Dai rapporti Italia-Cina alla guerra dei dazi: intervista a Shen Haixiong

Il presidente di China Media Group a TgCom24: "Italia e Cina? Grande amicizia ma Roma non si faccia superare dalla Germania"

Trasformare Tv e radio tradizionali attraverso i nuovi media e le nuove tecnologie, fondere il 5G, il 4k/8k e l'intelligenza artificiale, offrire al pubblico contenuti di eccellenza e lavorare in stretto contatto con le aziende di Internet presenti in Cina: queste sono le sfide principali di China Media Group, il più importante gruppo media di proprietà dello Stato cinese.

Subordinato direttamente al Consiglio di Stato cinese e posto sotto la direzione del Dipartimento per la Comunicazione del Comitato Centrale del Partito Comunista cinese (Pcc), il China Media Group unisce la China Central Television (Cctv), cioè la televisione nazionale, la China National Radio e la China Radio International. Nel corso di una lunga intervista rilasciata a TgCom24, il presidente del gruppo, Shen Haixiong, ha ribadito come l'obiettivo della Cina sia quello di promuovere lo sviluppo integrato dei media radiotelevisivi e dei new media, oltre che accrescere le capacità di comunicazione a livello internazionale.

China Media Group e la comunicazione in Cina

Il concetto è la trasformazione delle Tv e radio tradizionali attarverso i nuovi media e le nuove tecnologie, quindi la trasformazione di tutta la filiera produttiva mediatica. Nell’arco di un anno, abbiamo ottenuto i primi benefici. La nostra influenza nel settore di nuovi media ha realizzato un ampliamento su vasta scala”, ha spiegato Shen. Un esempio? La recente copertura delle celebrazioni in occasione del 70esimo anniversario della fondazione della Nuova Cina è stata perfetta perché “grazie all’applicazione di un gran numero di tecnologie del settore di nuovi media” - ha aggiunto il presidente - “abbiamo conquistato un grosso successo e sulle varie piattaforme, i nostri reportage hanno attirato oltre 3,3 miliardi di click, una cifra incredibile”.

Il China Media Group ha già vinto numerose sfide ma tante altre devono essere ancora intraprese. Su questo il signor Shen ha le idee chiarissime: “Rappresentiamo la voce del Partito e del governo. Siamo consapevoli dell'importanza del nostro lavoro”. Da qui la necessità di accrescere credibilità e reputazione: “Ogni programma, ogni parola dei nostri conduttori deve corrispondere ai fatti e rispettare la realtà. In secondo luogo, tenendo conto della situazione attuale della Cina, occorre risolvere efficacemente i problemi, anziché aggravarli”. Ecco perché esistono programmi che svolgono una funzione di supervisione sociale, come ad esmepio Jiaodianfangtan, il quale ha il compito di denunciare i problemi in modo costruttivo “con l’obiettivo di sollecitare i comitati e i governi locali affinché li risolvano”.

L'economia cinese e la guerra dei dazi

Per quanto riguarda l'economia cinese, Shen ha ribadito come lo sviluppo della Cina sia vertiginoso, anche perché “analizzando la situazione delle principali economie del mondo, ci accorgiamo che la crescita economica della Cina al 6,1% equivale, in valore assoluto, alla produzione nazionale annuale di Paesi come la Polonia o la Svizzera”. È anche per questo motivo che la guerra dei dazi con gli Stati Uniti è controproducente per tutti: “Cina e USA sono come due elefanti. Se si facessero guerra, tutta la foresta sarebbe scossa”.

L'Italia e la Cina

Un altro tema affrontato da Shen è il rapporto economico tra Italia e Cina, non ancora sfruttato al meglio da Roma: “Il mercato cinese ha grandi potenzialità per i prodotti di alta gamma italiani, ma temo che l’Italia, pur essendo il primo Paese del G7 a firmare il Memorandum d’intesa sulla Belt and Road Initiative con la Cina, ottenga per ultima i profitti economici. Già ho visto che la Germania sta vendendo molto bene in Cina le sue automobili, il caffè, il cioccolato e addirittura il vino, settori di cui l’Italia sarebbe leader, per cui dico brava alla Merkel”. In generale, l'Italia e gli altri Paesi europei non devono temere la Cina perché “il vantaggio comune è nel DNA dei cinesi”. Questi stessi Paesi, semmai, “devono preoccuparsi di più quando procedono a scambi con alcuni Paesi come gli USA che vogliono imporre sempre la propria egemonia”.

I fatti di Hong Kong

Anche sui fatti di Hong Kong l'opinione del presidente di China Media Group è limpida e lineare: “Penso che dopo mesi di agitazione, i cittadini locali dovrebbero ora pensarci con calma: lo scopo è quello di bruciare Hong Kong o risolvere gradualmente in modo costruttivo alcuni problemi?”. Ma il signor Haixiong ha anche sollevato un'altra problematica relativa ai fatti avvenuti nell'ex colonia britannica: “Ritengo che nel processo di peggioramento della situazione di Hong Kong, alcuni politici e personali statunitensi abbiano aggravato la situazione e vorrebbero cogliere l'occasione per usare Hong Kong per contenere lo sviluppo della Cina e lo sviluppo della Cina continentale”. E ancora: “Penso che la tempesta passerà sicuramente, ma dobbiamo imparare dalle lezioni, riflettere su tutti gli aspetti, prendere le contromisure precoci e lavorare attivamente per risolvere i vari problemi”.

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