"Invasione colonialista": aborigeni contro l'Australia Day

Il governo di destra del primo ministro Scott Morrison si oppone a qualsiasi cambiamento del giorno e delle motivazioni di una delle principali feste d'Australia. Aborigeni in piazza paralizzano il traffico a Sidney

"Invasione colonialista": aborigeni contro l'Australia Day

In occasione dell'Australia Day, nell'enorme paese oceanico decine di migliaia di persone si sono radunate in diverse città per chiedere l'abolizione della festa nazionale che si celebra ogni anno il 26 gennaio.

L'Australia Day segna l'anniversario dell'arrivo, nel 1788, della "Prima flotta" di navi britanniche a Port Jackson, nel Nuovo Galles del Sud, e l'innalzamento della Bandiera della Gran Bretagna a Sydney Cove da parte dell'allora governatore Arthur Phillip. Questo sbarco sancì la sovranità britannica sulla costa orientale (allora nota come New Holland). Ma per molti indigeni australiani questa ricorrenza è da considerarsi una festa "colonialista", una "Invasion Day" (facendo riferimento ai loro antenati che sono stati decimati) o, quanto meno, per gli aborigeni risparmiati, la festa del "Survival Day", dei sopravvissuti ai "coloni stranieri".

Nell'Australia del 2019 le celebrazioni riflettono lo spirito di divisione che alberga nella società, una nazione super moderna ma che ha paura delle sue radici europee e cristiane. Normalmente l'Australia Day è contrassegnato da numerosi eventi che coinvolgono le varie comunità e le famiglie, attività culturali che propongono di riflettere sulla storia australiana, discorso del capo dello stato e premi ufficiali legati alla festa. Ma quest'anno migliaia di manifestanti hanno marciato in diverse città scandendo vari slogan, come "sempre era e sempre sarà terra aborigena" e "nessun orgoglio per il genocidio".

In molti, a Sydney (dove alla manifestazione hanno partecipato almeno 5 mila persone, paralizzando il traffico cittadino), Melbourne, Canberra e in altre città australiane hanno marciato indossando una maglietta con i colori nero, giallo e rosso, quelli della bandiera aborigena.

Il governo di destra del primo ministro Scott Morrison, che affronterà le elezioni generali a maggio, si oppone a qualsiasi cambiamento del giorno e delle motivazioni della festività. Assistendo alle celebrazioni ufficiali a Canberra, Morrison ha detto che nel paese hanno prevalso "l'idealismo e l'illuminazione", non "la crudeltà e l'espropriazione". "Queste grandi idee sono il fondamento della nostra moderna nazione, e ci permettono di scrivere una grande storia insieme", ha detto Morrison alle folle della capitale.

Ma i circa 700 mila indigeni australiani, non la pensano così, anche perchè sono proprio loro, che vivono nelle condizioni economiche peggiori e sotto tutti gli indicatori economici e sociali che, invece, sono abbastanza positivi per il resto dei 25 milioni di cittadini australiani.

"Questo paese si ferma per una corsa di cavalli, si ferma per una finale del Football, si ferma per il compleanno della regina e si ferma per l'Anzac Day (la commemorazione del 25 aprile in memoria di tutti i soldati delle forze armate australiane, ndr.) e non abbiamo mai un momento in cui questo paese si ferma ancora a riflettere sui primi popoli di questo paese e il dolore e la sofferenza che abbiamo subito dopo la colonizzazione ", ha detto Lidia Thorpe, ex membro del parlamento aborigeno.