Guerra in Ucraina

Perché la portaerei americana Truman è a Trieste

Al largo del porto di Trieste è arrivata la portaerei americana Truman che rimarrà sull'area fino a mercoledì: qual è l'importanza della sua presenza e cosa è successo poche settimane fa di fronte le coste del Mar Ionio

USS Dwight D. Eisenhower
USS Dwight D. Eisenhower

È arrivata poche ore fa a Trieste la portaerei americana Truman. Teoricamente, rimarrà in rada (cioé l'insenatura antistante il porto) soltanto per pochi giorni per una "sosta tecnica operativa" dopo un periodo di due mesi di esercitazioni nel Basso Adriatico e nello Jonio con l'aviazione militare greca. La portaerei, come detto, è stata ancorata al largo per motivi di pescaggio e perché l'area dove sarebbe potuta attraccare sono già occupati da portacontainer. Dalla nave militare sono sbarcati 4mila marinai rimasti affascinati dalla bellezza della città di Trieste. "Si tratta di un'occasione importante per dare concretezza alla collaborazione tra la Marina americana e quella italiana", ha commentato l'assessore regionale alla Sicurezza, Pierpaolo Roberti.

Cosa "significa" la Truman

La presenza della grande nave militare americana rientrerebbe nella logica di "scudo", di controllo e deterrenza allestito fra Europa e Mediterraneo in considerazione del conflitto russo-ucraino. La portaerei fa parte del gruppo d'attacco "Carrier Strike Group 8" comandato dal contrammiraglio Curt Renshaw, che impartisce ordini a una flotta composta anche da altre sei unità navali e nove squadroni di velivoli. La Truman è in grado di ospitare fino a 7.500 soldati, conta ben 65 tra aerei ed elicotteri che hanno a disposizione una pista di decollo di 330 metri. Secondo i protocolli Nato, la Marina Militare italiana è impegnata con alcune unità di supporto alla Truman. Nelle prossime ore è previsto un tavolo tecnico nella Prefettura a Trieste dove parteciperanno esponenti del Comando militare del Nord Italia, addetti della Capitaneria di Porto e altre rappresentanze dello scalo.

Cosa succede nel Mediterraneo

Come abbiamo visto sul Giornale.it, da alcune settimane le acque si sono "agitate" per la presenza da un lato della flotta russa che prova a mettere pressione sulle navi Nato inseguendole verso il Mar Ionio, dall'altro con gli Stati Uniti che stanno continuando a inviare in Europa i bombardieri B-52 per monitorare tutto dall'alto. Una foto satellitare scattata un paio di settimane fa, ha dimostrato la situazione sul Mar Ionio poco lontano dalle coste calabresi: la "sfida" è tra la portaerei degli Stati Uniti, Truman, tenuta d'occhio dal cacciatorpediniere russo Kulakov. Sembra una partita a scacchi, uno aspetta le mosse dell'altro guardandosi a distanza.

La portaerei Truman è la nave ammiraglia dello schieramento Nato nel Mediterraneo: come scrive Repubblica, possiede cacciabombardieri "F18 Hornet" che hanno volato fino al Mar Nero e al Baltico per "allenarsi" qualora dovessero intervenire in aiuto dei Paesi più vicini alle zone di guerra. Il Kulakov, invece, è una nave d’epoca sovietica totalmente modernizzata nel 2010: secondo i bene informati, sarebbe dotata anche di missili cruise Kalibr, la stessa arma con la quale i russi stanno colpendo le aree dell'Ucraina. Questa nave si muove in contemporanea all'incrociatore Varyag, grande nave da guerra in grado di ingaggiare bersagli multipli nello stesso momento e per questo soprannominata “killer di portaerei".

La "doppia missione" russa

Per grandezza, Varyag è la terza nave della classe Slava di incrociatori missilistici guidati costruita per la Marina sovietica adesso al servizio della Marina russa. Presente in acque italiane sin da febbraio, Putin ha schierato una forza navale mai vista prima tra incrociatori, caccia, fregate e sottomarini di cui uno, probabilmente, anche a propulsione nucleare. Tutti questi mezzi sono anche dotati missili cruise Kalibr, famiglia di missili da crociera russi. Perché questo sovraffollamento nel Mediterraneo? Per due motivi: il primo è quello di controllare i movimenti della Nato, il secondo è di intervenire per impedire ogni eventuale ingresso sul Mar Nero.

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