Coronavirus, morto il medico eroe che per primo lanciò l’allarme

Li Wenliang era stato accusato dalla polizia di diffondere voci false. Pochi giorni fa era risultato positivo al test per il coronavirus

Si tinge di giallo la sorta di Li Wenliang, il 34enne medico oculista cinese di Wuhan che per primo aveva lanciato l’allarme sulla diffusione di una malattia simile alla Sars ma che, non solo non era stato ascoltato, ma addirittura era stato accusato dalla polizia locale di diffondere voci che stavano disturbando l’ordine sociale.

Nel pomeriggio si era diffusa la notizia della morte dell'uomo poi smentita, come aveva riporta il South China Morning Post, dall'ospedale centrale di Wuhan. Ma in serata lo stesso quotidiano ha confermato il decesso dell'uomo. Li è deceduto alle 02.58, ora cinese, di venerdì. Nelle scorse ore la stampa locale aveva riportato la notizia che il 34enne era risultato positivo ai test sul coronavirus a cui si era sottoposto.

A dicembre 2019 il dottore aveva notato sette casi che somigliava alla temibile Sars che aveva causato un’epidemia globale nel 2003 e che nella sola Cina aveva provocato centinaia di vittime. Era il 30 dicembre quando Li aveva inviato un messaggio ai colleghi medici in una chat di gruppo per avvisarli della situazione e per suggerire che indossassero indumenti protettivi per evitare l’infezione.

La notizia che forse sarebbe dovuta restare riservata si è presto diffusa. Qualcuno ha fatto degli screenshot dei suoi messaggi che, in breve tempo, sono diventati popolari su internet. Il nome del medico non era neanche stato oscurato. Pochi giorni dopo il medico ha ricevuto una visita da funzionari dell’ufficio di pubblica sicurezza che gli hanno detto di firmare una lettera, che lo accusava di ''fare commenti falsi'' che avevano ''disturbato gravemente l’ordine sociale''.

Eppure nello stesso giorno, la Commissione sanitaria municipale di Wuhan, città oggi considerata l’epicentro dell’epidemia di coronavirus, ha emesso un avviso di emergenza Il medico era stato successivamente riabilitato. Qualche giorno dopo, quando ormai le autorità non potevano più negare l’evidenza, era ritornato al suo lavoro. Non lo sapeva ma questa sua scelta segnerà l’inizio della sua fine.

Secondo quanto ricostruito, Li avrebbe iniziato a star male lo scorso 10 gennaio dopo aver trattato inconsapevolmente un paziente affetto da coronavirus. Prima qualche colpo di tosse e, il giorno seguente, ecco la febbre. Il medico era stato contagiato.

Due giorni dopo Li è stato ricoverato in ospedale ma le sue condizioni sono peggiorate sempre più tanto che si è reso necessario il trasferimento nel reparto di terapia intensiva. L’1 febbraio era risultato positivo al coronavirus. Oggi la notizia della morte, poi smentita. Tanti i dubbi sulla sorte del coraggioso e generoso 34enne. Quel che è certo è che se le autorità, invece di perseguirlo e di umiliarlo, lo avessero ascoltato oggi probabilmente il mondo non sarebbe scosso dall'epidemia di coronavirus.

Commenti

amicomuffo

Gio, 06/02/2020 - 22:39

ecco come un cittadino viene trattato nei regimi totalitari!