Ora Berlino si piega a Erdogan. Processo per il comico tedesco

Accusato di avere offeso il presidente turco. Il governo ha dato l'ok al procedimento

Ora Berlino si piega a Erdogan. Processo per il comico tedesco

Erano passate ventiquattr'ore dalla messa in onda del video durante Extra3, programma satirico della Ndr e già Ankara aveva convocato l'ambasciatore tedesco in Turchia per chiarire che la presidenza non aveva apprezzato per nulla quel video che si prendeva gioco di Erdoğan (e della Merkel).

Pochi giorni dopo Jan Boehmermann, mattatore della Zdf, aveva rincarato la dose durante Neo Magazin Royale, leggendo in onda una poesia satirica in cui dava del "perverso" al presidente turco, parlando di un uomo che guarda film pedopornografici e fa sesso con gli animali.

A pochi giorni da quei fatti, con l'alleato turco che ha insistito fortemente perché Berlino desse una punizione esemplare a Boehmermann, che di quella trovata era l'autore, la Germania si è esibita in un plièe e il governo ha dato l'autorizzazione perché possa partire un processo contro il comico.

Il cancelliere Merkel ha messo in chiaro che la sua non è "una decisione nel merito del caso", insomma che il governo non ha intenzione di condannare Boehmermann, ma neppure di assolverlo o urtare la sensibilità di Ankara, preferendo che la giustizia faccia il suo corso e dica se il comico tedesco è andato troppo oltre.

Un articolo del codice penale tedesco impone che sia il governo ad autorizzare i procedimenti penali nei casi in cui un capo di Stato estero si lamenti per offese ricevute. Un paragrafo (il 103), che nel frattempo l'esecutivo si è impegnato a eliminare, convinto che decidere dove finisce la libertà di espressione non dovrebbe essere compito dei ministri.

Dopo le polemiche il "pezzo satirico" mandato in onda dalla Zdf, i redattori del canale hanno chiesto che la poesia satirica, nel frattempo rimossa dagli archivi online, venga rimessa su internet. "Saremmo contenti - hanno scritto in una lettera aperta - se la poesia satirica lasciasse il ripostiglio della censura".

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