Nel governo francese un rimpasto all'italiana

Il premier Valls ottiene da Hollande la testa dei ministri anti-rigore

Nel governo francese un rimpasto all'italiana

Parigi - Dimissioni lampo e una strategia: isolare l'ala sinistra del Partito socialista (fatto), ottenere un attestato pubblico di fiducia da parte di François Hollande (in arrivo) e provare a raddrizzare la Francia e i sondaggi su se stesso. Eccolo Manuel Valls, reincaricato dal presidente della Repubblica di formare un nuovo governo che il premier annuncerà oggi.

L'ex ministro dell'Interno ha perso 15 punti in due mesi. Secondo Frédéric Dabi, direttore generale aggiunto dell'Istituto demoscopico Ifop, un calo dovuto ai pessimi risultati economici, con il Pil francese rimasto invariato rispetto al trimestre precedente, smentendo chi aveva stimato una crescita dello 0,1%. Proprio sul dossier economico si è consumata la frattura del governo. Non è riuscito il mélange tra anime diverse nel Partito socialista, in cui Valls è ancora minoranza. Era prevedibile. Ciò che nessuno si aspettava, Hollande in primis, è che Matignon fosse improvvisamente contagiata dalla sindrome italiana del rimpasto, con un nuovo governo che terrà conto di equilibri e affinità personali del capo, anche a scapito delle competenze.

Il premier si è dimesso con un messaggio chiaro all'Eliseo: o lui, o me, avrebbe detto Valls a Hollande. «Lui» è Arnaud Montebourg, ministro dell'Economia rappresentante di quell'ala sinistra e movimentista. Oppositore al rigore tedesco e portavoce di quel 18% di militanti socialisti che gli avevano dato fiducia all'ultimo congresso. Nel weekend Montebourg ha posto la pietra tombale sul suo incarico, accusando il premier di essersi piegato ai dettami della destra di Berlino. Ieri ha ufficializzato che si riprende la sua «libertà», lasciando l'Economia e annunciando che la sua battaglia continuerà. Opposizione nel partito, dunque, ora anche a rischio scissione. «Bisogna far passare in secondo piano la riduzione dogmatica del deficit che ci ha portato all'austerità e alla disoccupazione», aveva detto nel fine settimana Montebourg. Valls non ha discusso. Non si esposto a umilianti batti e ribatti come il predecessore Ayrault. Si è dimesso chiedendo a Hollande di scegliere. E ha ottenuto mani libere.

Fiducia, dunque, all'ala destra del Ps incarnata da Valls. Con la gauche-gauche orfana di rappresentanti e sempre più lontana anche dall'Eliseo, che ha chiesto a Valls di tentare almeno di ricucire i rapporti con i Verdi. Ad essere fatto fuori non solo Montebourg, ma altri quattro mastini delle politiche anti-rigore: figure che si sono espresse in modo esplicito contro la linea del premier, che tiene alle promesse fatte a Bruxelles, anche a costo di attuare tagli pesanti ai ministeri. Lascia la Cultura Aurelie Filippetti, che ha criticato le riduzioni al budget Cultura, esprimendo, per giunta a crisi in corso, sostegno a Montebourg e ufficializzando ieri che non farà parte della squadra.

Una sconfessione pubblica per Valls da pezzi importanti della gauche francese, che travalica le recenti riunioni in Rue Solferino, dove Valls non si era neppure presentato. Valls, diverso, decisionista, attua dunque un personale regolamento di conti con l'ala sinistra, che in quattro mesi lo ha tollerato e mai accettato.

Anche il ministro dell'Istruzione Benoit Hamon, esponente della corrente più a sinistra del Ps, si è detto «vicino» ai parlamentari critici con la linea del governo ed esce dall'orbita del nuova squadra governo. E ieri da Bercy Montebourg si è espresso in questi termini: «Le assurde politiche di austerità portate avanti nei Paesi dell'Unione europea sono la causa del prolungamento della crisi e delle sofferenze inutili della popolazione che non ne è responsabile». Altro «licenziamento» anticipato quello della Guardasigilli, Christiane Taubira, figura forte della gauche i cui rapporti con Valls sono sempre stati problematici. La sua sostituzione, se non oggi, è attesa per ottobre. Dopo l'approvazione della riforma della Giustizia.

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