L'Isis dichiara guerra all'Italia

Il Califfo minaccia: "I mujaheddin proseguiranno finché non raggiungeranno Roma". Per la propaganda jihadista Roma è il luogo simbolo dell’Occidente cristiano

Abu Bakr Al Baghdadi, in una rara immagine che lo ritrae in moschea a Mosul
Abu Bakr Al Baghdadi, in una rara immagine che lo ritrae in moschea a Mosul

Lo Stato islamico dichiara guerra all'Italia. "La marcia dei mujaheddin proseguirà fino a quando non raggiungerà Roma". A tuonarlo, in un audio messaggio di 17 minuti, è il leader dell’Isis Abu Bakr Al Baghdadi aggiungendo che "i missili dei crociati non fermeranno la nostra avanzata su Roma". Per la propaganda jihadista Roma è il luogo simbolo dell’Occidente cristiano.

L’Isis diffonde un nuovo messaggio audio del Califfo. Dopo Dopo le voci sulla morte in un raid americano, al Baghdadi torna a minacciare l'Occidente esortando i jihadisti a "portare i vulcani della jihad ad eruttare ovunque". Nel nuovo audio diffuso da Site, il sito americano che monitora l'estremismo islamico sul web, il leader dello Stato islamico si scaglia contro l'invio di altri 1.500 soldati americani annunciato dalla Casa Bianca il 9 novembre, il giorno dopo la diffusione di voci dell'uccisione in un raid aereo, e eventi ancor più recenti come l’impegno del gruppo Ansar Beit al Maqdis e combattenti in Libia, Arabia Saudita e Yemen che risalgono all’11 novembre: indicando così che è vivo. "I raid aerei degli Stati Uniti e degli alleati in Siria e Iraq - aggiungerebbe - non fermeranno le forze dello stato islamico". Per il leader jihadista, la partecipazione alla coalizione internazionale anti-Stato islamico dei piloti dei Paesi del Golfo "solo una farsa mediatica". "Gli ebrei e i crociati - sostiene la voce - non hanno bisogno dei piloti effeminati tra i soldati dei governanti del Golfo. E la storia della loro partecipazione nella crociata è solo una farsa mediatica".

Impegnato in una guerra su un vastissimo fronte tra Iraq e Siria e sottoposto ai bombardamenti della Coalizione internazionale a guida Usa, l’Isis sembra sempre più intenzionato ad accreditarsi come vero e proprio ’Statò islamico. Dopo l’annuncio dell’emissione di passaporti e l’istituzione di una linea di trasporti tra i due Paesi, i predicatori di diverse moschee, in particolare a Mosul, in Iraq, hanno annunciato nei giorni scorsi l’intenzione di reintrodurre il dinaro d’oro, moneta degli albori dell’islam, in sostituzione del regolare dinaro iracheno e della lira siriana. Oltre al dinaro d’oro, sarebbe coniato il dirham d’argento, secondo quanto scrivono diversi siti arabi, riferendo gli annunci fatti durante le preghiere collettive dello scorso venerdì. Se dovesse effettivamente essere avviata, l’operazione dimostrerebbe la forza economica di cui lo Stato islamico dispone, potendo contare su entrate di un milione di dollari al giorno dalla vendita sul mercato nero del petrolio estratto dai pozzi caduti nelle sue mani sia in Siria sia in Iraq.

Proprio in Iraq almeno quattordici persone sono morte in una serie di attentati suicidi che hanno preso di mira soldati e poliziotti. Operazioni kamikaze attribuite all'Isis che dimostrano come il fronte iracheno si via via più cruciale.

È qui che, grazie ai lettori del Giornale.it e agli Occhi della guerra, si trova il nostro reporter Fausto Biloslavo. Oggi ci ha raccontato Jurf al-Sakhar, un crocevia strategico che permetteva allo Stato islamico di infiltrare uomini ed armi nella capitale e che oggi è diventato un cimitero di blindati.

DIARIO DALL'IRAQ

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