Libia, Haftar non ha firmato la tregua a Berlino

Secondo fonti diplomatiche russe, il generale della Cirenaica si è rifiutato di firmare la tregua proposta nel documento approvato durante il vertice di Berlino. Intanto è giallo sul suo comportamento nella capitale tedesca: "Non ha più risposto al telefono"

Libia, Haftar non ha firmato la tregua a Berlino

Lo stesso copione visto a Palermo, Khalifa Haftar lo ha recitato ieri anche a Berlino. Nel capoluogo siciliano, nel vertice organizzato dall’Italia nel novembre 2018, il generale si era fatto attendere, poi è arrivato ma nonostante questo ha continuato a dire di non prendere parte al summit.

Domenica nella capitale tedesca invece, l’uomo forte della Cirenaica si è fatto ancora una volta “desiderare”. Dalle 17:00 in poi, è la ricostruzione arrivata da diversi ambienti diplomatici, il suo cellulare ha iniziato a squillare a vuoto. Lui, sistemato all’interno di una stanza della cancelleria in attesa di informazioni dal vertice in corso, non ha più risposto al telefono alle chiamate di chi lo voleva avvisare circa gli esiti della riunione.

E dall’altra parte del telefono, non c’erano certo persone qualsiasi. A provare a chiamare Haftar, per un lungo pomeriggio, è stata la stessa cancelliera Angela Merkel. Senza però riuscire a riprendere la linea con il generale, il quale non ha più dato notizie di sé.

Si è scoperto, a serata inoltrata, che ad un certo punto il leader del Libyan National Army ha anche lasciato Berlino senza alcuna comunicazione, nemmeno agli stessi alleati: “Si è comportato in maniera strana – ha confermato una fonte diplomatica russa all’Agi – ha spento il telefono, si è reso irraggiungibile e, senza avvertire nessuno, se ne è andato”.

Haftar sa come attirare l’attenzione su di sé, la scuola del resto sembra quella di Muammar Gheddafi. Il rais era solito stravolgere programmi e protocolli in base alle bizzarrie (spesso per la verità premeditate) del momento. Quando per esempio è arrivato per la prima volta a Roma, nel 2009, più volte con l’aereo già in prossimità della capitale ha minacciato di tornare indietro se non venivano rispettati i dettagli del protocollo nel momento del suo approdo.

Chi era a Palermo nel novembre 2018, non ha notato alcuna differenza ieri a Berlino nel comportamento di Haftar. Il generale, così come nel capoluogo siciliano e, più di recente, a Mosca, ha fatto in modo di far pesare la sua mancanza, le sue scelte e di conseguenze anche il suo ruolo all’interno del dossier libico.

Cosa ancora più grave, è che ancora in queste ore non si conoscono le sue posizioni sul documento approvato ieri a Berlino e che comprende 55 punti riguardanti il futuro della Libia. A vertice finito, si è saputo che sia il premier Fayez Al Sarraj che lo stesso Haftar hanno concordato su almeno due temi: il mantenimento della tregua, con il via libera ad una commissione militare congiunta, nonché una prossima conferenza intra libica da tenere a febbraio a Ginevra. Tuttavia, non c'è alcuna firma apposta dal generale, né tanto meno una sua comunicazione.

Ma a questo punto, il via libera alle tregua, obiettivo minimo della conferenza tenuta nella capitale tedesca, è tutt’altro che certa. Il generale in questo momento dovrebbe essere a Bengasi, avvolto da un silenzio che oramai dura da più di 24 ore e che sta sorprendendo i suoi stessi alleati. A cominciare dalla Russia, il cui governo già a Mosca, in occasione dei colloqui della settimana scorsa, ha dovuto fare i conti con l’improvvisa partenza di Haftar dalla città senza aver firmato nulla riguardo all'accordo in discussione nella capitale russa.

Il timore, è che il generale della Cirenaica non abbia accettato pienamente il cessate il fuoco ed a breve possa definitivamente riprendere le ostilità. Oppure che, ed è questa una delle ipotesi maggiormente prese al vaglio, stia cercando ancora una volta di far pendere la bilancia verso le proprie ragioni per far prevalere le proprie aspettative. E che, di conseguenza, il comportamento tenuto durante e dopo il vertice di Berlino sia un modo per continuare ad alzare la posta in gioco.

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