Hillary Clinton celebra la prima nomination di una donna: "Una pietra miliare"

Hillary Clinton parla a Brooklyn per festeggiare la nomination ormai matematicamente raggiunta: "Questa vittoria appartiene a tutte le generazioni che hanno lottato per rendere questo momento possibile, questa notte appartiene a tutti voi". Su Trump: "Vuole vincere aizzando la paura"

Hillary Clinton celebra la prima nomination di una donna: "Una pietra miliare"

Nell'ultima grande notte delle primarie americane Hillary Clinton vince in South Dakota, New Jersey, New Mexico e California. Quest'ultima era la sfida più importante, visto che assegna la bellezza di 445 delegati. Bernie Sanders si afferma solo in North Dakota e Montana. Il conteggio dei delegati a questo punto vede Hillary a quota 2755 (compresi i 571 superdelegati a suo favore), contro i 1852 di Sanders (48 superdelegati). La partita, dunque, è chiusa, visto che per ottenere la nomination ne servono 2383. La corsa delle primarie democratiche ufficialmente termina il 14 giugno, con il voto a Washington DC.

"Una pietra miliare". Usa queste parole la Clinton, a Brooklyn, per commentare il fatto di essere diventata la prima donna candidata alla presidenza degli Stati Uniti. Appare commossa mentre stringe la mano ai sostenitori. Questa vittoria "appartiene a tutte le generazioni che hanno lottato per rendere questo momento possibile, questa notte appartiene a tutti voi". Guarda il video. Nel 2008, quando fu sconfitta da Obama, con amarezza osservò che il soffitto di cristallo non era stato infranto, anche se aveva "18 milioni di crepe" (i voti ottenuti nelle primarie, ndr). Questa volta Hillary rispolvera la metafora: "Abbiamo infranto uno dei soffitti di cristallo più alti e più duri in America". E si concede pure una battuta osservando, sopra la sua testa, quello del Brooklyn Navy Yard dove stava parlando: "Questo però non lo romperemo".

"Si è fatta la storia - prosegue Hillary - le barriere possono cadere. Giustizia e libertà possono vincere. Insieme siamo più forti... siamo una sola nazione, con giustizia e libertà per tutti... la fine delle primarie è solo l'inizio del lavoro che siamo chiamati a fare - rimarca - e se siamo uniti, saliremo insieme, perché insieme siamo più forti". Guarda le foto.

Hillary Clinton attacca Trump

L'ex segretaria di Stato punta il dito contro la retorica del candidato repubblicano e afferma che il suo slogan "fare l'America di nuovo grande", equivale a "portiamo l'America indietro". Insiste su un punto: Trump è "inadeguato per temperamento" a fare il presidente e lo accusa di voler vincere "aizzando la paura". "Per essere grandi - insiste - non possiamo renderci piccoli. Dobbiamo essere grandi quanto i valori che definiscono l'America". Poi Hillary rende omaggio al rivale Bernie Sanders: si complimenta con lui "per la sua straordinaria campagna", per aver portato nuovi elettori, soprattutto giovani, e per "il dibattito vigoroso che ha sollevato sulle ineguaglianze, che è stato positivo per il partito democratico. Alla fine del discorso viene raggiunta sul palco dalla figlia Chelsea e dal marito Bill. La famiglia, felice, si stringe intorno a Hillary.

Trump contro il sistema corrotto

"Capisco la responsabilità di portare lo scettro e non vi deluderò mai... vi renderò orgogliosi". Così Donald Trump nel suo discorso a Briarcliff Manor (New York) - guarda il video - tenta di rassicurare il Grand Old Party prima di partire all'attacco di Hillary. "Alcuni dicono che sono troppo un lottatore ma la mia preferenza è sempre per la pace. Il mio obiettivo è sempre quello di unire le persone ma se sono obbligato a lottare per qualcosa a cui veramente tengo non mi tiro mai indietro". "I Clinton - prosegue - hanno fatto della politica di arricchimento personale un'arte. Perché dovrebbero i politici voler cambiare un sistema corrotto per mantenerli al potere?... Io combatto il sistema corrotto". E prosegue indicando il filo rosso che collega Clinton a Obama: "Hillary Clinton alla Casa Bianca è l'estensione del disastro di Obama". E scandisce a più riprese uno dei suoi slogan: "L'America prima di tutto" (America first). Alla fine si rivolge direttamente ai simpatizzanti di Sanders, "tagliati fuori da un sistema distorto di super delegati". Li invita ad unirsi alla sua campagna. "Vi accogliamo a braccia aperte". Portare dalla sua parte anche solo una parte di essi, in nome della lotta anti sistema, sarebbe, per Trump, un enorme successo. Guarda le foto.

Obama chima Hillary e Sanders

Il presidente Obama ha chiamato Hillary Clinton e Bernie Sanders, congratulandosi con il suo ex segretario di Stato per aver ottenuto i delegati necessari per la nomination democratica e ha ringraziato il senatore del Vermont "per aver galvanizzato milioni di americani" con il suo impegno contro le diseguaglianze. Lo ha reso noto la Casa Bianca, precisando che "su richiesta di Sanders", il presidente e il senatore si incontreranno giovedì prossimo a Washington "per proseguire la discussione sulle importanti questioni in gioco in questa elezione". E' presumibile che dopo l'incontro di giovedì alla Casa Bianca arrivi l'atteso endorsement di Obama per la Clinton. "La sua storica campagna - si legge nella nota - ha ispirato milioni di persone ed è il proseguimento della sua battaglia di una vita a favore delle famiglie della classe media".

Sanders non si arrende ancora

"Non consentiremo a Donald Trump di vincere le elezioni e di trasformare un’intero Paese" a sua immagine, "un Paese fatto di miliardari che si comprano le lezioni, che spargono odio contro i messicani e i musulmani". Nonostante le sconfitte di oggi Sanders non intende gettare ancora la spugna: "Andremo avanti fino all’ultima primaria di Washington e combatteremo fino alla convention di Philadelpphia (25-28 luglio) dove porteremo avanti le nostre battaglie". Sanders ripete che intende portare le sua battaglie anti-Wall Street, contro "le grandi banche" per un’America più giusta alla convention democratica di Philadelphia per condizionare e far sentire comunque il suo peso sul programma della stessa Clinton. Continueremo "la nostra lotta per ogni voto ed ogni delegato per la giustizia, sociale, economica, ambientale e razziale fino a Philadelphia" per combattere "l’intolleranza ed il settarimo di Trump" e raggiungere l’obiettivo di "trasformare questo Paese" ha proseguito Sanders, concludendo che "la lotta continua".

Il New York Times, citando due fonti vicine al senatore, scrive che almeno la metà dello staff della campagna di Sanders già da oggi è stato licenziato. Alcuni dei collaboratori verranno trasferiti nell'ufficio al Senato di Sanders, ma molti altri - prosegue il Nyt - rimarranno semplicemente senza lavoro.

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