"Via libera al burkini in piscina". A Grenoble scoppia la protesta

Passa la delibera voluta dal sindaco ecologista che sdogana topless e burkini nelle piscine comunali. Marine Le Pen attacca: "Sottomette la repubblica alle pressioni islamiste"

"Via libera al burkini in piscina". A Grenoble scoppia la protesta

Il burkini continua a dividere la Francia. Ma se nel 2016 a far discutere era il divieto di indossarlo in spiaggia e nelle piscine pubbliche, oggi la prospettiva si è ribaltata e ad essere finita al centro delle polemiche è una mozione che sdogana la "modest fashion" a bordo vasca. Il caso è scoppiato a Grenoble, cittadina del sud est della Francia, dove il sindaco della sinistra ecologista Éric Piolle, in nome dei diritti delle donne (vallo a spiegare a quelle afghane, costrette a guardare il mondo dalla fessura del burqa) ha deciso che nelle piscine comunali ci si potrà presentare in qualsiasi tenuta: dal topless al costume con velo incorporato che copre le forme dalla testa ai piedi.

Dopo settimane di polemiche da parte dell’opposizione conservatrice, capitanata dall’ex sindaco Alain Carignon, lunedì il provvedimento è stato approvato con 29 voti favorevoli e 27 contrari. Ad opporsi sono stati anche 13 esponenti della maggioranza, mentre molti consiglieri hanno lasciato l’aula per protesta. L’accusa che viene rivolta al sindaco è quella di strizzare l’occhio all’islam politico, cedendo alle pressioni delle associazioni musulmane e sdoganando una mise che per qualcuno rappresenta un simbolo del radicalismo. Ma lui respinge le accuse al mittente e la butta sul femminismo: "Si tratta di una battaglia per fermare i divieti sul corpo delle donne, ma riguarda anche la salute, per permettere a tutti di proteggersi dal sole, e la laicità, visto che non c’è una legge che vieta di indossare abiti religiosi in pubblico".

Una versione che però non convince le centinaia di cittadini che si sono radunati all’esterno del municipio per protestare, invocando proprio i valori laici della Republique. "Ho settant’anni, mia nonna non aveva il diritto di voto, ci siamo battuti per il diritto all’aborto e oggi ci dicono che bisogna coprire il corpo delle donne? Éric Piolle fa il gioco dell’islam politico", dice uno dei manifestanti a Le Figaro. "Il burkini non è un semplice abito, ha un significato politico e non può essere utilizzato in una piscina", obietta anche un altro residente. Ma ormai il dado è tratto. Grenoble è ufficialmente la terza città francese, dopo Rennes e Surgères, in cui la versione islamica del bikini si potrà liberamente indossare a partire dal prossimo primo giugno.

Ad appoggiare la battaglia del sindaco, nelle scorse settimane è stata Alliance Citoyenne, associazione che si batte per il diritto delle donne musulmane di indossare il velo ovunque, dalla spiaggia al campo da calcio, e che sarebbe legata ai Fratelli Musulmani. E proprio Alliance Citoyenne, nel 2019, aveva dato il via alle proteste sul divieto, ritenuto discriminatorio, di indossare il burkini nelle piscine pubbliche della città. Il primo cittadino ecologista rivendica però l’indipendenza della sua iniziativa. Il divieto di indossare il burkini, ha replicato a chi lo ha accusato di essere stato influenzato dall’organizzazione musulmana, "è una violazione del diritto all’uguaglianza, che non è giustificata né da ragioni di igiene né di sicurezza".

"Stiamo discutendo di un argomento tanto demagogico quanto pericoloso, la sua portata è immensa e la vostra responsabilità sarà considerevole", ha ribattuto Emilie Chalas, consigliere municipale del partito del presidente Macron e deputato dell’Isère. Un altro deputato all’Assemblea Nazionale, Eric Ciotti, dei Republicains, ha annunciato che presenterà una proposta di legge per vietare il burkini in piscina, in risposta all’iniziativa del comune di Grenoble. Sulla questione è intervenuta anche Marine Le Pen, che ha accusato il sindaco Piolle di voler "sottomettere la Repubblica alle pressioni islamiste".

E a muoversi per il ritiro della delibera è anche il governo. Il prefetto della regione dell’Isère, su mandato del ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, ha annunciato che farà ricorso al tribunale amministrativo. Il presidente della regione Alvernia-Rodano-Alpi, Laurent Wauquiez, dei Republicains, invece, va oltre ed è pronto a tagliare "tutte le sovvenzioni" al comune guidato da Piolle per contrastare quello che definisce un "atto di separatismo".

Commenti