L'Italia è il mio amore costante

Iniziai a studiarla per una frase di Engels sul Risorgimento: l'italiano è "il fiore più bello delgiardino". Da allora, per 50 anni, non ho mai smesso

Questo è per me un anno memorabile. Non solo perché è il 50esimo anniversario dell'allacciamento di relazioni diplomatiche tra Cina e Italia, ma anche perché sono passati proprio 50 anni da quando iniziati ad impegnarmi in una ricerca dedicata all'Italia. Nell'arco di tutti questi anni sono venuta in Italia per studi ulteriori, collaborando con diversi istituti italiani di ricerca ho beneficiato delle politiche di riforma e apertura della Cina e del continuo sviluppo delle relazioni sino-italiane; ho condotto ampi e approfonditi scambi e insieme collaborazioni con tanti esperti, studiosi, funzionari governativi e imprenditori italiani; ho avuto infine la possibilità di instaurare una profonda amicizia con loro, assistendo alla crescita delle relazioni amichevoli tra i nostri due Paesi. Quando ero al liceo, ho iniziato a prestare attenzione all’Italia frequentando due corsi, uno di geografia e l’altro di storia del mondo. Prima di entrare all’università, lessi per caso un articolo scritto da Engels a sostegno del Risorgimento italiano.

All’inizio dell’articolo, Engels paragonò l’italiano al "fiore più bello del giardino”, e queste parole suscitarono in me una grande curiosità. Mi sono interessata alle lingue straniere e ho espresso il desiderio di imparare l’italiano. Alla fine sono stata ammessa al dipartimento di lingua italiana presso la facoltà di lingue straniere del Beijing Broadcasting Institute (oggi Communication University of China). Dopo la laurea, sono stata assegnata alla sezione italiana di Radio Cina Internazionale, e ho assistito dal vivo alla trasmissione della notizia sull’allacciamento delle relazioni diplomatiche tra Cina e Italia il 6 novembre del 1970. Nel 1979, anno in cui la Cina lanciò la politica di riforma e apertura, ho avuto la fortunata opportunità di studiare all’Università della Calabria; lì c’erano altri 5 studiosi in visita e 10 giovani studenti universitari del secondo anno della Peking University, della Tsinghua University e dell’Università di Scienze e Tecnologia della Cina. Quello fu il primo gruppo di studio inviato in Italia dopo che la Cina attuò le politiche di riforma e apertura. Pietro Bucci, famoso chimico, professore e all’epoca rettore dell’Università della Calabria, era un attivo promotore degli scambi in materia di istruzione ed era solito dire che: “l’Università della Calabria è un ponte tra Italia e Cina”.

In quell’ateneo ho frequentato i corsi di storia europea moderna ed ho incontrato il mio relatore, il professor Michele Fatica. Era un uomo non alto, ma era forte e robusto, e a lezione parlava con una voce potente e chiara. Saputo che ero cinese, mi rivolse questa domanda: “Conosci Matteo Ripa?”. Scossi la testa: “Non lo conosco”. Mi raccontò allora che Matteo Ripa fu un missionario che giunse a Macao nel 1710 e successivamente si recò alla Città Proibita, dove le sue doti di scultore e pittore furono apprezzate dall’imperatore Kangxi. Nel 1724 Matteo Ripa tornò a Napoli con quattro studenti cinesi e, dopo tanti anni di lavoro fondò il Collegio dei Cinesi, primo nucleo dell’istituzione che poi sarebbe diventata l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Il professor Fatica sperava che potessi condurre delle ricerche insieme a lui sul diario di Matteo Ripa, tuttavia gli spiegai che la Cina aveva appena attuato delle politiche di riforma e apertura e aveva la priorità di accellerare lo sviluppo. “Ogni popolo e ogni Paese deve imparare dagli altri popoli, conoscerne i punti di forza e le scienze e tecnologie più avanzate” dichiarava allora Deng Xiaoping. Io speravo di saperne di più sulle esperienze dello sviluppo italiano e per questo motivo, oltre ai corsi di storia europea moderna, frequentai anche delle lezioni di economia.

Durante il mio periodo di studio presso l’Università della Calabria, il professor Fatica mi fu di grande aiuto. Quando seppe che non avevo soldi per comprare libri, incoraggiò i miei compagni di classe a donarmi testi e dizionari.Con un atteggiamento amichevole e rispettoso nei confronti della Cina, nel 1982 il professor Fatica iniziò a studiare gli appunti di Matteo Ripa e molta letteratura relativa a questo tema.
Nel 1991 e nel 1996 pubblicò rispettivamente il primo volume delle Memorie di Matteo Ripa (1705-1711) e il secondo (1711-1716). Inoltre il professore scrisse l’introduzione, insieme alle note e ai commenti ed elencò in appendice diversi altri documenti. Il successo di questa grande opera a cui lavorò per ben 14 anni fece di lui un esperto di fama internazionale sul personaggio e sull’operato di Matteo Ripa e fu invitato diverse volte in Cina per tenere delle conferenze. Alla fine dell’ottobre 1981 terminai gli studi presso l’Università della Calabria, tornai in Cina e fui trasferita all’Istituto di Studi Europei dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali (CASS), che era appena stato creato, e da allora iniziai a dedicarmi ad alcune ricerche sull’Italia. A maggio del 1985 ebbi fortunatamente una buona occasione. Attraverso un’attività di “abbinamento” organizzata dall’ambasciata cinese in Italia, l’Istituto di Studi Europei stabilì una collaborazione con la Fondazione Agnelli a Torino.

