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Il ministro di Macron è indagato per stupro. Ma il governo lo difende

La procura di Parigi ha aperto un'inchiesta per stupro contro il ministro Gérald Darmanin. Le femministe chiedono le dimissioni, ma da palazzo Matignon esprimono "piena fiducia"

Il ministro di Macron è indagato per stupro. Ma il governo lo difende

Un piccolo caso Weinstein in salsa parigina imbarazza l’Eliseo. Sabato scorso la Procura di Parigi ha riaperto un’inchiesta sui presunti abusi sessuali commessi nel 2009 dal trentacinquenne ministro per i Conti Pubblici francese, Gérald Darmanin.

Protagonista della vicenda è una ex escort, simpatizzante dell’Ump. All’epoca dei fatti Olga Patterson, oggi quarantaseienne, aveva da poco cambiato nome in Sophie Spatz, dopo aver sposato un finanziere parigino. Per cancellare ogni traccia del suo passato e cercare di annullare una condanna in appello per minacce contro il suo primo compagno, la donna aveva chiesto aiuto ad alcuni rappresentanti del partito di centrodestra. Darmanin, che allora aveva 25 anni e ricopriva la carica di consigliere municipale, le promise di impegnarsi a fare pressioni sul ministro della Giustizia, Michéle Aliot Marie, perché il suo caso venisse riaperto.

Dopo un primo incontro con la donna il giovane consigliere, secondo la ricostruzione del corrispondente a Parigi del Corriere della Sera, insistette per affrontare nuovamente la questione in un ristorante della capitale francese. È qui che, secondo le dichiarazioni rese dalla Spatz al quotidiano francese Le Monde, l’attuale ministro fa capire esplicitamente alla donna che non avrebbe fatto niente per niente. Nel corso della serata le avances di Darmanin si fanno sempre più pressanti, nonostante la signora si fosse mostrata da subito turbata. Alla fine, in una camera d’albergo i due consumano un rapporto sessuale. Per la Spatz, però, si trattò di uno stupro. La donna assicura, infatti, di non essere stata consenziente ma di aver ceduto al “ricatto” di Darmanin. La prima denuncia viene presentata a metà del 2017, ma il fascicolo fu subito archiviato per “assenza totale di infrazione”. A metà gennaio, però, è stata presentata una nuova lettera di accuse per “molestie, abuso di incapace e stupro".

Per gli avvocati del ministro, si tratta di un “rozzo tentativo di danneggiare” la reputazione dell’astro nascente del governo Macron, tra i fedelissimi del presidente. I legali di Darmanin hanno fatto sapere che ricorreranno per calunnia contro la Spatz. I rappresentanti dell’esecutivo francese, intanto, fanno quadrato attorno al giovane ministro. “Piena fiducia” è stata espressa poche ore dopo la riapertura dell’inchiesta dal premier, Edouard Philippe, mentre domenica è stato il ministro della Giustizia, Nicole Belloubet, a respingere l’ipotesi delle dimissioni. Anche il ministro dell’Agricoltura, Stéphane Travert, ha chiarito che Darmanin deve rimanere al suo posto nel rispetto del principio della “presunzione di innocenza, che si applica a tutti i cittadini”.

Ma la vicenda ha sollevato non poche polemiche. A chiedere un passo indietro da parte di Darmanin, in una petizione indirizzata a palazzo Matignon, sono quattro femministe, Madeline Da Silva, Elliot Lepers, Clara Gonzales e Marie Cervetti. “Come può il governo fare della lotta alle violenze la priorità del suo quinquennato se uno dei suoi ministri è accusato di stupro?”, incalzano le attiviste per i diritti delle donne. Dalle file dell’opposizione soltanto l’ex ministro socialista, Laurence Rossignol, è intervenuta sulla questione, chiedendo “rispetto della presunzione di innocenza”, ma anche “delle parole dell'accusa”. Da parte sua, il ministro ha parlato di "processo mediatico" bollando come “false” le dichiarazioni della Spatz. Pur ammettendo, in un’intervista con l’emittente France Info, “di non essere stato fine" a volte nelle sue relazioni con le donne e di "aver mandato dei messaggi un po’ pesanti".

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