A Parigi tra le polemiche, Erdogan minaccia la stampa francese

La conclusione della visita a Macron funestata da accuse alla stampa "terrorista"

A Parigi tra le polemiche, Erdogan minaccia la stampa francese

Sono passati più di due anni dal giorno in cui il quotidiano d'opposizione Cumhuriyet usciva in edicola con un titolo di prima pagina che recitava "Queste sono le armi che Erdogan negava esistessero", domandando spiegazioni al governo su una serie di camion che dalla Turchia avevano passato il confine siriano, per portare gli armamenti a fazioni impegnate nella guerra.

Una storia costata cara al giornale, il cui allora direttore Can Dundar è stato condannato a 5 anni di carcere e che ha poi visto la mano dello Stato raggiungere la propria redazione nell'ottobre del 2016, quando una serie di mandati d'arresto sono stati spiccati contro giornalisti ed editorialisti del Cumhuriyet, in quello che fu definito un "attacco all'ultimo bastione" della libera stampa in Turchia. Dundar ha oggi lasciato il Paese per l'Europa. Emre Iper, impiegato tra i dipendenti del quotidiano in cella nel carcere di Silivri, a Istanbul, è stato liberato a fine dicembre dopo 267 giorni di detenzione.

A distanza di tempo, da Erdogan non è mai arrivata una risposta chiara su quelle armi. A ricordarlo al presidente turco, che ieri era a Parigi per incontrare Macron, ci ha pensato il giornalista francese Laurent Richard, che gliene ha chiesto conto durante la conferenza stampa conclusiva, provocando una sua risposta piccata.

Con modalità che non gli sono nuove, ma che anzi rappresentano la quotidianità per la stampa turca, Erdogan ha evaso la domanda del cronista, accusandolo poi davanti a Macron di "parlare come uno di FETO", ovvero come un membro dell'organizzazione del predicatore Fethullah Gulen, ritenuta ad Ankara un gruppo terroristico. Un tempo alleato del presidente e fondamentale nel fornire i quadri all'Akp, l'imam che da tempo vive negli Stati Uniti è accusato oggi di avere organizzato il fallito colpo di Stato del 2016.

"Quando fa una domanda, dovrebbe fare attenzione. E non parlare con le parole di un altro", ha detto Erdogan al giornalista, che gli faceva notare come stesse semplicemente facendo il suo lavoro. "Voglio che lei sappia che non ha di fronte qualcuno che la manderà giù tanto facilmente", ha poi aggiunto il presidente turco, chiedendo a Richard se avesse domandato all'America delle armi fornite alle milizie curde in Siria.

Le parole di Erdogan sono state rapidamente riprese dalla stampa filo-governativa in Turchia. Il Sabah ha descritto Laurent come "un provocatore" e "sicario" di Gulen. "Il terrorismo non cresce da solo - ha anche detto ieri il presidente turco -. Quelle persone ritenute pensatori ne sono i giardinieri. E un giorno saranno smascherati". "Ho solo fatto quelle domande che i giornalisti turchi non possono più fare", ha scritto Richard su twitter.

Attualmente sono 151 i giornalisti che in Turchia sono in carcere, secondo i dati costantemente aggiornati dalla Piattaforma per il giornalismo indipendente (P24) e proprio il tema della libertà di stampa ha dominato la discussione nei giorni precedenti all'incontro bilaterale. Il portavoce del presidente turco ha accusato Macron di "pregiudizi" e "di essere male informato", dopo che Macron ha sollevato il tema del rispetto dei diritti umani

Critiche all'Eliseo sono arrivate dai radicali di La France Insoumise. Il partito di Melenchon, come anche il sindaco di Parigi Hidalgo, hanno definito "non gradita" la visita di Erdogan, alla vigilia del quinto anniversario dell'uccisione a Parigi di tre donne curde, tra cui una delle fondatrici del Pkk, considerato in Turchia ed Europa un'organizzazione terroristica.

Un piccolo gruppo di manifestanti legati a Reporter senza frontiere hanno protestato di fronte all'ambasciata turca. La polizia ha poi impedito ad alcuni attivisti di raggiungere l'Eliseo. Molte di più le persone prevalentemente di origini curde che sono scese in strada per ricordare l'uccisione delle tre donne. L'unico sospettato per l'omicidio è morto in cella nel 2016.

"Dobbiamo uscire dall'ipocrisia secondo cui si possono aprire nuovi capitoli (nel processo di integrazione Ue)", ha anche detto - pur sottolineando interessi comuni - Macron, in risposta a un Erdogan "stufo di aspettare fuori dalla porta" e impegnato in un'offensiva diplomatica per provare a ricucire rapporti con i Paesi europei dopo un 2017 disastroso in questo senso.