India, folla uccide una tigre a bastonate in una riserva

È accaduto in una riserva in India, dove un gruppo di pescatori ha ucciso l'animale ferendolo in tutto il corpo con coltelli e bastoni. Una delle guardie ha tentato di aiutare il felino ma è stato minacciato, proprio nella giornata internazionale dedicata alla tigre

Prima di essere colpita a morte, è stata circondata da una folla di persone armate di bastoni e coltelli. Prima non le hanno lasciato alcuna via di fuga e poi l'hanno aggredita con violenza. È accaduto in India, dove una tigre è stata uccisa da alcuni pescatori, che erano entrati nella riserva dedicata ai grandi felini. Secondo quanto riportato dal Corriere della sera, l'ingresso nell'oasi era costato la vita a una persona e il ferimento di altre otto.

Le immagini di quella che sembra essere stata una vera e propria vendetta nei confronti dell'animale sono state diffuse dalla tv indiana nelle ultime ore. L'abbattimento del grande felino è avvenuto nella riserva di Pilibit, a circa 350 chilometri a est di Nuova Delhi, in una delle tante aree del mondo in cui l'animale è protetto e proprio alla vigilia della giornata internazionale della tigre che, in tutto il mondo, si celebra il 29 luglio e che vuole dare la massima attenzione al rischio di estinzione dell'animale. L’India è il Paese che registra la presenza più numerosa di tigri, con 2.226 esemplari censiti.

Durante l'aggressione, in India, le guardie della riserva avevano provato a intervenire, cercando di evitare che l'animale, una femmina di circa cinque o sei anni, potesse perdere la vita. Ma anche gli agenti sono stati minacciate dalla folla. L'autopsia fatta sul corpo della tigre ha rivelato che ogni parte del suo corpo è stata colpita ripetutamente e che molte delle sue ossa sono state frantumate. In India, l'uccisione di una tigre può fare incorrere i responsabili a un processo che potrebbe concludersi con una condanna fino a tre anni.

Di alcune sottospecie, di questo animale, come la tigre dell'Amur o quella di Sumatra, resta ormai un numero esiguo di esemplari. In natura, in totale, ne sopravvivono meno di 4mila (secondo 3.890 secondo l'ultimo censimento). Negli ultimi anni, la perdita degli esemplari corrisponde al 97%. Oggi, le tigri, vivono ancora in India, Nepal, Bhutan, Bangladesh, Russia, Cina, Myanmar, Thailandia, Maleia, Indonesia, Cambogia, Laos e Vietnam, ma sono distribuite in maniera discontinua e non tutti i Paesi fanno davvero la loro parte per tutelarle. Tra le nazioni virtuose c'è il Nepal: dal 2013 a oggi, le tigri sono aumentate da 198 a 235, con un incremento del 19%.

Ma per il Wwf questi numeri non bastano: l'associazione a difesa degli animali, infatti, sta lavorando a una campagna di difesa delle tigri, il progetto Tx2, che punta a raddoppiare il numero di esemplari entro il 2022, arrivando così ad almeno 6mila animali in natura. Il traguardo però non sempre così semplice, perché comporta importanti investimenti economici, un impeno congiunto delle assocazioni ambientaliste e delle istituzioni che fanno fatica a ottenere il consenso della popolazione. La conflittualità, infatti, risulta elevata perché la crescita demografica, soprattutto in alcuni stati, fa sì che vi sia una sempre maggiore presenza dell'uomo negli habitat, in cui gli animali selvatici vivevano un tempo.

Tra i fenomeni che mettono in pericolo la vita delle specie in estinzione, anche quello del bracconaggio. Diverse parti del corpo dell'animale, infatti, dalle interiora ai denti, fino alle ossa, sono utilizzati dalla medicina tradizionale orientale, praticata in Cina, Laos, Vietnam e Cambogia. Soltanto in pochi Paesi sono stati fatti, sono compiuti sforzi concreti che contrastano queste pratiche. Anche perché il commercio illegale di tigri è particolarmente redditizio: è stato calcolato che un solo esemplare possa valere fino a 150mila dollari. Secondo il rapporto "Bracconaggio Connection", presentato dal Wwf lo scorso anno, il commercio illegale di specie selvatiche produce un business stimato in circa 23 miliardi di dollari l’anno e i crimini di natura hanno avuto tra il 2014 e il 2016 una crescita del 26%. Si tratta del quarto traffico illegale più redmerci ditizio dopo quello della droga, degli esseri umani e delle contraffatte. Il bracconaggio, poi, ha anche un effetto collaterale nella relazione con l’uomo: il 57% degli attacchi di tigre sugli uomini è avvenuto a opera di esemplari che erano stati feriti da colpi di arma da fuoco o da trappole. Il 22% è, invece, attribuibile a tigri malate o debilitate per la scarsità di prede, che vengono cacciate in maniera indiscriminata da parte di cacciatori o, più frequentemente, di bracconieri. Fenomeno più frequente nel Sud Est Asiatico, che nelle altre zone di diffusione delle tigri. Tra Russia e Cina si contano circa 450 felini dell’Amur. In Indonesia, infine, sopravvivono solo 400 tigri di Sumatra.

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