"Transponder spento". L'occhio della Nato sullo Zar: cosa sta succedendo in mare

Un velivolo militare decollato da Sigonella ha spento i contatti radar appena a sud di Malta: la Nato non vuole farsi "scoprire" dal sottomarino e dalla flotta russa che occupano le acque del Mediterraneo

"Transponder spento". L'occhio della Nato sullo Zar: cosa sta succedendo in mare

Dopo la missione di 30 ore di un drone decollato dalla base militare di Sigonella che ha sorvolato i cieli ucraini a caccia di informazioni, un altro drone Global Hawk si è levato in volo dalla base siciliana sempre con direzione dell'Ucraina. A segnalarlo è stato "l'occhio" attento della Nato che controlla anche tutte le altre mosse che si succedono nel Mar Mediterraneo, la più importante delle quali riguarda il sottomarino nucleare russo Akula, lungo 110 metri e armato con missili cruise privi di testata atomica.

Nessun segnale dal radar

La cosa curiosa che è l'Atr P-72A italiano decollato questa mattina, secondo ItalMiradar, che monitora costantemente l'andamento di aerei e navi militari nel Mediterraneo, l'aereo ha spento il suo transponder (dispositivo di comunicazione) Ads-B mentre volava a sud di Malta. In passato, questo tipo di missioni di pattugliamento venivano svolte al largo della Libia. Cosa significa? Tante cose, una su tutte la delicatezza del tipo di missione a caccia di informazioni del sottomarino russo nel Mediterraneo. Si potrebbe spiegare anche in questa maniera la scelta dell'equipaggio di spegnere il segnale di comunicazione, per evitare l'occhio indiscreto dei russi sott'acqua e condurre la loro ricognizione senza timori. A Sigonella, spiega il sito della Difesa, vi sono quattro velivoli del Programma P72A, l'ultimo dei quali era arrivato in Sicilia a febbraio dello scorso anno. Il primo dei quattro P-72A era giunto sull'aeroporto siciliano il 25 novembre 2016, in sostituzione dell'omologo Pattugliatore Marittimo Antisommergibile BR-1150 Atlantic.

Il piano di Mosca

Come abbiamo scritto su InsideOver, oltre al sottomarino sarebbero presenti anche due incrociatori di classe Slava, versioni teoricamente dotate di missili anti-nave per renderle idonee a missioni di scorta e di prima linea. Insomma, i russi arricchiscono la loro flotta sul Mediterraneo per rafforzare l’attacco sull’Ucraina con fini strategici grazie alla loro posizione: è molto probabile che Putin voglia utilizzare questa flotta come deterrente contro la Nato. Così facendo, Mosca metterebbe pressione sullo stretto del Bosforo e sulla bocca d’ingresso al Mar Nero. Nelle scorse settimane, la flotta russa si era radunata nei pressi della Siria per poi spostarsi verso Cipro: adesso non dovrebbe essere lontana da Creta. Probabilmente, la missione partita poche ore fa da Sigonella cercherà di capire dove si trovano le "pedine" russe sul Mediterraneo per comprendere meglio tutti i loro spostamenti e capire quale è il piano di Putin.

Cosa succede con i droni

L'occhio attento della Nato vigila anche sulla novità di questa guerra, i droni Uav (Unmanned Aerial Vehicles), mini aerei telecomandati che restano a lungo in volo fino a quando non hanno individuato l'obiettivo da centrare.

Come detto all'inizio, da Sigonella si susseguono varie missioni di questi droni che sorvolano le aree calde del conflitto salvo poi fare rientro alla base con le informazioni necessarie. Gli ucraini, nelle ultime ore, ne hanno abbattuti alcuni inviati dai russi, soprattutto nei pressi di Odessa e della sua regione.

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