Ecco chi sono i "nemici" interni da cui deve guardarsi Trump

Il presidente Trump manterrà le promesse fatte in campagna elettorale? È presto per poterlo dire. Di certo dovrà stare attento a chi gli remerà contro: a partire dai deputati e i senatori Repubblicani

Ecco chi sono i "nemici" interni da cui deve guardarsi Trump

Archiviato l'insediamento ufficiale alla Casa Bianca, con tanto di polemiche (pretestuose) sul numero di chi è sceso in piazza per salutarlo, la "marcia delle donne" del giorno seguente e i primi decreti esecutivi firmati per contrastare l'Obamacare, Donald Trump è chiamato ora a un duro lavoro. Che ovviamente non farà da solo ma su cui (altrettanto ovviamente) dovrà mettere la faccia. Andiamo con ordine: prima di tutto la sanità. Trump ha promesso di sostituire l'Obamacare con un'altra riforma sanitaria. Al Washington Post però ha promesso che tutti i cittadini americani saranno coperti dalle cure sanitarie e le case farmaceutiche saranno costrette a ridurre i loro prezzi.

Per quanto riguarda l'immigrazione, altro tema portante della campagna elettorale, in ballo c'è la costruzione (o meglio il prolungamento) del muro anti immigrati al confine con Messico, i cui costi dovrebbero essere (nelle intenzioni del presidente) ripagati dal paese confinante. Ma si è parlato anche di rimandare a casa due milioni di stranieri illegali, di controlli più rigorosi sugli immigrati e regole più strette per la concessioe dei visti.

Capitolo economia. Per rifare l'America di nuovo grande Trump ha promesso una crescita economica annuale di almeno il 4% e la creazione di 25 milioni nuovi posti di lavoro durante il suo primo mandato. Annunciate tariffe punitive alle imprese americane che trasferiranno all'estero i posti di lavoro. Lo slancio alle imprese passerà dalla riduzione delle tasse (comprese le le aliquote fiscali). E ha promesso di far passare dal 35% al 15% quella sulle imprese. I minori introiti per l'Erario dovrebbero essere compensati dalla crescita. Vedremo se sarà sufficiente o meno.

Sul fronte dell'energia il presidente intende abolire le "barriere" imposte all'industria per difendere l'ambiente, e rilanciare vecchi progetti accantonati da Obama come l'oleodotto Keystone. Inoltre vuole far uscire gli Stati Uniti dagli "accordi di Parigi" sul clima. Da quando è sceso in campo Trump batte con insistenza sul tema della rinegoziazione degli accordi commerciali. A partire dal Nafta (North american free trade agreement) e dal dall'accordo della Trans Pacific Partnership.

Infine sul capitolo Difesa: pur ripetendo di non voler fare più guerre e interventi in giro per il mondo, Trump ha assicurato di voler irrobustire il bilancio militare (con conseguente aumento della spesa pubblica) e che ha intenzione di riformare la Nato, per far pagare più contributi agli altri paesi membri.

Sul tappeto, come si intuisce da questa veloce (e di certo incompleta) carrellata, i temi sono numerosi. E tutti importanti. Sulla carta Trump, appena insediatosi, ha il vento in poppa, dato che il Partito repubblicano controlla entrambi i rami del Congresso. Quindi, almeno sulla carta, Trump può realizzare tutto ciò che ha promesso. O almeno provarci. Ma è davvero così? In realtà no. Dovrà fare i conti non tanto con l'opposizione democratica ma con un "nemico interno". I deputati e i senatori repubblicani che, pur essendo dalla sua parte, non ne condividono (tutte) le idee. A partire dall'aumento della spesa pubblica (per finanziare infrastrutture e Difesa) e l'inevitabile aumento del debito pubblico.

Paolo Magri, vicepresidente e direttore dell'Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) e docente di Relazioni internazionali all’Università Bocconi, è convinto di una cosa: "L’agenda è estremamente ambiziosa - dice a Linkiesta - riforma fiscale, piano di investimenti in infrastrutture, interventi per contrastare l’immigrazione irregolare, lo smantellamento di Obama care. In alcuni, limitati, ambiti potrà agire con decreti presidenziali o con nomine di collaboratori fidati (come nel caso delle agenzie di regolamentazione finanziaria o ambientale) e quindi agire con tempestività. Per tutto il resto dovrà passare dal Congresso che è si controllato dai repubblicani, ma non necessariamente da repubblicani allineati alle sue politiche".

"Sosterranno per esempio - prosegue Magri - il piano di investimenti che per anni hanno negato a Obama? Saranno a favore della cancellazione dell’accordo commerciale con Messico e Canada che introdusse un altro presidente repubblicano come George Bush senior? Staremo a vedere".

Inoltre c'è da dire che al Congresso diverse lobby industriali (beneficiarie dei grandi trattati internazionali) faranno di tutto per arginare la spinta "isolazionista" del presidente. E le lobby, si sa, sono potenti perché finanziano le rielezioni dei politici ad ogni livello, sia nazionale che federale. È ancora presto per dire se Trump manterrà (e in che misura) le promesse fatte in campagna elettorale. Di certo dovrà fare de compromessi. Perché il presidente non può fare tutto da solo, ha bisogno del sostegno del Congresso. E Trump, che gli piaccia o no, dovrà fare di tutto per diventare "amico" di Paul Ryan (speaker del Congresso) e Mitch McConnell (leader della maggioranza repubblicana al Senato).

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