Il presidente filippino Duterte ammette: "Ero un po' gay, poi sono guarito"

La comunità Lgbt filippina ha subito condannato con forza le dichiarazioni rilasciate da Duterte durante il recente comizio a Tokyo

Il presidente filippino Duterte ammette: "Ero un po' gay, poi sono guarito"

Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine dal 2016, ha ultimamente ammesso il proprio passato gay.

In un recente comizio tenuto davanti alla comunità filippina di Tokyo, il settantaquattrenne leader di Manila, autore in passato di numerose esternazioni misogine e di intimidazioni contro la libera stampa, ha infatti confessato di avere sperimentato uno “sconvolgimento interiore” nel periodo in cui è stato sposato con l’ex hostess Elizabeth Zimmerman, con la quale Duterte ha avuto tre figli. Proprio nel corso di tale matrimonio, annullato poi nel 2000, il presidente del Paese asiatico avrebbe maturato la consapevolezza di essere “un po’ gay”.

L’attrazione di Duterte per gli uomini sarebbe però scomparsa, a suo dire, nel momento in cui egli ha conosciuto la sua attuale fidanzata, Honeylet Avancena, più giovane di lui di 25 anni e con la quale convive more uxorio. Nel recente discorso di Tokyo, il Capo dello Stato filippino ha appunto attribuito all’incontro con tale donna la sua “guarigione” dall’omosessualità: “Sono tornato uomo! Quindi, le belle donne mi hanno curato”. Egli ha poi sottolineato il fatto che, stando a contatto con la giovane Avancena, sarebbe non solo tornato a nutrire interesse per il genere femminile, ma avrebbe contestualmente sviluppato un sentimento di “odio” verso gli uomini di bell’aspetto.

Duterte ha fornito tale rivelazione sul suo passato mentre era intento ad attaccare con toni aspri il senatore di opposizione Antonio Trillanes, ex candidato alla vice-presidenza delle Filippine nelle elezioni del 2016. Il leader del Paese asiatico aveva infatti aperto il suo comizio a Tokyo proprio rivolgendo parole di fuoco al suo oppositore ed etichettandolo come “omosessuale”. In passato, il Capo dello Stato in questione aveva utilizzato tale epiteto come un insulto indirizzato a diversi politici e istituzioni colpevoli di osteggiarlo. Bollati da Duterte come “omosessuali” erano stati finora soprattutto i guerriglieri comunisti filippini anti-governativi, l’ex ambasciatore Usa a Manila Philip Goldberg e persino i vescovi cattolici locali.

Le dichiarazioni rilasciate dal leader nazionalista nel recente comizio di Tokyo sono state subito commentate con indignazione da Trillanes, principale bersaglio degli insulti lanciati ultimamente dal presidente del Paese asiatico. Contattato dal New York Times, l’esponente dell’opposizione, che ha più volte accusato il Capo dello Stato filippino di gravi violazioni dei diritti umani, ha tuonato: “Ammettendo il suo passato gay, comincio a essere sospettoso della reale natura di quella che sembra una vera e propria ossessione di Duterte nei miei confronti”. Il senatore dissidente ha poi insinuato: “È possibile che la sua proiezione di 'uomo forte' sia solo una facciata”.

Critiche a carico del leader di Manila, che si è paradossalmente dichiarato più volte favorevole all’introduzione di diritti specifici a vantaggio delle coppie omosessuali, sono state avanzate anche da diversi esponenti della comunità Lgbt della nazione asiatica. Ad esempio, Danton Remoto, rappresentante del partito politico filippino pro-gay Ladlad, ha biasimato Duterte per “aizzare la popolazione contro le minoranze”, mentre il regista Rhadem Camlian Morados ha affermato: “Le recenti parole del presidente rivelano una mentalità secondo cui l’omosessualità è una malattia da debellare, una mentalità assolutamente pericolosa e avvilente”.

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