Addio a Filippo, ineguagliabile "gaffeur" d'Oltremanica

Filippo di Edimburgo, fu principe di Grecia e Danimarca, marito adorato della regina Elisabetta II, è morto a 99 anni. Gaffeur eccezionale, passerà alla storia per la sua schiettezza distruttiva.

Addio a Filippo, ineguagliabile "gaffeur" d'Oltremanica

Filippo di Edimburgo, principe di Grecia e Danimarca è morto. Alla veneranda età di 99 anni, appena due mesi prima di compiere un secolo tondo di vita. Consorte di Elisabetta II, regina del Regno Unito di Gran Bretagna, dell'Irlanda del Nord e dei reami del Commonwealth, passerà alla storia, oltre per essere stato unico e adorato amore della reggente più longeva della terra, come un gaffeur ineguagliabile.

Nato a Corfù e discendente diretto del primo lord del Mare Luigi di Battenberg, rinunziò ai suoi titoli germanici adottando il cognome Mountbatten. Nel 1939, stesso anno in cui conobbe la giovane Elisabetta impegnata in una visita a Dartmouth, si arruolò nella Reale marina britannica, dove raggiunse il grado di capitano di fregata negli anni '50, senza tuttavia mai prendere parte a battaglia navali fondamentali durante il secondo conflitto mondiale. Alto, snello, biondo e amabile nel suo blazer da marinaio, intrattenne così efficacemente l'allora giovanissima e futura reggente del Regno, che all'incontrò seguì un languido rapporto epistolare, poi culminato nel fidanzamento ufficiale nel 1946, e, rinunciato ai titoli di Principe di Grecia e Danimarca, nel matrimonio con la principessa.

Da principio dovette accontentarsi del semplice titolo di lord, assumendo poi il titolo di Duca di Edimburgo. Simbolo di quella piccola isola distante e coriacea, appassionato giocatore di polo e abile yachtman, financo Lord grand'ammiraglio dal 2011, l'elegante Filippo è sempre apparso come taciturno soprammobile a corte, mentre all'estero si è puntualmente scatenato con gaffe memorabili che in queste ore stanno rimbalzando sul web; dove in molti stanno scoprendo, forse troppo tardi, e tramandando un esempio da non seguire mai in società - a meno che non si dorma nello stesso letto della "padrona" di Buckingham Palace.

Astuto diplomatico, il bel Filippo ha sempre omaggiato i suoi interlocutori con perle di schiettezza potenti come cannonate, che nei lunghi anni passati a zonzo per i cinque continenti hanno penetrato, abbattuto, affondato, qualsiasi etichetta devota al "politicamente corretto”.

Lord Mountbatten non si è mai risparmiato e non ha mai risparmiato nessuno. Dai bambini appena conosciuti, come il tredicenne Andrew Adams, il cui desiderio di andare nello spazio venne infranto dalle considerazione nutrizionistiche di Filippo: “Sei un po' grasso per essere un astronauta, dovresti perdere peso"; al presidente della Nigeria, che accogliendolo nei costumi tipici del suo Paese si sentì chiedere se fosse "in pigiama". Olimpionica fu la gaffe rivolta alla sua secondogenita, Anna, atleta equestre che gareggiò per il regno nel '76: “Se una cosa non scureggia o non mangia il fieno, a lei non piace”, disse ai giornalisti, riscuotendo sicuramente il plauso del settimanale "Cavalli e Segugi". Esperto cinefilo, non particolarmente pratico con la moderna tecnologia tuttavia, una volta pare abbia chiesto all'attrice premio oscar Cate Blanchett: “Lavori nel cinema? Bene, mi aggiusti il lettore dvd?”. E ce ne sarebbero tante altre già iscritte nella leggenda, compresa quella rivolta ai teneri koala delle terre britanniche d'oltremare: per lui "piccoli mostriciattoli che portano solo malattie".

Fregiatosi più volte d'essere davvero l'unico al mondo a poter dire "Stai zitta" a sua altezza reale (decisamente un trauma inconsolabile per la Michela Murgia, che tra l'altro ne avrà odiato le numerose uniformi medagliate e sfoggiate), tre anni fa si era ritirato a vita privata date le brillanti prestazioni che aveva concesso al mondo durante il lungo servizio. Il più lungo che si ricordi. Come ultimo impegno ufficiale passò in rivista una parata dei Royal Marines, unità d'élite della Marina. Secondo le statistiche consultate dagli esperti, nei suoi sessantacinque anni di carriera ha presenziato a "22.219 impegni in solitario, a 637 visite ufficiali e ha pronunciato 5.500 discorsi". Discorsi che però non varranno mai uno dei cavalli di battaglia che lo resero famoso nel mondo; e che al principio della grande pandemia che oramai ci perseguita da oltre un anno - proprio quando tutti quanti si scervellavano se al wet market di Whuan fosse stato un pangolino o un pipistrello il pasto prelibato ad aver reso possibile lo spillover teorizzato da David Quammen - tornò di grande attualità: "Se ha quattro gambe e non è una sedia, se ha ali e non è un aeroplano, o nuota e non è un sottomarino, i cinesi lo mangiano". Questo capolavoro di diplomazia, che in confronto la sedia privata da Erdogan a Ursula von der Leyen è cosa da poco, venne pronunciato durante un discorso all'attenzione del WWF, era un distante 1986.

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