Guerra in Ucraina

"Ne produciamo 1.500 al giorno". Così gli studenti di chimica preparano le molotov

Appena maggiorenni, gli studenti della città fabbricano molotov che vengono spedite al fronte: "Ci ha aiutato il nostro professore di chimica"

"Ne produciamo 1.500 al giorno". Così gli studenti di chimica preparano le molotov

Separati, fino a venti giorni fa, da una cattedra: da una parte il professore, dall'altra gli studenti dell'università di Leopoli. Oggi stanno tutti dallo stesso lato, contro l'invasore russo. Fanno il possibile per aiutare chi scappa dalle zone già invase e si preparano per la resistenza armata.

La paura cresce, anche nella città più lontana dalle bombe. Ieri a Leopoli le sirene hanno suonato per due ore, questa notte sono piovuti i primi missili: un centro di addestramento utilizzato anche dalla Nato, a una trentina di chilometri dalla città e circa 25 dal confine con la Polonia, è stato colpito e distrutto dai razzi di Mosca. Nove i morti, 57 i feriti. Il nemico è alle porte, dunque, e gli abitanti della città non stanno certo a guardare. Un gruppo di giovani, appena maggiorenni, lavora giorno e notte per fabbricare bombe molotov con stracci, bottiglie di birra e olio motore esausto. "Prima che iniziasse la guerra non avevo idea di come si costruisse una molotov", racconta al Messaggero una ragazza che nella vita studia informatica. "Abbiamo chiesto consiglio al nostro professore di chimica, ora riusciamo a produrne 1.500 al giorno". Divise in cassette da 30, appena realizzate lasciano la città nei bagagliai di auto dirette a Kiev, Kharkiv e Mariupol.

Kostyantyn Polishchuk ha quarant'anni e insegna Politica internazionale. "Sono in ferie forzate", ironizza, mentre coordina assieme ai suoi studenti un nucleo di resistenza tra le vie di Leopoli: "Io e i miei studenti non potevamo rimanere a guardare, così abbiamo iniziato ad organizzarci". Raccolgono beni di prima necessità, scatolette, coperte e medicinali. Alcuni pacchi li distribuiscono ai concittadini, altri li inviano a est. Fondamentali per il coordinamento sono i social network, a partire da Telegram. Questa catena di aiuti viene organizzata sulla piattaforma, dove si reclutano anche nuovi volontari. Ma questa macchina logistica, tanto giovane quanto efficiente, serve anche a supportare i soldati che combattono sui fronti. Una donna di 37 anni ha accatastato in cucina visori termici, giubbotti tattici, piccoli droni: "Due settimane fa ero qui nella mia cucina a sorseggiare un bicchiere di vino, ora sono qui con un visore termico in mano, questa è la guerra", dice con l'amaro in bocca.

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