Di Maio: "In Libia serve salto di qualità". Ma rischia di essere troppo tardi

Luigi Di Maio, in un'intervista a La Stampa, ha affermato che l'Italia è pronta a fare un salto di qualità nella sua iniziativa in Libia. Il problema però è che adesso potrebbe essere troppo tardi: Turchia e Russia sempre più prossime a prendersi il paese nordafricano

Di Maio: "In Libia serve salto di qualità". Ma rischia di essere troppo tardi

Salto di qualità, missione europea a guida italiana, dialogo con tutti: sono questi i concetti chiave che il ministro degli esteri Luigi Di Maio ha espresso in un’intervista rilasciata a La Stampa.

Concetti relativi alla Libia, paese in guerra il cui dossier è stato colpevolmente trascurato negli ultimi mesi e che adesso l’Italia prova a riprendere in mano. Dopo il viaggio nel paese nordafricano, Di Maio ieri è stato in Libano. Anche qui la situazione è delicata e Roma non può stare con le mani in mano: il paese dei cedri sta cercando stabilità, è in preda ad importanti manifestazioni, le ultime vicende politiche non inducono a grande ottimismo ed anche da queste parti l’Italia ha tanti interessi economici da salvaguardare.

Ma nell’incontro con i giornalisti e nell’intervista sopra riportata, è ovviamente la Libia al centro delle attenzioni. Con gli ultimi due viaggi all’estero, Di Maio sembra forse aver capito finalmente di essere titolare della diplomazia e non un leader di un partito della maggioranza parcheggiato alla Farnesina per meri accordi politici.

Ed adesso il capo politico del Movimento Cinque Stelle, prova a ritagliarsi un proprio ruolo in quello che, già dal primo giorno per la verità, avrebbe dovuto essere il suo principale campo di lavoro.

Riguardo alla Libia, in primo luogo Di Maio ha affermato che l’Italia è pronta ad un “salto di qualità”: “Sono dell'idea – ha dichiarato il ministro degli esteri – che l'Italia debba riprendersi il suo ruolo naturale di Paese di riferimento nel Mediterraneo e lo debba fare dialogando con tutti, inclusi russi, turchi ed egiziani. È quello che sto facendo”.

Dalla Farnesina assicurano che negli ultimi giorni è un via vai di contatti: si parla con tutti, si ricevono diplomatici e funzionari libici, egiziani, tunisini, russi, francesi e tedeschi. L’impressione è quella di un’ennesima corsa contro il tempo. Si sta provando a ricucire ed a tornare centrali, sia alla Farnesina che a Palazzo Chigi ci si è resi conto del danno provocato da mesi di inattività sulla Libia.

Quel salto di qualità a cui ha alluso Di Maio, è in riferimento all’iniziativa europea da far guidare all’Italia: “L'Ue deve mostrarsi compatta – ha dichiarato il ministro – per questo sto lavorando anche alla promozione di una missione europea in Libia per ribadire l'importanza di avviare un dialogo inclusivo e intralibico per la stabilizzazione dell'area. Ho già sentito i miei omologhi europei, la proposta italiana ha raccolto entusiasmo e siamo fiduciosi”.

Una missione europea dunque, con l’Italia pronta a mettere in campo il suo inviato speciale, il cui nome dovrebbe essere reso noto nei prossimi giorni. Roma potrebbe rappresentare, per l’Europa, una sorta di testa di ponte in Libia, come già scritto su InsideOver. Sia il nostro paese che il vecchio continente rischiano di diventare marginali, gli interessi italiani, francesi e tedeschi in Libia potrebbero in queste settimane convergere, con Roma chiamata per l’appunto a riportare l’Europa protagonista nel dossier libico.

L’iniziativa italiana dovrebbe spianare la strada anche alla conferenza di Berlino, nel frattempo slittata da novembre a gennaio. Come detto, l’Italia vuole parlare con tutti e spingere per una soluzione che sia soltanto politica: “La soluzione alla crisi libica può essere solo politica e non militare – ha affermato ancora Di Maio nell’intervista – È ciò che ho spiegato sia a Sarraj che ad Haftar nel corso della mia recente visita”.

L’Italia dunque prova, nella consapevolezza di dover difendere i propri vitali interessi nazionali, ritornare protagonista in Libia. Qualcosa si sta muovendo, ma è il tempo a non essere dalla nostra parte: troppo quello perso specialmente negli ultimi mesi, troppe le occasioni in cui siamo rimasti inattivi. E se all’interno della Farnesina i contatti crescono, nelle stesse ore lungo l’asse Mosca – Ankara gli incontri si fanno sempre più frenetici. L’8 gennaio ad Istanbul si vedranno Putin ed Erdogan ed è in quella data, prima ancora che in quelle degli incontri che Italia ed Europa vorrebbero promuovere, che probabilmente si decideranno le sorti di buona parte del futuro della Libia.

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