Saman, parla l'ambasciatore Jauhar Saleem

L'ambasciatore Jauhar Saleem: "Le mie parole? Fraintese". L'intervista su islam, matrimoni forzati e comunità pakistana in Italia

Saman, parla l'ambasciatore Jauhar Saleem

Sua eccellenza, ambasciatore Jauhar Saleem, le Sue parole sul caso Saman hanno creato parecchio scalpore. Cosa intendeva dire realmente?

Mi spiace che una delle mie dichiarazioni fatte durante la trasmissione televisiva Porta a Porta sia stata fraintesa e decontestualizzata. Ricorderete che avevo espresso profondo dolore e angoscia per il tragico caso di Saman Abbas per il quale l’indagine in corso lascia presupporre un crimine terribile. Dato che pochi minuti prima si era discusso della morte di una ragazza per la somministrazione del vaccino anti-Covid, ho fatto riferimento a quell’episodio come esempio per dire che, anche se si è trattato di uno spiacevole e raro incidente, esso non dovrebbe portare alla generalizzazione secondo la quale quel particolare vaccino uccide le persone. Allo stesso modo, non dovremmo dare una connotazione negativa ad un'intera comunità per un crimine commesso da uno o due individui. Era chiaro che non stavo paragonando le due morti.

In Pakistan, come in Italia, i matrimoni forzati sono fuori legge. Rimangono però quelli combinati e non è sempre facile comprendere dove finiscano i primi e dove inizino i secondi. Come si comporta lo Stato pakistano di fronte a questi tipi di unioni?

I matrimoni forzati sono illegali in Pakistan come in Italia. Per quanto riguarda invece i matrimoni combinati, in cui le famiglie possono suggerire un possibile coniuge al figlio o alla figlia, è la donna ad avere l’ultima parola senza alcun elemento di coercizione. Nella stessa cerimonia di matrimonio , al cospetto di centinaia di persone, alla sposa viene chiesto, per ben tre volte, se intende sposarsi. In Pakistan, le leggi così come le norme sociali e culturali, proibiscono severamente i matrimoni forzati. Se, nonostante tutto, una cosa del genere avviene, si tratta di un crimine e come tale viene trattato.

Secondo i dati raccolti nel 2020 da Terre des hommes, sono state oltre mille le vittime causate dai cosiddetti delitti d'onore (reati che il suo paese punisce per leggere). Questi numeri, però, sono ancora molto alti, seppur in calo rispetto al passato. Cosa deve cambiare nella società pakistana affinché siano prossimi allo zero?

Le cifre citate sono decisamente esagerate. I numeri reali sono molto più bassi, meno della metà su un paese di 220 milioni di persone, e mostrano che il trend sta chiaramente decrescendo. Per esempio, dal 2013 i numeri sono quasi dimezzati. Sfortunatamente, i cosiddetti delitti d’onore avvengono ancora oggi in diverse società in un modo o nell’altro. È possibile osservare una diminuzione dei casi laddove i paesi progrediscono economicamente ed accrescono il proprio tasso di alfabetizzazione. L’Italia e molti altri Paesi Europei ne sono un chiaro esempio. In Pakistan abbiamo adottato una strategia su più fronti per contrastare questo fenomeno. Promuovere la scolarizzazione, la consapevolezza e rafforzare il sistema legale contro questi crimini- come ha fatto anche l’Italia- e i numeri stanno calando. È perciò una sfida comune a tutti i Paesi.

Molto probabilmente, i genitori di Saman sono fuggiti in Pakistan. Il Suo Stato sarebbe pronto ad estradarli? L’Italia si può aspettare una collaborazione da parte del Pakistan?

Senza dubbio il Pakistan coopererà con le autorità italiane per le indagini su questo caso. Vogliamo che la verità venga fuori e ci auguriamo che sia fatta giustizia. Se la giovane Saman è stata vittima di una folle trama, come gli eventi suggeriscono, gli autori del crimine devono essere consegnati alla giustizia. Non appena ci arriverà una richiesta ufficiale delle Autorità Italiane competenti, agiremo immediatamente. Se sarà necessaria un'estradizione e il Governo Italiano ne farà richiesta, daremo certamente una risposta rapida e positiva.

C'è chi sostiene che dietro la fine di Saman ci siano fattori culturali. Altri ritengono che ci siano motivazioni religiose. Per altri invece si tratta solamente della follia umana. Lei cosa crede?

Non si possono spiegare o giustificare efferati crimini contro le donne attraverso fattori culturali. Sfortunatamente in tutte le società e in tutti i paesi possiamo trovare autori di crimini contro le donne, incluso il femminicidio. In realtà definirei tutti i crimini che riguardano la violenza contro le donne come la peggiore delle follie, uno svilimento dell'umanità.

A un certo punto, è comparso persino il video di un presunto funerale senza salma per Saman. In realtà si trattava di una celebrazione per commemorare la morte dell'imam Ali. Com'è stato possibile un errore simile?

Non ritengo che alcun video come quello postato abbia rilevanza su questo caso. Purtoppo, la triste realtà è che ci sono tentativi di screditare intere comunità o culture. Per molto tempo, il singolo atto di terrorismo da parte di qualsiasi musulmano veniva deliberatamente descritto come il riflesso di una civiltà non integrata nella contemporaneità, mentre atti simili da parte di non musulmani venivano semplicemente definiti come "un atto individuale di una mente disturbata", anche quando persino decine di persone erano state uccise da quella persona. Oppure veniva definito come uno scatto d’ira o una violenza con armi da fuoco. Solo gradualmente si è iniziato ad accettare che tali crimini, compiuti da qualunque comunità, rappresentano un atto terroristico.

Lei è in Italia da più di un anno. Come ha trovato la comunità pakistana nel nostro Paese? Crede si stia integrando bene o che ci siano ancora dei passi in avanti da fare?

Questo è un punto molto rilevante. Penso che quella pakistana in Italia sia una comunità di lavoratori, rispettosi della legge e che stia contribuendo attivamente all'economia di quella che è diventata la loro nuova casa. Credo che i miei concittadini pakistani si stiano integrando bene nel complesso, anche se ovviamente non è un percorso privo di sfide. Non ho dubbi che la nostra comunità riuscirà ad integrarsi in questa società con lo stesso successo con cui gli italiani si integrarono negli Usa a fine Ottocento, ma durante il percorso potrebbero esserci delle sfide. Possiamo facilitare molto l'integrazione facendo dei passi per promuovere l’intesa e l’armonia reciproca piuttosto che creare una percezione sbagliata generalizzando e creando stereotipi. L'istruzione, la conciliazione e avere una mente aperta sono la chiave per promuovere l'armonia e l'integrazione