Così la Cina combatte il terrorismo nello Xinjiang

La Cina ha intrapreso una dura lotta contro terrorismo ed estremismo, le ombre che minacciano lo Xinjiang. Un documentario racconta la sfida di Pechino

Così la Cina combatte il terrorismo nello Xinjiang

Il terrorismo nello Xinjiang è un tema che in Occidente viene troppo spesso ignorato. La Cina, lasciata sola in questa sfida epocale, ha fin qui agito al meglio, mettendo in sicurezza una regione altamente strategica per lo sviluppo della Nuova Via della Seta – e quindi per i mutui benefici collegati al resto del mondo – e proteggendo l’armonia nazionale.

Nelle ultime settimane i media internazionali hanno fatto un gran parlare dello Xijinang, diffondendo tuttavia report inesatti e notizie lontane dalla realtà con l’unico obiettivo di screditare la Cina. Per squarciare il velo d’ignoranza su questa regione, l’emittente cinese CGTN ha presentato un interessante documentario intitolato La guerra nelle ombre. Le sfide della lotta contro il terrorismo nello Xinjiang.

Si tratta dell’ultima puntata della tetralogia che analizza in maniera approfondita e analitica il problema del pensiero estremista e tutte le sfide che la Cina deve affrontare per contrastare il terrorismo, tanto all’interno quanto all’esterno dello Xinjiang. Il documentario contiene immagini e interviste inedite, e cerca di rispondere ad alcune domande chiave. Ad esempio: perché le violenze provocate dal terrorismo hanno continuato ad affliggere quest’area?

I "soldati" di Allah

La Cina, per garantire la stabilità nazionale e - da potenza responsabile, quale è - sconfiggere una frangia dello stesso terrorismo che minaccia anche lo stesso Occidente, deve necessariamente bloccare la mano invisibile che dall’estero che favorisce l’estremismo violento all’interno del Paese. Innanzitutto, le autorità devono fare i conti con gli individui radicalizzati. Prendiamo il caso di Abdul Tursuntohti, che sta scontando 9 anni per incitamento al terrorismo e altri crimini vari.

"Non ho commesso alcun crimine, sono orgoglioso di fare ciò che ho fatto", ha spiegato il ragazzo, imprigionato, al giornalista che lo ha intervistato. Alla domanda se sarebbe disposto a uccidere per Allah, la risposta di Abdul è chiara: "Se Allah lo comanda ucciderò anche mio figlio, per non parlare degli infedeli. Il mio più grande desiderio è eseguire gli ordini di Allah".

Il reclutamento via internet

Internet è diventato un vero e proprio campo di battaglia contro il terrorismo. L’Etim, cioè l’East Turkestan independence Movement, carica violenti file audio e video nella rete, nella speranza di reclutare nuovi giovani provenienti soprattutto dallo Xinjiang. Abduweli, un addetto dell’Ufficio per il Cyberspazio della regione autonoma del Xinjiang Uygur ha svelato i retroscena più inquietanti. In base alla sua esperienza, i video vengono classificati secondo varie categorie: predica, addestramento, fabbricazione di armi, e sono diretti a specifici gruppi, come donne e studenti.

La lotta contro la radicalizzazione, il terrorismo e l’estremismo violento deve essere affrontata sul piano legislativo. Come racconta Li Juan, presidente del Comitato Affari Legali dell’Assemblea regionale dello Xinjiang, le misure locali della legge antiterrorismo sono in linea con quelle generalmente adottate dagli altri Paesi del mondo. Eppure, anziché unire gli sforzi per sradicare, una volta per tutte, la piaga del terrorismo, troppo spesso l’opinione pubblica internazionale (e alcuni governi) hanno puntato il dito contro la Cina. Senza conoscere la storia dello Xinjiang, né le ombre che potrebbero inghiottire, da un momento all'altro, questa regione e il resto dell'umanità.

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