Mosca: "Presa Mariupol". Ma 2 mila ucraini resistono nell'acciaieria

Nella notte il leader ceceno ha indicato nella data odierna la definitiva caduta di Mariupol. Da Washington il presidente Usa Joe Biden promette nuovi aiuti a Kiev

Mosca: "Presa Mariupol". Ma 2 mila ucraini resistono nell'acciaieria

Occhi puntati in Ucraina ancora su Mariupol. Nelle ultime ore si è pronunciato in merito il leader ceceno Kadyrov. “Entro oggi – ha dichiarato in un video – le forze russe avranno il completo controllo delle acciaierie di Mariupol”. E poco dopo le 10:00, ora di Mosca, è arrivato l'annuncio ufficiale da parte del ministero della Difesa russo. "Mariupol - ha dichiarato il ministro della Difesa Shoigu - è sotto il nostro controllo". Per Putin si tratta di un "grande successo". "La liberazione di Mariupol - ha dichiarato il presidente russo - è un traguardo importante. Garantiremo condizioni dignitose agli ultimi ucraini che vogliono arrendersi".

La situazione a Mariupol

Ma com'è realmente la situazione a Mariupol? Rispetto a ieri sera non ci sono cambiamenti sostanziali. La resistenza ucraina è ancora presente all'interno delle acciaierie Azovstal. E infatti è stato lo stesso Shoigu a specificare che "la città è sotto il nostro controllo, eccezion fatta per l'area della acciaierie". Shoigu ha dato queste comunicazioni direttamente al presidente Putin. La tv russa ha trasmesso l'incontro tra i due avvenuto nella residenza della presidenza della federazione russa.

Il vero cambiamento è di ordine politico. Putin infatti ha deciso di non procedere con l'assalto alle acciaierie. "Un assalto contro la zona industriale - ha dichiarato il presidente russo - è poco opportuno. Morirebbero molti soldati russi". Ma ha dato ordine a Shoigu di isolare completamente la zona "in modo che non voli una mosca". Per il Cremlino, in poche parole, la faccenda è già chiusa: Mariupol viene considerata sotto il proprio controllo anche senza avere ancora in mano l'impianto Azovstal.

"La liberazione di Mariupol è stata un successo - ha poi dichiarato Putin - chiediamo agli ultimi soldati ucraini di arrendersi. A loro garantiremo un trattamento dignitoso". Nella tarda serata di mercoledì, due stretti consiglieri di Zelensky si sono detti disposti a recarsi a Mariupol e trattare l'uscita di civili e militari.

In particolare, David Arakhamia e Mykhailo Podolyak hanno annunciato la possibilità di negoziati specifici su Mariupol e provare quindi a sbloccare la situazione. La città al 90% è in mano russa e filorussa, ma quello spicchio ancora controllato dagli ucraini corrispondente allo stabilimento Azovstal è difficile da espugnare.

Tra i bunker e i lunghi corridoi della struttura i soldati di Kiev, in gran parte appartenenti al Battaglione Azov, rischiano di rimanere senza rifornimenti e senza cibo. All'interno sarebbero presenti anche numerosi civili. Da qui la possibile trattativa per permettere il recupero delle persone intrappolate e porre termine alla più disastrosa crisi umanitaria della guerra in Ucraina. Poi nella notte le “previsioni” di Kadyrov hanno dato ulteriori indicazioni sulla possibilità di una caduta entro oggi di Mariupol e della fine degli scontri.

Biden promette nuovi aiuti

Le sirene di allarme aereo hanno risuonato anche nella stessa Kiev, lì dove la situazione da giorni appariva complessivamente più tranquilla. A pochi chilometri a ovest della capitale, le sirene sono state udite a Zhytomyr, mentre più a nord l'allerta è stata diramata a Chernihiv. Tutte località di recente liberate dalla morsa russa, ma sempre nel mirino dei raid.

Le bombe nell'ultima notte sono cadute in modo piuttosto pesante su Kharkiv e nella regione circostante. Mercoledì sera nella vicina Lozova sono stati segnalati raid con missili a lungo raggio. Intensi bombardamenti anche a Mykolaiv, città nel mirino da giorni in quanto situata a metà strada tra Kherson, controllata da marzo dalle truppe di Mosca, e Odessa.

Nel frattempo, spinto forse anche dalle notizie relative a una possibile escalation, il presidente Usa Joe Biden, incontrando vertici militari alla Casa Bianca, è tornato sul discorso relativo agli aiuti da fornire all'Ucraina. “Armi e munizioni affluiranno verso l'Ucraina ogni giorno – ha dichiarato – dobbiamo aiutare Kiev a respingere l'invasione russa”.

Si torna a parlare di trattative

L'unica notizia parzialmente positiva è data dal ritorno delle prospettive di negoziati tra le due parti. Ieri il portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha parlato di trattative in corso sullo status della Crimea, del Donbass e della neutralità di Kiev.

Proposte che sarebbero state inviate, a detta dei delegati negoziali di Mosca, al governo ucraino. Anche se il presidente Zelensky, incontrando il presidente del consiglio europeo Charlaes Michel, ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna proposta.

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