Questa Fondazione era stata creata nel 1966 per commemorare il centenario della nascita del senatore Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat, allo scopo di sostenere le ricerche accademiche e promuovere nel mondo la conoscenza dell’economia, delle scienze, della società e della cultura italiana. Il dottor Marcello Pacini, all’epoca direttore della fondazione, era un visionario: con la sua vigorosa attività di promozione, le due parti raggiunsero un accordo per un progetto di cooperazione di cui fui nominata responsabile. Questa collaborazione durò 11 anni, fondammo la rivista Italia oggi, scrivemmo e pubblicammo 6 monografie sull’Italia, tra cui “La via dell’industrializzazione italiana” (1991) e “Il Regno delle piccole e medie imprese - Italia” (1996) che funsero da punto di riferimento per l’industrializzazione e
lo sviluppo delle PMI della Cina. Nel 1993, con il sostegno della Fondazione Agnelli, io e il professor Rong Dianxin traducemmo e pubblicammo il capolavoro del celebre storico, il professor Giovanni Spadolini, Gli uomini che fecero l’Italia. La storia dell’Italia moderna attraverso i ritratti dei protagonisti. La versione in lingua cinese di quest’opera ha vinto il premio straordinario dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali (CASS) e il premio culturale del Ministero degli Affari Esteri italiano. Su invito del Comitato nazionale dell’Assemblea Popolare Nazionale cinese, il professor Spadolini, all’epoca presidente del Senato italiano, giunse in visita a Pechino nel febbraio del 1994 e partecipò alla cerimonia di presentazione dell’edizione cinese del libro organizzata dalla CASS. Nel corso dell’evento tenne un discorso in cui disse che nel mondo esistono pochi Paesi geograficamentedistanti ma con legami lunghi e fruttuosi come quelli tra l’Italia e la Cina, in ambito politico, economico e culturale.

Secondo Spadolini, i rapporti tra Italia e Cina rappresentano un aspetto glorioso della loro storia e una ricchezza che resterà nelle mani delle generazioni future. Egli espresse inoltre la speranza che i posteri possano considerare questi rapporti come un tesoro e continuare a coltivare il giardino dell’amicizia, che è l’unica garanzia per la pace e il progresso dell’umanità. Ancora oggi, quando richiamo alla mente
quel discorso, trovo le parole del professor Spadolini particolarmente ispiranti. Nel commemorare il cinquantesimo anniversario dell’istituzione di relazioni diplomatiche tra Cina e Italia, non bisogna dimenticare il defunto amico, professor Luigi De Rosa, che ha offerto un forte contributo alla promozione degli scambi e della cooperazione in materia di scienze sociali tra Cina e Italia. De Rosa è stato uno dei più famosi storici dell’economia del XX secolo, noto anche per essere un autore prolifico. Nell’autunno del 1983, all’epoca presidente della Commissione economica e statistica dell’Italia, egli visitò l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali come rappresentante del CNR per discutere di progetti di cooperazione. Lavorai come interprete per lui durante la sua visita a Beijing. Pubblicò nel 1996 un influente articolo accademico, “Il futuro economico sarà dell’Asia orientale?” (Rassegna Economica, N.3, luglio-settembre 1996),
e quando tutti lodavano il Giappone e i “quattro draghi asiatici” quali rappresentanti dello sviluppo economico dell’Asia orientale,
lui esortava ad non ignorare la Cina. “La grande trasformazione industriale dell’Asia orientale si è svolta, e si va svolgendo, all’insegna
di una pluralità di contributi, ciascuno dei quali non manca di lasciare la sua impronta, ed anche la Cina, pur partendo da una condizione di relativa debolezza, è riuscita a imporvi il segno della sua mentalità e tradizione”. Il professor De Rosa utilizzò una
serie di dati convincenti per dimostrare che l’economia cinese stava decollando e suggerì che l’UE, allora CEE, (compresa l’Italia)
avrebbe dovuto rafforzare le sue relazioni economiche con la Cina.

Attraverso De Rosa, l’Istituto di Studi Europei dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali (CASS) collaborò per undici anni (2002-2013) con la rivista “Economia italiana / Review of Economic Conditions in Italy” fondata nel 1947. Dal 2005 al 2013, il professor Paolo Savona e il professor Paolo Guerrieri, due economisti insigni, si avvicendarono nell’incarico di direttore scientifico, il dottor Michele Barbato fu direttore responsabile, e il professor Giovanni Farese fu responsabile della redazione. Per adattarsi alla nuova situazione e rafforzare la cooperazione economica tra Cina e Italia, le due parti condussero più ricerche comparative sul tema degli interessi comuni, con la stesura e la pubblicazione di monografie. Dopo essere andata in pensione, mi sono concentrata maggiormente sulla formazione di giovani studiosi dediti alle ricerche sull’Italia, organizzando attraverso l’Associazione cinese di Studi sull’Italia seminari di livello universitario e lavorando come direttore di alcune opere accademiche relative all’Italia. Nel 2017, ho organizzato i lavori per la scrittura e la pubblicazione di l’Italia che cambia (a cura della sottoscritta e di Sun Yanhong), una ricerca condotta per il 70% da studiosi giovani. Quest’anno mi sto occupando, insieme ad altri studiosi cinesi, di alcune ricerche sul tema “scambio e cooperazione tra Cina e Italia in 50 anni di relazioni diplomatiche”. La mia passione per l’Italia non è mai diminuita, e forse durerà per sempre il mio amore per questo Paese .

L’autrice è senior research fellow e tutor di dottorato presso l’Istituto per gli studi europi dell’Accademia cinese delle scienze sociali. Nel 1993 le è stato conferito l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Italiana; nel 1998 le è stato conferito il Premio Culturale delMinistero degli Affari Esteri italiano; nel 2005 le è stata conferito il grado di Commendatore dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana.

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