"Risposta con strumenti mai visti". L'ultimo avvertimento di Putin

Il capo del Cremlino ha spiegato che ogni "interferenza" troverà una reazione "rapida e fulminea". Sale ancora la tensione dopo le ultime dichiarazione da parte russa, statunitense e britannica

"Risposta con strumenti mai visti". L'ultimo avvertimento di Putin

Una risposta rapida, "fuliminea", e con "strumenti che nessuno può vantare". Il presidente russo Vladimir Putin non usa mezzi termini per rispondere alle ultime dichiarazioni che giungono dal fronte anglo-americano, quelle con cui si è paventato non solo un ulteriore e più ampio sostengo alla causa ucraina ma anche la legittimità di attacchi sul suolo russo con armi occidentali utilizzate dalle forze di Kiev.

Il capo del Cremlino, parlando a San Pietroburgo, ha detto che "se qualcuno intende intervenire negli eventi in corso dall'esterno e creare minacce inaccettabili per noi, allora dovrebbe sapere che la nostra risposta a questi attacchi sarà rapida e fulminea". "Noi abbiamo tutti gli strumenti per questo, strumenti che nessuno può vantare e noi non ci vanteremo: li useremo se necessario e voglio che tutti lo sappiano", ha continuato Putin senza specificare di cosa stesse parlando. Con la promessa che la Russia "resisterà a ogni tentativo di isolarla" e che saranno raggiunti tutti gli obiettivi di quella che viene definita come "operazione militare speciale".

La reazione del Cremlino arriva dopo una nuova e pericolosa escalation diplomatica tra le ali più intransigenti della Nato e la Federazione Russa. Washington e Londra, che in questa fase hanno manifestato il desiderio di serrare i ranghi dell'Alleanza mostrando di non avere alcuna intenzione di cedere alle richieste russe, hanno modificato la narrazione utilizzata all'inizio del conflitto. I piani diplomatici per raggiungere un accordo hanno lasciato il campo a una visione molto più incisiva dell'impegno atlantico e dei singoli Paesi membri, al punto che proprio in questi giorni, dopo forti pressioni da parte Usa, anche la Germania ha deciso di inviare carri armati alle forze di Kiev. Un'indecisione che ha segnato i rapporti tra Berlino e il resto dell'Alleanza, dal momento che proprio la Germania ha più volte mostrato di non avere interesse a esacerbare le relazioni con la Russia col rischio che si ripercuotano sull'economia tedesca.

Ma se il pressing diplomatico per l'invio di armi è forte, è interessante anche il cambiamento della definizione e della narrativa su questo tipo di armi, che ora sembrano avere già ampiamente superato quell'iniziale linea rossa sull'impiego puramente difensivo da parte delle truppe di Kiev. A farlo capire in modo molto chiaro è stato il viceministro della Difesa britannica, James Heappey. Il rappresentante del governo di Boris Johnson, in un'intervista alla Bbc, si è espresso sulle armi inviate a Kiev in questi termini: "La domanda è, è accettabile che le nostre armi vengano usate dagli ucraini contro legittimi obiettivi militari russi? In primo luogo, sono gli ucraini a prendere la decisione sul bersaglio, non le persone che producono o esportano le armi. E in secondo luogo, è del tutto legittimo perseguire obiettivi per interrompere loro logistica degli avversari e le linee di rifornimento. Questo fa parte della guerra". Una risposta diplomatica che però rivela come oggi non sia più così netto i confine tra armi per uso difensivo e armi per uso offensivo come invece si tendeva a ribadire in molto più chiaro agli inizi dell'invasione da parte di Mosca.

A tal proposito, interessante è anche il cambiamento di toni da parte di Washington. Il capo del Pentagono, il generale Lloyd Austin, secondo quanto riferito da alcune fonti del Washington Post, avrebbe detto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky che l'intenzione dell'amministrazione statunitense è quella di "vedere la Russia indebolita al punto che non possa più fare le cose che ha fatto invadendo l'Ucraina". Il generale Mark Milley, capo degli Stati Maggiori riuniti, durante un vertice a porte chiuse a Ramstein, in Germania, ha detto che "il risultato di questa battaglia, oggi dipende dalle persone in questa stanza". Due idee che se unite indicano non solo che gli Stati Uniti hanno ormai assunto in modo pieno non solo l'imepgno di sostenere l'Ucraina nella guerra in modo sempre più diretto, ma anche di "decidere" le sorti del conflitto insieme agli alleati riuniti nella base tedesca di Ramstein. Una scelta politica precisa che introduce anche alcuni punti interrogativi sul ruolo della diplomazia Onu e delle singole cancellerie.

Nelle ore precedenti, avevano fatto scalpore invece da parte russa le parole del ministro degli Esteri Sergei Lavrov, il quale ha ribadito che non vanno sottovalutati i rischi di una guerra atomica. Uno scenario che, ha tenuto a precisare il potente capo della diplomazia russa, per Mosca è attualmente "inammissibile". "Questa è la nostra posizione di principio, ci muoviamo da essa. E non mi piacerebbe molto ora -quando i rischi sono davvero molto, molto significativi- non mi piacerebbe molto che questi rischi fossero artificialmente gonfiati, e sono in tanti a volerlo. Il pericolo è grave, è reale, non può essere sottovalutato", ha sentenziato Lavrov.

L'inquietante sdoganamento da parte delle autorità russe del concetto di utilizzo dell'arma nucleare, sia essa strategica o tattica, è un tema che da tempo viene dibattuto nei circuiti internazionali, nei think tank e in sede diplomatica. E in tanti si domando se Putin, una volta giunto in prossimità di una sconfitta, non possa decidere di utilizzare l'arsenale nucleare tattico o per imprimere una svolta decisiva alla guerra o per lanciare un ultimo e definitivo avvertimento all'Occidente. Impossibile prevedere le mosse del Cremlino né cosa potrebbe scattare eventualmente nelle forze armate russe qualora fosse impartito l'ordine per un attacco nucleare.

Tuttavia, questo fantasma non è mai stato del tutto estirpato dall'inizio di questa guerra. Motivo per cui le parole di Putin su una reazione punitiva "fulminea" e con "strumenti mai visti" lancia un ennesimo segnale d'allarme su cui si interrogano le agenzie di intelligence e la cancellerie del mondo.

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