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La madre di uno jihadista: “Mio figlio non è un terrorista”

Il racconto di una donna che è andata fino in Siria per strappare il ragazzo ai fondamentalisti: “Non è un terrorista"

La madre di uno jihadista: “Mio figlio non è un terrorista”

Da Londra alla Siria per riprendersi il figlio arruolatosi al fianco degli jihadisti. È la storia – raccontata dalla Bbc – di Linda, 45enne musulmana. La donna avverte David Cameron e tutto il Regno Unito: se non saranno avviati programmi di riabilitazione per coloro che tornano dalla Siria, il Paese si esporrà sempre più ad attentati. E gli ultimi numeri del Ministero dell’Interno parlano di circa 300 britannici tornati a casa dopo aver combattuto al fronte.

“Mio figlio non ha ricevuto alcun supporto volto a reinserirlo nella società” dice la donna, che aggiunge: “È molto grave e preoccupante che nessuno si curi di sostenere tutti quei giovani che tornano da quell’esperienza; potremmo rischiare un attacco come quello di Parigi. Ignorare i problemi non è il modo per risolverli”.

Plagiato da fanatici, il figlio ha fatto le valigie destinazione Siria. Ma agli occhi della madre non è (stato) un terrorista. Dopo essere riuscita a portarlo a casa lo ha curato giorno e notte, quando soffriva per i flashback di guerra e anche quando dava in escandescenze: “Le sue emozioni erano altalenanti e a volte si arrabbiava moltissimo”.

Dal Ministero degli Interni fanno sapere che le decisioni sui rimpatriati dalla Siria o dall’Iraq vengono prese caso per caso e che effettivamente alcune di queste persone possono essere state esposte ed esperienze traumatiche, mentre altre possono essersi radicalizzati e costituire dunque una seria minaccia per la sicurezza nazionale. Un portavoce fa sapere: “Alcuni è giusto che siano perseguiti penalmente per reati di terrorismo, mentre altri è bene aiutarli con percorsi di salute mentale”.

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