La lunga giornata di Luigi Di Maio in Libia

Il ministro degli esteri Luigi Di Maio ha incontrato in Libia tutti i principali attori coinvolti nello scacchiere del paese nordafricano: Maitq ed Al Sarraj a Tripoli, Haftar a Bengasi e Saleh a Tobruck

La lunga giornata di Luigi Di Maio in Libia

La giornata di Luigi Di Maio è iniziata molto presto, con la partenza da Roma dell’aereo con destinazione Tripoli ed un’agenda fitta da curare per mandare in porto tutti gli appuntamenti concordati nei giorni scorsi.

In Libia è da quasi un anno che un rappresentante del governo italiano non metteva piede, l’ultimo è stato il 22 dicembre 2018 il presidente del consiglio Giuseppe Conte. Che i tempi fossero tornati maturi per un incontro sulla sponda africana tra rappresentanti italiani e libici, lo si era capito già la scorsa settimana.

Il mini summit di Bruxelles chiesto ed ottenuto dall’Italia, dove Conte ha parlato di Libia con Angela Merkel ed Emmanuel Macron, ha significato il ritorno di Roma sul dossier dopo mesi di inattività e passivo immobilismo. La sveglia è stata data dalla firma del memorandum tra Al Sarraj ed Erdogan, con i turchi che hanno iniziato a mettere nel mirino gli interessi italiani nella regione occidentale del paese nordafricano. Sabato pomeriggio poi, si era diffusa la notizia di un viaggio di Conte a Bengasi per incontrare Haftar. Nei circuiti mediatici era iniziata anche a girare una foto che ritraeva il presidente del consiglio accolto a Bengasi, ma lo scatto si riferiva alla visita del 22 dicembre 2018.

Conte sabato era a Roma, ma la notizia era falsa fino ad un certo punto. Infatti, dei preparativi per un viaggio in Libia erano iniziati ma non a Palazzo Chigi, bensì alla Farnesina. Domenica si è avuta non a caso conferma della visita di Luigi Di Maio sia in Tripolitania che in Cirenaica.

E così il ministro degli esteri si è messo in viaggio di buon ora per la prima tappa di questa visita lampo in Libia. A Tripoli Di Maio ha incontrato in primis il ministro degli esteri libico, Mohamed Siala, poco dopo il numero due del consiglio presidenziale, ossia Ahmed Maitiq. L’incontro con quest’ultimo non è stato né casuale e né da considerare di secondo piano.

Maitiq è uomo di fiducia dell’Italia, da sempre vicino al nostro paese e spesso a Roma negli ultimi anni quando c’era da approfondire punti importanti del dossier libico. Parla italiano ed ha fama di misuratino moderato, identikit perfetto per la diplomazia del nostro paese. Eppure nei giorni scorsi Maitiq è stato a Parigi, ha parlato all’Eliseo, una circostanza che per l’Italia ha suonato come un allarme: possibile che l’uomo di fiducia di Roma voli nella capitale francese? Ed alcune voci, a seguito del successivo ritiro della promessa di Macron di donare sei motovedette a Tripoli, hanno parlato di un Maitiq che in Francia non ha rappresentato il governo di Al Sarraj, bensì solo sé stesso e le fazioni di Misurata.

Ed anche l’incontro di oggi tenuto con Di Maio, ha sottinteso forse un principio di spaccatura tra Tripoli e Misurata. Perché infatti, è la domanda che in tanti si sono posti nelle ultime ore in Libia come in Italia, incontrare in separata sede sia il vice che il premier? Infatti, è solo dopo l’incontro con Maitiq che Di Maio si è soffermato con Fayez Al Sarraj.

A distanza di ore non è ben chiaro cosa i due si sono detti. Sul proprio canale Facebook, il governo di Tripoli ha specificato che Al Sarraj e Di Maio hanno toccato vari punti importanti, tra cui sicurezza, immigrazione ed economia: “Abbiamo ribadito l’elogio al governo italiano per il sostegno fin qui fornito – si legge nella nota diramata via social – ed anche per gli sforzi per la riconciliazione”.

Durante il colloquio a Tripoli tra Al Sarraj e Di Maio, a Roma il vice ministro Sereni assicurava che il titolare della Farnesina stava affrontando con il premier libico anche il discorso relativo al memorandum. Un argomento, quest’ultimo, che interessa forse più la maggioranza giallorossa che i libici e che nei mesi scorsi ha rischiato di logorare i rapporti tra i partiti della coalizione di governo.

Inevitabile anche un riferimento ad un altro memorandum, quello cioè tra Ankara e Tripoli. Al momento però, su questo argomento, né Al Sarraj e né Di Maio hanno rilasciato dichiarazioni. Il titolare della Farnesina, come riportato sempre da fonti del governo libico, ha nuovamente ribadito il sostegno ad una soluzione politica della vicenda.

Poi, subito dopo l’incontro a Tripoli, Di Maio assieme alla delegazione italiana è salito sull’aereo in direzione Bengasi. Qui il ministro ha incontrato il generale Haftar, prima di spostarsi verso Tobruck dove ha visto Aghila Saleh, presidente del parlamento.

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