"Una ferita ancora aperta". L'onore per i nostri caduti in Afghanistan

Una cerimonia commovente in provincia di Pisa per celebrare i soldati morti in missione. In attesa che l'Italia renda ufficialmente gli onori dopo il ritiro

"Una ferita ancora aperta". L'onore per i nostri caduti in Afghanistan

"Dulce et decorum est pro patria mori", è dolce e dignitoso morire per la patria. È con queste parole che il poeta Orazio elogiava i caduti in guerra ed esortava i giovani romani a ricordarli imitandone le virtù eroiche e guerriere. Ed è con questa frase che oggi in molti ricordano i caduti di tutte le guerre, anche in Italia. A cominciare da coloro che hanno perso la vita negli altopiani dell'Afghanistan.

Ma esistono guerre che a volte, per caso o per scelta, non sono ricordate abbastanza o non sono tenute in considerazione. Il loro ricordo ne è taciuto o quasi oscurato. Come se fosse meglio lasciarlo scivolare nell'oblio: un periodo buio di cui si preferisce non mantenere il ricordo o di mantenerlo solo in parte.

Una di queste è la guerra in Afghanistan. Venti anni di impegno ininterrotto da parte dell'Italia, apprezzato da tutti gli alleati, e più di 50 caduti che nessuno restituirà all'amore delle proprie famiglie. I loro volti, cristallizzati nelle foto che che tristemente facevano il giro dei telegiornali, ancora oggi sono una ferita aperta per chiunque ami l'Italia e apprezzi il lavoro dei suoi soldati. Più di cento occhi che ti fissano e che oggi sembrano chiedersi "perché". Perché dopo un ritiro come quello avvenuto quest'anno, tutto sembra essere diventato "normale", tremenda routine come se fosse naturale e scontato ritirarsi dopo essere feriti o morti sulle montagne afghane: tra colpi di mitra, bombe o incidenti.

A ricordarli ci ha pensato domenica 18 luglio l'associazione no profit Good Guys Aps nello stadio comunale di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa. Cinquantaquattro scarponi e un tricolore nel gambale, a ricordare fanti, parà, bersaglieri, soldati delle forze speciali, uomini dei servizi. Storie dimenticate di chi è partito spesso giovanissimo e che da quell'inferno non è più tornato. "Tomba degli imperi" che è diventata anche cimitero di ragazzi giunti lì per una guerra che è finita senza un vincitore, se non appunto quei talebani che oggi tornano a marciare sull'Afghanistan come se nulla fosse.

Alla commemorazione era presente anche l'onorevole Matteo Perego di Cremnago di Forza Italia, membro della Commissione Difesa della Camera. A ilGiornale.it, Perego ha ricordato come l'Italia debba assolutamente rendere onore a questi caduti e che per molte famiglie, amici e soldati, "quella dell'Afghanistan è una ferita ancora aperta". A loro come ai veterani, altrettanto oscurati dalla cronaca quotidiana.

Una cerimonia non istituzionale che mostra però come sia ancora troppo poco il tributo concesso ai soldati che sono tornati dall'Afghanistan e a coloro che da quel conflitto non sono più rientrati. Dopo le polemiche sull'assenza delle istituzioni all'arrivo in Italia dell'ultimo reparto, erano giunte voci di una cerimonia in fase di organizzazione per rendere omaggio ai militari e ai caduti. Ma in attesa che questa ipotesi si concretizzi, ci hanno pensato i veterani di Good Guys Aps, in forma privata e con l'impegno di chi sa cosa significa indossare un'uniforme. In un'Italia che troppo spesso dimentica l'etica del sacrificio e l'amor patrio, fa riflettere che alle lacrime versate negli anni scorsi per i caduti nelle missioni internazionali oggi si contrapponga un silenzio assordante.

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