come l'UE...!!...e sempre colpa dei POPULISTI E SOVRANISTI ???