Pennsylvania, via alle indagini. Ecco cosa può succedere ora

Contemporaneamente alla causa legale promossa da Trump, il dipartimento di Giustizia ha autorizzato indagini circa le accuse di irregolarità negli scrutini

Pennsylvania, via alle indagini. Ecco cosa può succedere ora

L'offensiva di Donald Trump contro le presunte irregolarità verificatesi nel corso dei conteggi delle schede elettorali entra nel vivo, con l'avvio della prima vera e propria battaglia legale del presidente contro autorità statali. La recente iniziativa giudiziaria si accompagna con le accuse di frodi avanzate ufficialmente dalla portavoce della Casa Bianca e con la decisione del dipartimento di Giustizia di autorizzare indagini nel Paese sempre in merito a presunti brogli elettorali. Il magnate newyorchese ha finora evitato di riconoscere il rivale Joe Biden come vincitore delle elezioni, rimarcando che le procedure di spoglio sono ancora in corso e che va assolutamente prima accertata la regolarità di ogni scrutinio.

In merito all'offensiva di Trump contro i rappresentanti governativi dei singoli Stati, la stessa si è ultimamente concretizzata in una causa legale contro le autorità della Pennsylvania. La campagna del presidente uscente ha appunto citato in giudizio Kathy Boockvar, segretario di Stato dell'entità federata citata, con l'accusa per cui il sistema di conteggio dei voti arrivati per posta sarebbe stato meno rigoroso di quello dei voti in persona. Tale differenza manifestatasi nel corso dello scrutinio sarebbe, a detta dello staff del miliardario, una "violazione costituzionale". Le istituzioni della Pennsylvania si erano di recente affrettate a proclamare Joe Biden vincitore nello Stato quando il candidato democratico era in vantaggio su Trump di circa 45 mila voti, pur essendo però il conteggio delle schede non ancora concluso.

A rafforzare la tesi per cui le consultazioni presidenziali sarebbero state macchiate da irregolarità ci ha quindi appena pensato la portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany, nel corso di una conferenza stampa. Nel dettaglio, la funzionaria vicina a Trump ha tuonato: "Queste elezioni sono ben lontane dall'essere finite, e, al contrario dei nostri avversari, noi non abbiamo niente da nascondere". La stessa ha inoltre rilanciato i sospetti per cui le votazioni non sarebbero state trasparenti, senza però fornire al momento prove a sostegno della rispettiva affermazione.

L'offensiva dell'amministrazione repubblicana contro un esito elettorale apparentemente segnato da irregolarità nei conteggi delle schede e da anomalie informatiche, tutte risoltesi puntualmente a vantaggio di Biden, si è poi sostanziata nell'intervento diretto del dipartimento di Giustizia. Il responsabile di tale dicastero, William Barr, ha appunto autorizzato i suoi ispettori a indagare su ogni tipo di "accuse rilevanti di frode elettorale". Gli accertamenti, ha affermato in queste ore Barr, potranno essere avviati "se ci sono accuse di irregolarità chiare e apparentemente credibili. Irregolarità che, se riscontrate realmente, potrebbero potenzialmente impattare sul risultato elettorale di un singolo stato".

Trump e i suoi fedelissimi puntano di conseguenza a fare piena luce su quanto avvenuto nei seggi elettorali disseminati per il Paese, intimando contestualmente ai dipendenti dell'amministrazione federale di continuare a mostrare fedeltà al presidente in carica fino a quando l'esito delle votazioni non sarà certificato in maniera definitiva e trasparente. A simboleggiare l'intenzione della Casa Bianca di richiamare all'ordine funzionari pubblici inclini ad abbandonare il magnate, a scrutinio non ancora terminato, per gettarsi già fra le braccia di Biden sarebbe un audio intercettato nel corso di una riunione intercorsa tra i vertici dell'agenzia governativa Usaid e lo staff della stessa.

Nella presunta registrazione, i dirigenti dell'ente federale avrebbero appunto intimato ai dipendenti di continuare a lavorare al servizio dell'amministrazione Trump, ancora formalmente in carica: "Dovete giocare fino al fischio finale che ancora non è arrivato. Le elezioni sono ancora in corso e il Collegio elettorale non ha ancora votato. Non c'è alcuna transizione in corso". I dipendenti intenzionati a mollare il magnate credendolo già sconfitto sarebbero stati quindi minacciati di vere e proprie ritorsioni: "Attenzione, perchè Washington alla fine è davvero una piccola città...".