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Vicino a Kiev e Mosca: qual è il vero ruolo di Israele nella guerra

Perché Israele, molto più che la Turchia, potrebbe essere il Paese maggiormente un grado di condurre una mediazione di successo fra Russia e Ucraina? Il Paese è l'unica democrazia liberale non invisa a Putin. Ed ha profondi legami anche con l'Ucraina.

Vicino a Kiev e Mosca: qual è il vero ruolo di Israele nella guerra

Perché Israele, molto più che la Turchia, potrebbe essere il Paese maggiormente in grado di condurre una mediazione di successo fra Russia e Ucraina? Il premier Naftali Bennett si è recato prima a Mosca e poi a Berlino e tuttora non è chiaro quale sia stato il vero oggetto dei colloqui. La mediazione riguarda la guerra in Europa, ma c’è anche un altro conflitto latente, quello con l’Iran, su cui sono in corso i negoziati per il programma nucleare a Vienna, dove la Russia è fra i moderatori. Sicuramente i risultati non si vedranno nell'immediato, ma l’importanza della visita israeliana si legge nei dettagli. La partenza del premier è avvenuta di sabato, in pieno Shabbat. Lo si può fare solo se le vite umane sono in pericolo. La scelta del mediatore, Zeev Elkin, ministro di Gerusalemme dell’Edilizia (solo apparentemente estraneo alla politica internazionale) è anch’essa importante: russofono, nato e cresciuto nell’Urss, conosce personalmente Vladimir Putin ed ha parenti in Ucraina. Solo da questi dettagli, si può capire come Israele sia un Paese che ha fortissimi legami con entrambe le parti in guerra.

Per l’ex ambasciatore israeliano Zvi Magen, che ha rappresentato lo Stato ebraico sia a Kiev che a Mosca, “Putin non ha scelto Bennett (l’attuale premier israeliano, ndr), ma Israele – come ha dichiarato nella sua intervista rilasciata a Shalom.it portale della comunità ebraica di Roma - il solo Stato democratico con cui può avere un rapporto non antagonistico. La ragione non sta nelle delle capacità personali di mediazione di Bennett. Putin ha scelto Israele perché è l’interlocutore che gli si addice di più in questo momento. Israele è l'unico Stato democratico occidentale che non si è esposto, mantenendo relazioni con tutt’e due le parti e che quindi può fare da tramite nella trattativa, riportare credibilmente le sue posizioni a Zelensky e viceversa. Ciò è certamente molto utile, in questa fase”.

Il legame di Israele con la Russia è sia nei numeri che negli interessi comuni. Nei numeri, prima di tutto: il 15% della popolazione dello Stato ebraico è russofona. Non tutti provengono dalla Russia, perché i russofoni sono distribuiti in tutte le repubbliche ex sovietiche. Ma il legame con Mosca è sempre importante, come hanno dimostrato le ultime campagne elettorali. Per contendere i voti degli ebrei russi ad Avigdor Lieberman, loro rappresentante naturale che però è originario della Moldavia, nelle elezioni del 2019 e del 2020 il premier uscente Benjamin Netanyahu esponeva poster in cui si ritraeva sorridente assieme a Putin.

Interessi comuni: può sembrare strano che l’alleato storico degli Stati Uniti nel Medio Oriente abbia interessi di sicurezza condivisi con la Russia di Putin. Soprattutto considerando che il Cremlino è il protettore dell’Iran (a cui ha fornito consulenza sul programma atomico) e riceve disinvoltamente esponenti di Hamas ed Hezbollah. Il fatto stesso che i russi abbiano schierato in Siria (altro nemico acerrimo di Israele) sistemi missilistici anti-aerei S-400, in grado di coprire i cieli fin sopra l’aeroporto Ben Gurion, ma non sia mai scoppiata una crisi fra Russia e Stato ebraico, dice più di mille pagine di analisi. Almeno dal 2015, infatti, c’è un accordo tacito fra la Russia e Israele per cui l’aviazione con la stella di David può sorvolare il Libano e la Siria, passando illesa sopra i missili russi, e colpire bersagli militari iraniani e di Hezbollah. Uno di questi raid è avvenuto il 7 marzo, a guerra ucraina già iniziata e la risposta russa è stata, come sempre, nulla. In pratica, Mosca, pur proteggendo il regime di Assad, consente a Israele di difendersi, impedendo ai suoi nemici di armarsi troppo.

Il legame con la Russia potrebbe creare problemi, semmai, con Kiev. La propaganda russa sulla “denazificazione” del governo ucraino fa molta presa sui russi di Israele. Nei forum di discussione, gli interventi si riempiono di riferimenti storici ai pogrom subiti dagli ebrei ucraini e alla collaborazione locale alla Shoah (il massacro di Babij Jar o il pogrom di Lviv). Durante la fase più acuta della guerra del Donbass, dal maggio 2014 al febbraio 2015, la presenza, al fianco dell’esercito ucraino, di milizie volontarie nazionaliste e di estrema destra, come il tristemente famoso Battaglione Azov, ha ulteriormente alienato l’opinione pubblica ebraica. Tuttora, fra gli ebrei russofoni, soprattutto, non è raro sentir parlare di “banderisti” riferito ai soldati ucraini: da Stepan Bandera, leader indipendentista anti-sovietico che nel 1941 si alleò con i nazisti (anche se nel 1942 venne da loro internato a Sachsenhausen).

Ma l’Ucraina del presente è tutto meno che un Paese antisemita. Basti pensare che lo stesso presidente, Volodymyr Zelensky, è ebreo ed è stato eletto a gran maggioranza, anche dai russofoni. La comunità ebraica ucraina è molto numerosa e influente. A Dnipro, nel 2012, è stato inaugurato il più grande centro ebraico d’Europa. La comunità ebraica in Ucraina, attualmente, conta più di 200mila persone. Solo poche centinaia hanno lasciato il Paese a causa della guerra. I giovani in età da militare stanno combattendo per la loro patria ed anche nella guerra del Donbass, nelle file degli ucraini e contro i russi (e loro alleati locali) combattevano anche ebrei volontari, persino in formazioni considerate “naziste” come Pravy Sector. I civili ebrei stanno subendo i bombardamenti russi, come tutti gli altri. E gli israeliani di origine ucraina chiedono al governo di intervenire maggiormente in difesa di Kiev, o tornano in Ucraina come volontari, per combattere i russi.

A livello diplomatico, i governi ucraini, post-rivoluzione del Maidan, sono sempre stati tendenzialmente filo-Israele, molto più della Russia e della media degli Stati europei, come dimostra la storia recente dei voti all’Onu. E Israele ricambia, avendo votato a favore della mozione dell’Assemblea Generale che condanna l’invasione russa dell’Ucraina.

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