La Merkel ora ha paura: ​blitz anti-migranti in Turchia

La Grecia è al collasso. Si riapre la rotta balcanica. Berlino incrementa i controlli ai confini e tratta con Erdogan

La Merkel ora ha paura: ​blitz anti-migranti in Turchia

La Germania ora ha paura. Teme che le rotte possano tornare a impensierire l'Europa del Nord e non più, o non solo, l'Italia e la Spagna. Il patto per chiudere le frontiere turche stipulato nel 2016 con Recep Tayyip Erdogan ormai scricchiola e i continui sbarchi di immigrati sulle isole dell'Egeo fanno pensare ad una nuova ondata migratoria sulla rotta balcanica. Con destinazione Berlino.

Il ministro dell'Interno tedesco è in missione in Turchia per convincere il presidente turco a mantenere gli impegni presi con l'Ue. L'obiettivo è "discutere la situazione in Grecia e la cooperazione nella gestione delle migrazioni con la Turchia". Erdogan infatti minaccia di riaprire le maglie dei confini allo scopo di ottenere nuovi impegni economici da parte di Bruxelles o almeno di incassare tutti quelli promessi (fino ad ora sono stati erogati solo 2,4 miliardi). I sei miliardi di euro assicurati entro il 2022 potrebbero quindi aumentare ed è questo che il commissario agli Affari interni Ue, Dimitris Avramopoulos, e il ministri tedesco, Horst Seehofer, cercheranno di contrattare in queste ore.

Se non si dovesse trovare un accordo, la Grecia rischia di esplodere. Si stima che il Paese ospiti 80mila tra migranti economici e rifugiati arrivati via mare dal 2015 ad oggi. Gli sbarchi sono tornati ad aumentare negli ultimi mesi, con le isole dell'Egeo ormai allo stremo. I campi di Lesbos, Chios, Kos, Samos e Leros sono sovraffollati e l'incendio dei giorni scorsi nell'hotspot di Moria ne è l'esempio. Le rivolte dei migranti sono all'ordine del giorno, Atene fatica a tenere le redini di un sistema che non è più in grado di assorbile la presenza di così tante persone. Le richieste di asilo da licenziare sono attualmente 67 mila ed è possibile gestirne soltanto 2.400 al mese: un migrante che sbarca oggi sarà chiamato per il primo colloquio solo nel febbraio del 2021. Nel frattempo è bloccato in Grecia.

Atene sta cercando di mettere in campo dei correttivi. Il piano del premier Kyriakos Mitsotakis prevede un maggiore pattugliamento lungo il confine turco e in mare, la creazione di nuove strutture "recintate" per chi non ha lo status di rifugiato e la ricollocazione di 40mila richiedenti asilo nella Grecia continentale o in "altre destinazioni" (forse in Ue). Senza contare la creazione di una lista di Paesi sicuri in modo da raggiungere i 10mila rimpatri entro il 2020 e la presentazione all'Ue di un piano per ridurre il numero di migranti che arrivano sulle coste comunitarie. La Commissione Ue "sostiene" questi sforzi, così come la Germania. Ma non per spirito di solidarietà.

Le isole egee sono infatti solo il primo approdo. Nessuno, o pochi, dei migranti intendono rimanere ad Atene. La maggior parte sogna un futuro in Europa, spesso in Germania. È per questo che l'incremento degli sbarchi in Grecia sono per Angela Merkel un campanello di allarme: chi arriva a Samos e Lesbo un giorno o l'altro prenderà la via della rotta balcanica per puntare verso Berlino. E a quel punto diventerà "il vero pericolo" per la Cancelliera.

Non è un caso se, per garantire "un migliore contrasto all'immigrazione secondaria", la Germania sta pensando di rafforzare i controlli ai confini: Seehofer ha ordinato alla polizia federale di "aumentare i controlli senza una causa o un sospetto specifico su tutte le frontiere interne". E non importa se l'intera Europa ha passato un anno a bacchettare l'Italia con la retorica dell'"orrore dei porti chiusi". Se a controllare le frontiere è Frau Merkel la questione ha tutto un altro sapore.

Ad Ankara invece il ministro tedesco chiederà a Erdogan quali sono i punti del patto che considera "non adempiuti", in quel caso potrebbe assicurare il versamento dei fondi ancora dovuti e poi comunicherà la disponibilità della Germania a fornire assistenza alla polizia di frontiera turca. Alla Grecia, invece, garantirà il suo aiuto "sulle procedura di asilo, oltre ad assistenza nella registrazione dei profughi e nella preparazione dei campi di accoglienza per l’inverno".

Non è detto che la missione di Seehofer e Avramopoulos porti ad un risultato.

Ma è quasi sicuro che, se questo avverrà, sarà probabilmente l'Europa intera ad essere chiamata a pagare l'ennesimo conto a Ankara. Perché se è Berlino a "contrastare l’immigrazione" va sostenuta. Non si tratta mica dell'Italia.

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